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VIA RASELLA, UNA KATYN IN PIU’

gennaio 2011 by:

Per fare un carotaggio nel sottosuolo degli odierni urlatori contro la minaccia fascista e zelatori della Costituzione ho riletto l’odio che vomitarono contro un magistrato, dieci o dodici anni fa, Giorgio Bocca, Ettore Gallo, Pietro Ingrao, Leo Valiani, A. Galante Garrone e altri sansepolcristi di sinistra. Questo magistrato si chiamava Maurizio Pacioni. Che aveva fatto di male? Non aveva archiviato la denuncia dei parenti di un ragazzo tredicenne dilaniato dalla bomba partigiana di via Rasella.

E questo ho imparato. Che ci eravamo abituati male. Visto che i diadochi e gli aventi causa di Togliatti andavano in pellegrinaggio alla City di Londra, tubavano coi cardinali, inneggiavano alla Casa Bianca e al Patto Atlantico, intimavano l’amore per le istituzioni e per le Forze Armate, avevamo preso a considerarli contegnosi, nei modi persino gentiluomini. E invece no. L’ordinanza del Gip di Roma fece dimenticare agli eredi di Togliatti d’essere padri nobili della Repubblica, grandi cariche dello Stato, frequentatori della City. Esplosero in urla e insulti, come fanno i killer della ‘ndrangheta dalle gabbie dei maxiprocessi per intimidire testimoni, avvocati e giudici. Promettono incaprettamenti, acido muriatico, altre esecuzioni. Beninteso gli indignati di cui sopra fecero minacce più soft.

Ma è un fatto: dimenticarono il loro status ragguardevole, fecero gli energumeni. Come osava il Gip di Roma mettere a repentaglio l’impunità assegnata ai giustizieri che a via Rasella avevano scacciato l’nvasore e dato la spallata decisiva a Hitler? Mezzo secolo di amnistie medaglie d’oro seggi parlamentari iperpensioni, e ‘un oscuro giudice’ (Bocca lo chiamò così) tentava di invalidare tutto?

Il più diretto fu il sen.Cesare Salvi: senza alzare la voce, sicuro di sé, suggerì al ministro della Giustizia l’azione disciplinare contro il magistrato. Un altro ministro bollò come ‘aberrante’ la decisione del Gip. Fu invece sorprendente Giorgio Bocca: oltre a impartire da ‘Repubblica’ un ulteriore racconto delle proprie gesta partigiane -con specifica sottolineatura di uno o più mitra’- si lasciò andare a un’ammissione: “Gli Alleati erano arrivati ad Anzio e a Cassino, a Roma città pontificia non si sparava, non si attaccava il nemico occupante. L’attentato di via Rasella fu l’operazione dura, ma agli occhi dei gappisti necessaria, per far compiere alla Resistenza romana un salto di intensità e qualità. Il giudice Pacioni -è ancora Bocca- riassume nella sua sentenza la paura, la voglia di diffamazione, la naturale avversione alle minoranze coraggiose. Dobbiamo riderci sopra, dicendoci che non sarà un Pacioni a spiantare la Resistenza, o dobbiamo sentire la tentazione vivissima di fare le valige e andarcene da questo paese di pidocchi?”

Chissà se noi pidocchi saremmo sopravvissuti allo strazio di perdere il mitragliere Giorgio Bocca. Comunque, col suo elogio della decisione dei gappisti romani, il partigiano ‘in aeterno’ di “Repubblica” ci fece più chiaro perché lo stalinismo, alla cui etica si ispirarono i gappisti e tutti gli altri togliattisti, finì odiato più del nazismo. Gli storici, ad ogni modo, concordano: la bomba di via Rasella fu pensata per provocare una rappresaglia tedesca così grave da far sollevare la popolazione di Roma. Non si sollevò.

I decisori, beninteso, vollero una rappresaglia sugli altri, non su loro. Le loro vite erano preziose, si misero in salvo. Indro Montanelli riassunse la questione in modo semplice: responsabili delle Fosse Ardeatine furono coloro che vollero via Rasella. Peraltro uno di loro, Pasquale Balsamo, si fece intervistare per comunicare “di essere tornato combattivo, come un tempo. A molti non è andata giù l’idea che Roma sia diventata la capitale europea della lotta di liberazione”.

Il discorso della capitale europea, variante alla porchetta, pur comicissimo e delirante visto che Roma nel lottare fu un po’ meno leonessa di Brescia e di Varsavia, conferma che i gappisti si fecero accecare da un sogno di gloria settaria, di emulazione tra carnefici Gentaglia più inumana ed odiosa di altre gentaglie.

“Sdoganato Kappler” maledisse il Partigiano forever, quello che rimpiangeva il mitra. E invece l’ordinanza di quel Gip sdoganò tutti noi pidocchi che avevamo capito Stalin e i suoi killer parecchio prima di Krusciov. Sterminarono tutto lo sterminabile.

A. M. Calderazzi