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SPAGNA: Piazze antisistema

maggio 2011 by:
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E’ presto, forse, per vedere la madrilena Puerta del Sol, nera di giovani, altrettanto insurrezionale quanto le piazze della rivoluzione araba. Anche se Felipe Gonzales, il padre nobile della partitocrazia all’italiana, a lungo capo del governo e dunque massimo bersaglio dell’antipolitica, ha commentato che il fenomeno “sigue la estela” delle rivolte del mondo arabo (così come i Re Magi seguirono la Stella per raggiungere Betlemme). Nel capire e persino elogiare l’ammutinamento cominciato il 15 maggio Felipe fa l’elder statesman. Legittima, o mostra di legittimare, l’ammutinamento: “Dicono che votare non vale niente” “Reclamano una cittadinanza permanente e non solo ‘de voto’. E’ sensazionale che i politici importanti hanno accuratamente evitato di attaccare i manifestanti (a parte Mariano Rajoy. capo dell’opposizione conservatrice, il quale ha borbottato: ”lo facil es criticar a los politicos”). Il presidente Zapatero è stato pieno di rispetto per gli Indignati. Esperanza Aguirre ha additato il significato antisistema degli avvenimenti nelle piazze delle grandi città. Inaki Gubilondo ha deplorato il ‘narcisismo dei partiti” e affermato che dovranno rifondarsi.

E’ presto, dicevamo, per presagire grosse svolte. Non è presto, invece, per constatare che gli Indignati spagnoli hanno precorso in inventiva i coetanei italiani, i quali finora hanno solo trasferito voti dai partiti tradizionali a un partito potenziale, restando ostaggi della malapolitica. I gridi di battaglia spagnoli sono più netti: NO LES VOTES, Un politico vale l’altro, La democrazia deve essere reale e non consistere nelle elezioni.

Finito il franchismo, la Spagna imboccò in spirito d’imitazione la via della combutta all’italiana, vituperevole all’estremo soprattutto in quanto fatta per degenerare in corruzione sistemica. Oggi Puerta del Sol è una rettifica, un inizio di redenzione.

Gli italiani, che nei millenni inventarono tante formule di civiltà, non sono stati all’altezza del loro passato. I nostri giovani non si sono ancora spinti oltre posizioni vagamente trasgressive, mai eticamente superiori alle trasgressioni di Arcore e Montecarlo. Invece i giovani spagnoli sembrano avventurarsi in territori inesplorati, col coraggio che fece grandi gli avventurieri delle conquiste, partiti soprattutto dall’Estremadura. Il territorio della nuova Conquista è, a lume di logica (ma lo affermano implicitamente i rivoltosi), quello della democrazia diretta e non delegata; della politica senza politici di professione e senza partiti e massonerie di potere.

Non è affatto da escludere che il movimento perda slancio, tanto potente è la forza d’inerzia e tanto trepida non può non essere la vocazione rivoluzionaria in un paese che combattè la più aspra e la più nobile delle guerre civili.  E’ acquisita ad ogni modo l’audacia concettuale di rifiutare finalmente l’impostura elettorale. Forse i giovani di Puerta del Sol inventeranno o almeno cercheranno un congegno di democrazia diretta che abbia senso nel XXI  secolo. Forse sarà affine al congegno neo-ateniese e randomcratico che alcuni di noi di “Internauta” proponiamo con convinzione assoluta. Più appare un’ubbia, più futuro ha.

A:M:Calderazzi