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Giornalismo pedagogico e voto condizionato

novembre 2010 by:
giornali

Una provocazione per migliorare la democrazia.

Non serve un’analisi dei dati Audipress per accorgersi della degenerazione dei media in Italia. Da che esiste in Italia l’informazione di massa, è stata una costante discesa verso ciò che interessa alla gente, rispetto a ciò che le servirebbe sapere. Casi morbosi di cronaca nera durano settimane se non mesi sulle tv e sui giornali, mentre le analisi, fatte nel modo più divulgativo possibile, su temi importanti ma pressoché ignoti (e che quindi a maggior ragione sarebbe vitale conoscere) si vedono poco o nulla. Sempre più media preferiscono dare spazio al gossip, al sensazionalismo e al patetismo, piuttosto che all’informazione. Perché interessarsi a ciò che succede nel mondo, ai dati dell’economia, ai procedimenti dell’Unione europea, alla cultura e all’arte, quando invece possiamo parlare di calciatori e veline?

La facile obiezione a questa filippica moralistica è che il pubblico ha diritto ad avere i propri gusti (di solito raccolti nella legge delle tre “s”: sesso, soldi, sangue), e in un mercato dei media libero, è giusto modificare l’offerta in base alla domanda. Se prescindiamo dal fatto che l’informazione non è esattamente un bene commerciale come una banana o un pannolino, l’obiezione è anche corretta. C’è però una situazione di fatto che rende il quadro gravissimo e in costante peggioramento. L’80% della popolazione italiana decide come votare in base alle informazioni che riceve dalla televisione. Se guardiamo allo stato dell’informazione televisiva c’è di che essere seriamente preoccupati.

Insomma, la gente gode del diritto di voto, ed ha anche il diritto di influenzare col proprio telecomando il tipo di informazioni che vuole ricevere, per poi votare in base a quelle. E’ un cortocircuito piuttosto evidente, e tanto più i media si inchinano ai gusti del pubblico, tanto più il pubblico si crogiola nell’appagante risposta ai propri desideri. Chissenefrega del Pil quando in cambio ti danno le tette?

La proposta di condizionare il diritto di voto al superamento di un test che saggi la sussistenza di competenze minime, avrebbe delle ripercussioni positive anche in questo frangente. Chi fosse interessato ad informarsi creerebbe una domanda a cui il mercato dei media dovrebbe dare risposta. Chi fosse interessato alle tette potrebbe gustarsene la visione in santa pace, senza essere interrotto da noiose dissertazioni sulla disoccupazione. Ovviamente al momento del test chi si fosse completamente disinteressato dell’informazione avrebbe molte difficoltà a passare. Questa esclusione sarebbe rimediabile la volta successiva (sarebbe sufficiente guardare programmi gratuiti di informazione, ingrossando le fila della domanda di un simile prodotto), e, prima ancora, sarebbe giusta ed utile.

Se si subordina il voto all’acquisizione di un minimo di conoscenza (largamente disponibile e gratuita), non solo si rende il risultato delle elezioni il frutto di una scelta consapevole, ma si incentiva anche la domanda di conoscenza e la sua circolazione.

Solone X