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MORBO DI METTERNICH, PATOLOGIA DEI POLITOLOGI

ottobre 2010 by:
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Sbotta Giovanni Sartori in un suo editoriale (Corriere 9.9.10): “Ma allora a che serve il sistema parlamentare?”. Appunto: di buono, quasi zero. Di pessimo, quasi tutto. Fu questo, non la Résistance, il merito imperituro dell’eversore Charles de Gaulle: aver tramortito a partire dal 1958 il parlamentarismo francese. La III Repubblica aveva avuto 69 governi e scandali senza numero. La Quarta mise 14 anni per suicidarsi. L’umiliazione del parlamento fu salvezza della Francia.

Da noi si è finalmente capito -per ora senza trarre le conseguenze- che abbiamo i politici più immorali dell’Occidente. Che compongono una ‘ndrangheta piuttosto che una casta. Che sono un tipo intermedio tra gli oligarchi (non sarebbero il peggio) e i narcos colombiani e sierraleonesi. Che in questo senso l’Italia è annoverabile tra i rogue States, le nazioni- canaglia.

Ebbene il prof.Sartori propina ancora la lezione grottesca: votando, il popolo delega il potere alle assemblee elettive le quali lo esercitano nell’interesse della nazione! Sartori sa che quanto meno dal 1789 americano il potere viene esercitato nell’interesse di chi se ne impadronisce, non del popolo. Perché finge di credere lecita la tradizionale mistificazione?
Argomenta lo stizzoso maitre à déraisonner: “Lo spettacolo della politica italiana è caotico e disperante. L’unico punto fermo che ci resta è la Costituzione”. La Costituzione, ornato copriletto che nasconde lenzuola luride! Viene in mente il 1936, quando fu proclamata la nuova Costituzione dell’Urss. Era, gorgheggiarono specialmente in Francia gli intellettuali di Stalin, la Carta più avanzata del mondo, intensissima di princìpi, garanzie, conquiste del popolo, elezioni dirette e segrete, libertà di pensiero e religione, idealità e molto di più. Peccato che furono gli anni del Grande Terrore: stermini e gulag. Le purghe raggiunsero il parossismo immediatamente dopo l’entrata in vigore del monumentale testo.

Il quale, peraltro, precisava: la dittatura è del proletariato, però la esercita il partito comunista impersonato da Stalin. Idem il regime codificato dai nostri costituenti: la sovranità è del popolo, però la esercita la partitocrazia (=l’assieme dei cleptocrati). Tangenti, usurpazioni, estorsioni quali la Troisième francese, la ‘Répubblique des voleurs’, non si sognò di conseguire. Il solo Quirinale costa quanto sussidiare 40.000 disoccupati della scuola. La sola Camera dei depu/imputati, quanto mantenerne 200 mila. E Sartori porge la Costituzione!

Il principe Clemens von Metternich-Winneburg visse la vita intera nell’apprensione del cambiamento. Detta all’inglese, a life-long hatred of political innovation. Il Sartori campa nella paura di uno specifico cambiamento (figura nell’occhiello dell’editoriale): la democrazia diretta. Non lo nasconde, e questa è un’attestazione in più che ‘il direttismo’ (così crede di esorcizzarlo o tenerlo lontano) è, dittatura militare a parte, l’unica alternativa a ciò che abbiamo. La ‘ndrangheta dei politici non farà mai riforme. Dovesse farne, sarebbero bieche. Se il morbo di Metternich è come una silicosi professionale dei politologi in cattedra, in Sartori è conclamato e aspro.

“Cominciamo -leggiamo sempre l’editoriale- da un dato incontestabile: le democrazie dei grandi Stati territoriali non possono essere dirette”. Segue la vecchia fandonia della democrazia rappresentativa, delizia del deputato La Trippa (Totò) nel film Gli onorevoli (1963). Infine, frase conclusiva: “Dicevo che l’unico punto fermo che ancora ci resta è la Costituzione e un sistema costituzionale. Che oggi è insidiato da un infantile populismo costituzionale e da un direttismo sconfitto da 2500 anni di esperienza. Sarebbe l’ultima sciagura”.

Si consoli, il paziente del morbo di Metternich, e consoli Solaro della Margarita (altro Clemente al fonte battesimale) avversario reazionario di Cavour. Se tanto insiste, il Nostro, che la democrazia diretta si addice solo ai contesti esigui (“Atene, le piccole democrazie del Medioevo, le democrazie cittadine di piccole comunità”), sappia che la democrazia diretta prossima ventura -è nelle cose- sarà selettiva, configurata a misura ateniese. P.es., non tutti gli italiani a fare sovranità, bensì 1 su 100, sorteggiatto documentato e servito dal computer per un breve turno da supercittadino.
Un giorno o l’altro, niente più delega ai cleptocrati un po’ narcos. Internet ha appena cominciato a rovesciare tavoli. Il più verrà.

Massimo Calderazzi