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In difesa del libertinaggio

febbraio 2011 by:

Ipotizziamo un presidente del Consiglio che ami la compagnia delle donne, che abbia il piacere di fare sesso con loro, anche a mazzi di cinque per volta. Ipotizziamo che lo eccitino i travestimenti, i “giochi di ruolo”, le pratiche esotiche. Ipotizziamo che in generale si comporti in modo libertino, insomma che sia un po’ De Sade e un po’ Casanova. Magari ipotizziamo che non paghi le donne con cui si intrattiene, e che ne ami la compagnia non solo in senso fisico. Ipotizziamo poi un presidente del Consiglio che sia ateo, che non condivida la morale comune, che in privato si abbandoni a comportamenti estremi, magari che bestemmi ogni tanto. Ipotizziamo anche che ami concedersi qualche vizio, qualche alzata di gomito la sera tardi, magari uno spinello o due prima di andare a dormire.

Ecco. Un presidente del genere può governare lo Stato?

Assolutamente sì. Non è scritto da nessuna parte che un libertino dai comportamenti considerati immorali non sia in grado di governare ottimamente. Così come ovviamente non vale il contrario. Però (c’è sempre un però) ad una condizione. Che i comportamenti privati di questo ipotetico presidente del Consiglio non siano smentiti dalle sue prese di posizione in pubblico. Che non inneggi ai valori della famiglia e del matrimonio. Che si batta per legalizzare la prostituzione e le droghe leggere. Che non si faccia portabandiera del moralismo bacchettone. Che non ostenti ossequio al Vaticano. Che abbia il coraggio di predicare “male” almeno quanto razzola.

Insomma, va benissimo il libertinaggio, ma la doppia morale no!

T. C. – da LaStecca