Home » Cambiare Democrazia

KLEIN: E SE DECIDESSE LA GENTE?

ottobre 2010 by:
pericle

Folgorato sulla via di Atene dal sorteggio.

Joe Klein, una delle firme importanti della stampa americana, sembra galvanizzato dalla realizzazione, stranamente improvvisa, che “forse è il momento della democrazia deliberativa” (=non rappresentativa, non parlamentare, non appaltata ai politici col voto). Riportiamo largamente il suo intervento, su TIME del 13 settembre 2010, titolo (abbreviato) ‘What if we let people make decisions?”. Non è se non in parte la nostra idea di perché occorrerà a tutti i costi ‘cambiare democrazia’; però Joe Klein ha milioni di lettori. Una sola avvertenza: nel 1992, quando negli Stati Uniti divampò come un fuoco di paglia, a causa di Ross Perot, il dibattito sulla fine della delega elettorale, TIME ed altri grandi giornali, pur ammettendo che il futuro era della democrazia non delegata, considerarono ciò una sventura. Quando, col sorteggio, ridurremo all’1% la cittadinanza attiva (=sovrana), TIME e i suoi fratelli si ricrederanno. In qualche misura hanno già cominciato.

Se mi chiedete qual è stato l’atto presidenziale più deludente di Barack Obama, rispondo: sul problema dell’immenso disavanzo federale ha insediato una commissione d’alto livello. Che tedio, che cosa inutile! Quando manca la volontà politica, si nomina una commissione d’alto livello. La quale non decide nulla o quasi.

Se invece esistesse un meccanismo magico capace di cambiare a fondo il processo decisionale della democrazia, rendendolo credibile ed operante? Gli Ateniesi antichi avevano il meccanismo: il kleroterion, una specie di selettore delle palle del bingo. Ogni giorno alcune centinaia di cittadini (liberi e maschi, naturalmente) venivano scelti a sorte (randomly) e delegati a decidere per conto della Polis.

Si dirà, oggi la cosa sarebbe impossibile. E invece in Cina il distretto costiero di Zeguo (120 mila abitanti) pratica già il kleroterion sotto la regia di James Fishkin, professore a Stanford. Ogni anno 175 persone sono selezionate con criteri scientifici per rappresentare la popolazione intera. Ripetutamente sondate e documentate sulle questioni da decidere, approfondiscono intensamente discutendo in gruppi ristretti, affiancate da esperti di tendenze contrapposte. Alla fine del terzo giorno le priorità emerse vengono recepite ed attuate dalle autorità.

Il processo funziona brillantemente da 5 anni, nonostante i cittadini partecipanti non siano molto qualificati (contadini per il 60%). Il governo di Pechino è in procinto di allargare il meccanismo ad altri distretti.

Il professor Fishkin, 62 anni, conduce esperimenti di ‘democrazia deliberativa’ in vari continenti e paesi, da un ventennio. Ha raggiunto la certezza che la gente sa decidere a ragion veduta. Nel Texas ha gestito un processo di democrazia deliberativa dal 1996 al 2007. Uno dei risultati: quello Stato era ultimo nel campo dell’eolico, ora è il primo. Gli utenti disposti a pagare di più per avere energia dal vento sono passati dal 54 all’84 per cento.

Per come stanno le cose, forse è arrivato il momento della democrazia deliberativa. Quando viene messa di fronte a scelte vere e a conseguenze reali, la gente decide bene. Allora perché Obama non trasforma la sua commissione blue ribbon in un esercizio di democrazia deliberativa? I diciotto commissari stendano un rapporto per 500 Americani random scelti col metodo Fishkin. I 500 indaghino, riflettano, discutano a fondo. Io scommetto che questo kleroterion, trasmesso dalle televisioni, produrrà risultati più chiari e più credibili di qualsiasi commissione di Obama.

La gente è stanca di sentirsi dire le cose dalle élites. Forse è tempo di fare il contrario.

Controprove da Emmott e Rusconi

Teniamo a precisare che i politici di carriera non sono le élites. Con poche eccezioni, sono i peggiori. Sommi chirurghi, intensi pensatori e dolci poeti, appena eletti, diventano complici dei Proci che banchettano nella reggia di Ulisse. Ciò premesso, prendiamo atto: Il britannico Emmott, a lungo direttore dell’Economist, e il professore Gian Enrico Rusconi, entrambi editorialisti della torinese La Stampa, hanno portato anch’essi, il 14 e 16 settembre, acqua al mulino dove si vuole ‘cambiare democrazia’, rottamando le urne elettorali e cancellando i politici professionali. Non hanno, è vero, menzionato il ritorno ad Atene (alternativa unica alla dittatura militare, a volerla fare finita coll’oligarchia ladra che ci opprime). Però meglio di Joe Klein hanno diagnosticato le sindromi che condannano senza speranza la classe dei politici: non solo indegni della delega elettorale, ma anche incapaci di esercitarla (incessanti ruberie a parte). Riferiamo nell’essenziale le considerazioni di Rusconi, suscitate dal precedente editoriale di Emmott. Premessa la “certezza che il frenetico discutere di sistemi elettorali non cambierà nulla”, Rusconi afferma:

Meno male che c’è ancora un Bill Emmott che prende sul serio la situazione italiana. Nessun sistema elettorale è infallibile, quello italiano è fallimentare. Assolutamente sbagliato sarebbe pensare di migliorarlo col maggioritario puro all’inglese. La proposta pratica di Emmott è una sorta di proporzionale dal basso, con scelta diretta dei candidati, senza la mediazione partitica.

Ma osserva:

Il presupposto è che esista una Buona Italia che attende solo il sistema elettorale adeguato per esprimersi. Mi sembra una simpatica ingenuità. Quello che manca è una classe dirigente nazionale come tale, non solo in politica, che si assuma l’onere di costruire il consenso (costituzionale) sulle grandi regole.

Trovo sano che, a differenza di molti analisti stranieri, Emmott non faccia di Berlusconi l’epitome dell’Italia. Ma sbaglia a vedere il berlusconismo soltanto in chiave di una ‘coalizione artificiale’ che sta implodendo. Il Cavaliere ha realizzato il ricambio di classe politica più radicale dal dopoguerra (…), ha tentato di cancellare l’idea stessa di coalizione partitica per creare un “popolo di elettori”, un nuovo demos che rivendica addirittura il diritto di modificare le grandi regole istituzionali. In questo ha interpretato pulsioni profonde di settori importanti della società civile. Ora li lascia disillusi, frustrati per la sproporzione delle aspettative rispetto alla modestia delle cose realizzate. Ma non è ancora chiaro come finirà.

Finirà male diciamo noi per quanti, ultimi Mohicani o ultimi fantaccini giapponesi della giungla, ancora credono di far bene a difendere l’assetto cleptocratico escogitato dai Costituenti del 1947. Il peggiore in assoluto: tutto il potere ai ladri. Il ‘nuovo demos’ anti-sistema evocato da Rusconi è molto più vasto e più disgustato di quello, piccolo borghese e tacitabile con poco, messo insieme dal Cavaliere. Nascesse un eversore di genio, trionferebbe.

A.M.C.