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SDOGANATO IL GOLPE MILITARE

maggio 2011 by:
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Perchè no?

Ultimo, forse, tra gli ideologi della gauche bien à gauche, Alberto Asor Rosa ha auspicato la rottura della legalità repubblicana. E’ convinto che abbattere con la forza la banda Berlusconi -per insediare la banda De Benedetti- fermi il ‘collasso della democrazia’ (così si intitola il suo intervento sul ‘Manifesto’, 13 aprile 2011). Io credo che la seconda delle due bande non sia migliore della prima. Che vadano sgominate entrambe. Asor Rosa si illude: andassero al governo, i sinistristi con la loro disonestà intellettuale (e non solo) gli darebbero soprattutto dispiaceri. Però il suo pensiero catilinario è logico.

Premessa: incombe secondo lui il pericolo di “un sistema populistico-autoritario dal quale non sarà più possibile uscire”, perciò la democrazia deve reagire “per mettere fine al gioco che la distrugge”. Evidentemente il Nostro non si fida della imponente linea Maginot costruita in 66 anni a difesa della repubblica tarlata: il Colle, la Costituzione con annessa Corte, la stampa democratica, l’università democratica, Benigni, Zagrebeski, il resto. Teme che la Maginot serva come nel 1940.

Argomentazione 1 :”Chi avrebbe avuto da ridire se Vittorio Emanuele III nell’autunno 1922 avesse schierato l’Armata a impedire la marcia su Roma? Se Hindenburg nel gennaio 1933 avesse continuato a negare ostinatamente il cancellierato a Hitler, chiedendo alla Reichswehr di far rispettare la sua decisione?”.

Argomentazione 2: il ‘gruppo affaristico-delinquenziale’ di Berlusconi accresce i consensi invece di perderne. La prova di arrestare il degrado democratico per la via parlamentare è fallita. Mancano le condizioni per una prova di forza dal basso. La pressione della parte sana del paese è insufficiente. Chiede Asor Rosa: si vuole “nel nome del rispetto formale delle regole” che le cose vadano verso il precipizio, oppure si preferisce “incidere il bubbone, chiudendo di forza questa fase per aprirne un’altra tutta diversa?”

La proposta: Asor Rosa invoca “una prova di forza che scende dall’alto”, che instaura un “normale stato d’emergenza”, si avvale “più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato; che congela le Camere, stabilisce d’autorità nuove regole elettorali, rimuove le cause d’affermazione della lobby affaristico-delinquenziale. La democrazia si salva anche forzandone le regole”.

Con i dovuti rovesciamenti, ragionavo così un trentacinquennio prima di Asor Rosa. Sostenevo: i politici delle democrazie parlamentari, soprattutto da noi, sono Proci usurpatori e ladri a ininterrotto banchetto. La soluzione è nell’arco infallibile di Ulisse, incarnazione del popolo. Uno sterminio metaforico, non cruento, però tale da trasferire intera la genia dei Proci nei campi di villeggiatura coatta. L’arco di Ulisse è la cancellazione della delega elettorale e il passaggio a una democrazia diretta selettiva e funzionante randomcraticamente per turni. Così faceva Atene, alla testa di altre poleis , ai tempi della grandezza ellenica

La nostra repubblica invasa dalle termiti ha la peggiore, la più corrotta e avida delle democrazie all’occidentale. E’ posseduta dal 1945 da una partitocrazia altrettanto invincibile quanto la Mafia. Mai gli oligarchi cleptocrati faranno alcuna riforma: si mutilerebbero. Meno del 10% degli italiani stimano i loro politici; tuttavia le spinte dal basso sono inesistenti. E’ dalle guerre civili della tarda Repubblica romana che la Penisola obbedisce a chiunque prenda il potere (‘Francia o Spagna…’).

Una congiura militare che apparisse energica non avrebbe bisogno di sparare se non a salve. Il 25 luglio 1943 i Moschettieri del Duce, la Milizia, il PNF non mossero un dito. La cosa si ripeterebbe, a parte gli episodi insignificanti. Gli intellettuali furibondi, i giornalisti che hanno capito Guicciardini, la Fiom e il popolo viola si allineerebbero all’istante, il paese applaudirebbe come la Spagna applaudì, si può dire unanime, nel 1923 quando il generale Miguel Primo De Rivera spazzò via i notabili del potere liberal-costituzionale, e governò sette anni coi socialisti, allora onesti e amici dei lavoratori.

Ignoro, come tutti, i dettagli del piano Asor Rosa; né comprendo che egli faccia affidamento sui soli Carabinieri e commissariati. Perché trascurare gli altri corpi armati? Pochi voli radenti dei Tornado sarebbero meno efficaci delle manette della Benemerita? Farebbero poco effetto i tiri a salve dei carri da 50 tonnellate? Le evoluzioni delle corvette della Marina non seminerebbero il panico tra le barche battenti bandiera rosso-sbiadita, tra i pensatori sotto gli ombrelloni di Capalbio?

Decisiva sarebbe la retata fisica di tutti, nessuno escluso, i personaggi delle tribune d’onore, e loro consorti, alle sfilate del 2 giugno o in altre delle impettite solennità che tanto gratificano me e le grandi masse. Ribadisco: basterebbe un pugno di colonnelli, al massimo generali a una stella, che ordinassero raffiche d’avvertimento e requisissero autobus e furgoni per trasferire i lorsignori, dal primo all’ultimo, in località appartate dell’Appennino, dove non malverserebbero più.

In conclusione. La legalità repubblicana è la blindatura che fa invulnerabili i malfattori sia di governo, sia d’opposizione. Come dice Asor Rosa, “la democrazia si salva anche forzandone le regole”. L’importante è che i benemeriti eversori non si facciano a loro volta regime oligarchico-cleptocratico. Per questo la classe politica, schiuma della società, non va sostituita, va abolita. I cittadini qualsiasi siano precettati ad autogovernarsi. Se i seggi elettorali non si chiudessero per sempre, i furfanti di regime si rigenerebbero come le code delle lucertole e gli zoccoli dei quadrupedi. Questo il pericolo. Occorrerà vigilare anche sui Liberatori.

AMC