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SELF-GOVERNIAMOCI!

Schizzo di Randomcrazia

Ormai sappiamo con certezza, dopo 66 anni dal 1945 come dopo 140 anni di Repubblica francese e 222 anni di Costituzione americana, che la democrazia occidentale è una combutta tra denaro, carrierismo dei politici, tangenti e altri cento modi di malaffare. Se si preferisce non chiamiamola combutta bensì joint venture, mezzadria, soccida.

Le ultime conferme, perfettamente superflue, sono Affittopoli e Sanità nella Puglia sotto Vendola.. E’ tassativo, al di là di ogni dubbio: i politici democratici di professione, con loro consorti compagne e compari, derubano dal 1945 i vecchi di quasi tutti gli ospizi, i degenti di quasi tutti gli ospedali, gli assistiti -orfani ciechi compresi- di quasi tutti gli enti caritatevoli della Cleptorepubblica. Anche chi scrive, nel suo piccolo, si imbattè in un medio politico – rigorosamente di sinistra: ma destra o sinistra, importa?- che con sommessa soddisfazione spiegava, nel nobile appartamento di una metropoli del Nord che gli faceva da ufficio di un business interamente basato sulla committenza pubblica: “Ce lo possiamo permettere perché un ente ex-religioso che il Partito amministra ce lo dà per poco”.

Questo, il saccheggio la repubblica delle fedine penali è il sistema rappresentativo, il nostro mubarakismo. Un giorno crollerà, forse un po’ prima del previsto. “Altri Proci cadranno” profetizzava in febbraio la home page di . Cadranno, a Dio piacendo. Ma che metteremo al posto del loro ladrocinio?

La risposta, imperativa, viene dal titolo di questo Schizzo di randomcrazia: spazzare via i politici a vita, cellule tumorali della libertà. Farla finita con le elezioni, sono reti per catturare a milioni i voti/sardine. Chiusa la cava dei voti, i politici a vita andranno fuori business. Abolire le urne (a parte rari voti referendari), sequestrare i beni dei Proci e loro signore, confiscare anche quelli dei partiti, in acconto agli indennizzi dovutici per l’ininterrotta usurpazione con rapina.

E dopo la nostra Tunisi/Cairo/Tripoli? Dopo, tolta la delega ai politici e cioè ripresaci la sovranità, non possiamo che passare alla democrazia non delegata. Tornare concettualmente alle origini, quando la democrazia ateniese era diretta (con giudizio). Certo, Atene era una polis di non più di 40 mila cittadini potenzialmente arconti, tutti maschi e di buon lignaggio. Noi siamo 60 milioni: non possiamo legiferare e governare tutti insieme. Però possiamo darci il turno tra i più provveduti di noi, cioè dopo avere separato col setaccio la farina dalla crusca.

E’ qui il cuore della proposta randomcratica, abbozzata una ventina d’anni fa in alcuni atenei degli USA. Essendo impossibile la democrazia diretta universale, facciamola per segmenti, a turni brevi. Per esempio l’1% degli iscritti all’anagrafe possono costituire ogni sei mesi una ‘macrogiuria’ legiferante e governante grazie all’informatica e al sorteggio computerizzato, progressivo al suo interno. A parte che ad Atene si faceva così, nelle corti di giustizia odierne le giurie sono ‘campioni di popolo’ che decidono l’innocenza o la colpa; infatti la giustizia appartiene al popolo e non ai giudici togati, tecnici del diritto. Non potendo giudicare in blocco, il popolo giudica per giurie sorteggiate. Il sorteggio fa i cittadini di qualità tutti uguali, tutti ‘sovrani’. I giurati sono scelti random, su elenchi di persone in possesso di certi requisiti, non sull’Anagrafe generale.

Ecco la proposta randomcratica: programmare un sistema informatico centrale perché esso selezioni random, con i criteri voluti, una macrogiuria di, metti, 600 mila ‘supercittadini’, o cittadini attivi, o sovrani, i quali, a turni brevi -da 6 a 12 mesi- decidano su certe materie, esprimano per sorteggio i decisori sulle altre materie. Con ulteriori selezioni al proprio interno, progressivamente più ardue, l’élite sorteggiata potrà anche governare negli esecutivi dei vari livelli, dal villaggio alla nazione.

La scelta del computer non avverrà dunque sulla totalità degli iscritti all’anagrafe: sarebbero troppi e mediamente troppo poco qualificati. Forse che oggi conta la massa semianalfabeta? contano i peggiori tra i pochi, tra gli oligarchi da strapazzo? Il computer centrale può, con le modalità e i controlli necessari, estrarre random le persone qualificate nel senso voluto: cultura, esperienze lavorative, conseguimenti, meriti civici e simili, il tutto in rapporto a parametri oggettivi e accertabili.
Abbiamo ipotizzato che il corpo politico giusto sia l’1% della popolazione, selezionato random per 6-12 mesi in funzione dei requisiti desiderati. Per dire: un mastro falegname da 10 anni sì, un commercialista indagato o una valletta no. Ai giovani con qualche merito un punteggio in più (per premiare la giovinezza) , a quelli rappresentanti solo la loro patente, una penalità.

Al livello base della supercittadinanza-a- turno, o cittadinanza sovrana pro tempore, chiunque potrebbe essere sorteggiato come consigliere o borgomastro di piccolo comune. A livello delle metropoli, delle Regioni e dello Stato i sorteggi di alto grado avverrebbero su elenchi sempre più ristretti, con criteri progressivamente più rigorosi e in rapporto a competenze crescenti. Il ministro o il capo del grande ente sarebbe sorteggiato tra le 50 persone con i dati meritocratici massimi. Uno che gestisce la grande banca può governare il grande ministero, o tutti i ministeri. Per utilizzare il leader geniale privo di credenziali oggettive, troveremmo il sistema; del resto lo troverebbe lui, essendo un genio. I Cinquanta potrebbero anche turnarsi al vertice dello Stato (ma come Primo Cittadino di rappresentanza, sorteggiato, andrebbe bene il mastro falegname di cui sopra. Un contadino di Atene poteva essere Arconte per un giorno: dall’alba al crepuscolo, diceva la legge. Più semplicemente, al vertice della Confederazione svizzera si avvicendano i membri dell’Esecutivo. Ma il falegname probo è meglio di un ministro svizzero.

Tutte le cariche andrebbero retribuite modestamente. Le spese di prestigio e lo sfarzo di tipo quirinalizio sarebbero reati (il sommo palazzo è da chiudere e da vendere a chiunque lo paghi bene). I bilanci di tutte le assemblee oggi elettive dovrebbero essere tagliati di due terzi. Nessun rinnovo di mandato, cioè ri-sorteggio, prima di ‘x’ anni (perché non rinasca la tentazione della carriera politica). I supercittadini riceverebbero a casa le informazioni e le documentazioni oggi fornite agli eletti. Niente portaborse, pochi rimborsi, indennità avare. Per legislare nella Bulé i coltivatori attici si portavano da casa pane e olive.

Il passaggio alla randomcrazia ingigantirebbe il ruolo dei burocrati e degli esperti. Perciò ciascuno degli uni e degli altri, al di sopra di determinati livelli, andrebbe stabilmente sottoposto a una giunta di tre o quattro controllori e sospettatori, anch’essi sorteggiati frequentemente tra i supercittadini; si insedierebbero fisicamente negli uffici dei controllati. Per i furbi e gli infedeli, confisca dei beni (anche dei consorti e dei congiunti) e campi di lavoro coatto, prima delle sentenze definitive.

Quella che le urne ci impongono è una classe dirigente tutta di indagandi.

Allora self-governiamoci random, senza politici! Seicentomila alla volta.

A.M.Calderazzi