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POSSIBILE ANCHE IN RUSSIA UNA SIMILE RIVOLTA?

marzo 2011 by:

Se aumenta il prezzo della vodka…

Ancora una volta l’umanità è colta alla sprovvista da un moto tellurico non previsto dai veri o presunti esperti e dai profeti o aspiranti tali. Dopo il ribaltone del “campo socialista” e la crisi economica planetaria tuttora da digerire sono arrivate le rivolte a catena nel mondo arabo. Non stupisce perciò che da varie parti si cominci a guardarsi non solo intorno ma anche dentro casa con qualche inquietudine. E’ il caso della Russia, dove non mancano le reazioni cinicamente compiaciute: per il rincaro delle fonti di energia che avvantaggia la sua monoproduzione, per la caduta o l’indebolimento di regimi sostenuti dagli Stati Uniti, per la sperata distrazione del terrorismo islamista dal teatro russo. Ma si parla anche di “lezioni arabe” che il regime di Putin e Medvedev non dovrebbe ignorare. Il settimanale “Argumenty i fakty”, nel n.6 di quest’anno, confronta la situazione nazionale con quella dei paesi terremotati per domandarsi se un sisma analogo non potrebbe colpire la stessa Russia. Ecco quanto scrive in proposito una rivista che è stata protagonista della liberalizzazione gorbacioviana ma poi aveva ripiegato su posizioni molto cautamente critiche nei confronti del potere.
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“Fin dai primi giorni della rivoluzione in Tunisia e poi in Egitto politici ed esperti hanno cominciato a tracciare paralleli con la Russia. Che cosa ha mosso la gente in questi paesi e perché la loro esperienza può insegnare qualcosa ai nostri poteri?

1. Corruzione. La venalità dei funzionari e della polizia in vari paesi arabi è impressionante. Nella graduatoria della corruzione nel 2010 secondo “Transparency International” l’Egitto occupa nel mondo un “onorevole” 98° posto , l’Algeria il 105° e lo Yemen il 146°. Nella stessa graduatoria la Russia giace ancora più giù, al 154° posto! Più in basso si trovano soltanto la Somalia, il Burundi e un’altra dozzina di paesi.

2. Clanismo e favoritismo. In Tunisia i familiari del deposto presidente detenevano il monopolio della vendita di alcolici; non a caso i loro negozi sono stati assaltati per primi. E chi non sa delle proprietà di alcuni congiunti di sindaci o ex sindaci (basti citare il solo Luzhkov), governatori e ministri russi?

3. Divario di redditi. L’élite si arricchisce, la massa indigente della popolazione continua ad impoverirsi. Dei quasi 80 milioni di egiziani il 40% vive con due dollari al giorno. Al confronto il nostro livello di vita appare complessivamente discreto, e tuttavia il divario dei redditi cresce: in Russia il 10% dei più poveri introita 17 volte di meno del 10% più benestante, e quanto ai miliardari in dollari siamo superati solo dagli Stati Uniti. “Il regime egiziano e quello russo hanno arricchito solo un ristretto gruppo di persone”, afferma l’oppositore B. Nemzov.

4. Disoccupazione e mancanza di prospettive di carriera. In Tunisia sono senza lavoro circa il 25% dei giovani istruiti, nello Yemen la disoccupazione è al 35%. In Russia la disoccupazione ufficiale è intorno al 7%, ma il popolo è irritato dal crescente afflusso di lavoratori stranieri e dall’occupazione dei settori più importanti da parte dei connazionali rientrati dall’estero.

5. Immutabilità del potere. Il presidente tunisino Ben Ali ha governato per quasi 23 anni, l’egiziano Mubarak per 30, lo yemenita Saleh per 32, il libico Gheddafi per 41 anni. Tutti hanno cercato di predisporre la successione: Ben Ali patrocinava il genero-oligarca, i capi egiziano e yemenita i loro figli.

6. Repressione dell’opposizione e delle libertà civili. In Tunisia non si poteva apprendere la verità sullo stato delle cose dalle fonti ufficiali. Valvola di sfogo, e poi anche strumento per organizzare la protesta, è diventato Internet. In Algeria ed Egitto i governanti hanno mantenuto per decenni lo stato di emergenza per non dover allentare le briglie. In Russia le notizie diffuse dalla TV di Stato differiscono fortemente dal quadro degli eventi offerto da Internet, come ha confessato di recente lo stesso presidente della federazione. Quanto alle briglie strette la storia delle persone regolarmente bastonate dagli OMON [polizia speciale] e dei dissenzienti incarcerati è nota a tutti…

Si può sperare che l’esempio del rovesciamento dei dirigenti tunisini, egiziani, ecc. faccia rinsavire la nostra élite? E che essa capisca finalmente che lo stridente divario tra poveri e oligarchi, il monopolio di un solo partito, la persecuzione degli oppositori e dei difensori dei diritti umani e l’irresolutezza nella lotta contro la corruzione ci portano in una direzione pericolosa?”

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Lo stesso numero di “Argumenty e Fakty” ospita anche un articolo a firma di Boris Notkin, un conduttore televisivo (in Russia la TV è sotto controllo statale pressocchè totale) che descrive una situazione nazionale oltremodo insoddisfacente e si spinge fino a prospettare l’incombere di un nuovo 1917. Ecco la conclusione di tale articolo.

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“Oggi la nostra élite (scusate il termine) farebbe meglio ad incoraggiare la pubblicazione non delle malefatte degli esecrandi rivoluzionari ma degli studi su come nel 1917 le umiliazioni sociali, nazionali e morali confluirono in un torrente impetuoso che non riuscirono a fermare né la magnifica polizia segreta dello zar né l’autorevolezza della Chiesa. Sarebbe altresì auspicabile che si riflettesse sull’eventualità che nei circuiti di Internet spunti il clone di quel geniale populista che per vendicare il fratello distrusse d’un sol colpo l’intero sistema feudale del paese.

Non ci si deve poi cullare nell’illusione che il popolo rimanga inerte e passivo. La passività dipende anche dal fatto che nell’era post-Gorbaciov si è copiosamente usato il più potente sedativo delle masse: la vodka a buon mercato. Perciò la reazione alle umiliazioni sociali non ha raggiunto lo stadio della protesta organizzata ma si è riversata sugli eccessi di sbornia. Ora però il prezzo del ricorso a questo calmante, cioè il degrado umano e demografico, è diventato intollerabile. Alla fine l’hanno capito anche in alto loco e cercano di combattere il male alzando il prezzo della vodka. Ma se oltre ad aumentare i prezzi il potere tornerà a chiudere i canali dell’informazione quasi gratuita esso dovrà seriamente preoccuparsi delle cause delle trombosi che ostruiscono le arterie vitali dei singoli cittadini come dell’intera Russia”.

Franco Soglian