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NON RIMPIANGERE LA CULTURA LIBERALE O QUELLA DEMOCRATICA

giugno 2011 by:

Vi disgusta il capitalismo virulento, reso tossico dall’immoralità dei suoi gestori, berlusconiani o no? Ve lo dà la democrazia delle elezioni, appaltata ai gaglioffi che ci adescano dai manifesti.

Vi disgusta il sinistrismo, sincero solo nelle frange lunatiche e per il resto, sotto la regia di DeBenedetti e Santoro, perfettamente falso? Ve lo dà la democrazia delle elezioni, appaltata come sopra. Dunque non ci libereremo mai del capitalismo/consumismo se non volteremo le spalle alla democrazia delle elezioni. Le sue urne sono il vanto di un Occidente sclerotico: il non-Occidente va dimostrandosi sempre più reattivo, vitale e indifferente alle glorie dell’elettoralismo.

Questo discorso vale in generale per l’intero campo demo-plutocratico, rassegnato ai riti e ai misfatti parlamentari. Ma le situazioni non sono le stesse. I francesi furono vaccinati da Charles De Gaulle contro la malattia di rispettare i partiti e i loro lestofanti. Gli inglesi sono troppo sgomenti per la fine della loro grandezza per porsi problemi. I tedeschi e gli spagnoli trangugiano tutto pur di non rivivere vicende tragiche. Gli americani non contano, screditati per troppo patriottismo guerrafondaio.

Per gli italiani sarebbe diverso. Nei millenni inventarono molto più degli altri: dall’imperialismo efficiente di Roma -l’opposto di quello americano- al Rinascimento gestito, oltre che da Firenze, da papi satanici; dall’opera lirica al fascismo. Sarebbe giusto che gli italiani, oppressi dal peggiore dei sistemi moderni, fossero primi assoluti a sperimentare la politica senza politici.

“Berlusconismo e antiberlusconismo -ha scritto Piero Ostellino- sono due facce della stessa medaglia: lo scomparire della cultura borghese. Nel 1922 ci fu una frattura, Mussolini. L’antica borghesia era ricomparsa nel 1948 con Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi. Ma la borghesia “democratica” che le succedette trasformò le conquiste della democrazia liberale nell’occupazione dello Stato da parte dei partiti”. E infine: “Che nella storia agisca una ‘potente razionalità generatrice di progresso’ è falso. Ciò che oggi la nostra borghesia sa esprimere è il berlusconismo e l’antiberlusconismo. Poco davvero per chiamarlo progresso”.

Non è detto che la cultura borghese fosse tanto benemerita, se consentì allo stupro oligarchico dello Stato. E se a fini di laicismo e di modernità ha retto il sacco alla rapina e alla dissacrazione. Ostellino dovrebbe ammettere che berlusconismo/antiberlusconismo sono il prodotto inevitabile dello stesso scadimento etico ascrivibile anche al liberalismo borghese, spregiatore delle virtù e dei contrappesi di un tempo meno progressista e più ‘timorato di Dio’. Che cultura di retaggio è una che si fa imporre, p.es., il Gay and Lesbian Pride? Ad ogni modo il cuore del problema è, ha ragione Ostellino, nel fatto che la “borghesia democratica ha consegnato lo Stato ai partiti”. In che modo lo ha fatto? Ecco il modo: la democrazia delle elezioni genera i peggiori -i professionisti della politica- e i peggiori saccheggiano e devastano.

Da qualche tempo si fa strada l’opinione che il Giappone declini come l’Italia (Internauta ne riferiva un mese fa: “Il Giappone nanizzato”), ma che il cataclisma di Fukushima abbia rivelato la grandezza d’animo dei nipponici al tempo stesso che la mediocrità dei loro governanti. Ne deriva, di necessità, che il Giappone si salverebbe in fretta se al posto dei suoi dirigenti mettesse piccoli campioni di una cittadinanza eccellente, espressi non dalle urne -congegni di truffa inventati dai politici- bensì da qualche segmento di democrazia diretta. Non c’è la prova provata delle alte qualità della gente, contrapposte alle carenze di un Establishment composto di politicastri, affaristi e burocrati?

Nessuno può affermare che la nazione italiana sia migliore dei suoi politici allo stesso grado che la nazione nipponica è migliore della sua presunta élite. Ma i politici italiani, destra o sinistra non conta, sono talmente peggiori, più cariati e più ladri, dei loro colleghi internazionali, che non sarà difficile migliorare se un giorno l’uomo della strada si sostituirà (sfasciate le urne e trovato un congegno di democrazia neo-ateniese) agli appaltatori delle elezioni e dei partiti. Molti tra noi siamo più onesti dei politicastri. Dovendo scegliere tra un portaborse e uno/una del volontariato, da chi comprereste un’auto usata?

A.M.C.