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UNA CRESCITA VERDE E’ POSSIBILE

dicembre 2010 by:
eolico_off_shore

In alternativa al modello attuale e alla crescita zero

Nello scorso numero abbiamo pubblicato una perorazione per la crescita zero apparsa su “Die Zeit”, sul quale, come altrove all’estero, sta proseguendo il dibattito su questo tema di crescente attualità. Riportiamo ora un articolo dello stesso settimanale tedesco (4/11/2010) in cui si sostiene, con dovizia di dati, che al modello di sviluppo tradizionale esiste anche un’alternativa meno drastica: la crescita verde.

Crescita e sviluppo sono oggi concetti controversi. Molti li esaltano, altri li demonizzano. Soprattutto per quanti se lo possono permettere lo scetticismo sulla crescita torna di moda. Questi postmaterialisti dimenticano volentieri su che cosa poggia il loro stile vita biologico. Essi hanno rinunciato anche all’idea e alla concezione di progresso. Sono economicamente e socialmente ciechi e privi di prospettive. Non riescono neppure a concepire che i problemi dell’odierna, vecchia società industriale possano essere risolti con nuovi metodi.

Il Club di Roma, nel suo rapporto del 1972 intitolato “I limiti della crescita”, avvertì che avevamo sforato la sostenibilità del nostro pianeta. Se la popolazione, la produzione di generi alimentari e beni industriali, l’inquinamento ambientale e il consumo di materie prime non rinnovabili continueranno a crescere a ritmo immutato si arriverebbe, secondo quel rapporto, al collasso dell’economia mondiale.

Ciò è vero, ma non significa che l’unica soluzione del problema sia l’ascetismo. Dobbiamo invece conciliare il benessere di massa con quello che il nostro pianeta può dare e sopportare. Crescita e utilizzo delle risorse possono e devono essere scissi. Abbiamo bisogno di una crescita di qualità.

A questo fine è necessario un modello di sviluppo al cui centro stiano nuove tecnologie, nuovi prodotti e procedimenti di produzione per un uso più efficiente di energia e risorse. L’Ufficio federale [tedesco] di statistica ha stabilito che l’utilizzo delle risorse è il principale fattore del costo di produzione dell’industria di trasformazione tedesca. Esso costituisce il 46% del valore della produzione lorda. L’Agenzia tedesca per l’efficienza dei materiali (Demea) stima che l’industria nazionale potrebbe risparmiare 100 miliardi di euro all’anno se usasse materie prime e materiali con soltanto un 20% in più di efficienza. Noi invece ci comportiamo come se i salari, che costituiscono solo il 20% dei costi, fossero l’unico fattore su cui risparmiare.

Già le tecnologie di riciclaggio diventano un grande mercato di crescita a causa dell’esplosione demografica planetaria. In Germania dovrebbero esservi investiti 20 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, con conseguente possibilità di creare fino a 200 mila nuovi posti di lavoro. Inoltre, grazie al riciclaggio, si consumerebbe molto meno energia rispetto alla produzione primaria di materiali. Anche le emissioni di diossido di carbonio, ad esempio con il riciclaggio dell’alluminio, si riducono ad un quinto di quanto emesso nella produzione primaria di alluminio. E il riciclaggio apre nuovi sbocchi all’esportazione: nelle relative tecnologie la Germania possiede già una quota di mercato di oltre un terzo.

La biotecnologia, dal canto suo, può rimpiazzare costose ed inquinanti lavorazioni chimiche. Il konzern Boehringer Mannheim (oggi Roche Diagnostics) ha appurato che l’impiego di feccia geneticamente modificata riduce i costi di produzione dei medicinali e migliora l’impatto ambientale. I costi di produzione sono calati da 80 mila a 40 mila euro, i rifiuti solidi e liquidi da 200 a 40 tonnellate e il consumo di energia è diminuito dell’80%.

Per cambiare veramente dovremmo tuttavia tassare anche il consumo di risorse naturali liberamente disponibili e non soltanto l’emissione di CO2. Il valore economico dell’ecosistema è molto più elevato di quanto abbiano ritenuto finora economisti e naturalisti. Le circa 100 mila zone naturali protette della terra forniscono annualmente agli uomini servizi di ecosistema per un valore di 4,4-5,2 miliardi di dollari USA. E’ una cifra superiore alla somma mondiale dei fatturati delle industrie automobilistica e siderurgica e dei servizi IT.

Crescita e conservazione sono conciliabili. Proprio nelle aree in cui sviluppo e crescita sono scarsi si registra la maggiore perdita di biodiversità. Gli abitanti delle regioni economicamente più deboli sono infatti costretti a guadagnarsi da vivere usando metodi anacronistici e distruttivi. Ne sono esempi il taglio di alberi a scopo di riscaldamento o la distruzione della flora tropicale mediante la pesca con la dinamite nel mare. Un modello di sviluppo intelligente è condizione di base per la conservazione.

Del resto, qualsiasi cosa si faccia in Germania, paesi come la Cina, l’India e il Brasile vogliono crescere e cresceranno. Essi sostengono a ragione che il benessere dell’Occidente è frutto di un processo di industrializzazione che ha sollevato problemi quale il cambiamento del clima. Ora questo benessere dovrebbe essere loro negato? Perciò tocca ai paesi industriali avanzati dimostrare che crescita e conservazione sono conciliabili. Anziché concorrenti per risorse che tendono a scarseggiare i paesi in via di sviluppo potrebbero così diventare nostri partner.

Già oggi per i mercati delle tecnologie verdi si prevedono a medio termine tassi di crescita dell’8% all’anno. Ciò significa un abbondante raddoppio ogni dieci anni. Entro il 2020 il volume del mercato globale delle tecnologie verdi aumenterà dagli attuali 1,4 miliardi a 3,2 miliardi, creando enormi opportunità di occupazione. Nei prossimi dieci anni potremmo creare in Germania con la tecnologia verde fino a due milioni di nuovi posti di lavoro.

Per una simile evoluzione dobbiamo tuttavia porre fin d’ora le premesse. Occorre una politica industriale ecologica, con lo Stato come pioniere, che promuova le tecnologie appropriate. Chi insiste troppo a lungo su tecnologie dinosauriche come quella dell’energia nucleare spinge le tecnologie del futuro verso l’estero.

Un nuovo modello di crescita e sviluppo non può essere contrapposto al nostro modello di benessere, come fa ad esempio l’economista Meinhard Miegel nel suo bestseller “Crescita senza sviluppo”. Un nuovo modello di sviluppo deve invece fondere insieme dinamica economica, conservazione ed equità sociale. Una terza rivoluzione industriale ne crea i presupposti…Redditi e profitti di una società industriale rispettosa delle risorse consentono sin d’ora una giusta redistribuzione.

F.S.