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REFERENDUM, LA RIFORMA DEL QUORUM RESTA NECESSARIA

giugno 2011 by:
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Era dal 1995 che un referendum in Italia non raggiungeva il quorum del 50%+1. Ce l’hanno fatta i quattro quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento, con un’affluenza che è arrivata al 57%. Schiacciante la vittoria dei “sì”.

Per quanto riguarda il merito dei quesiti, traspare un rifiuto diffuso nel popolo italiano dell’energia nucleare. Probabilmente è stata l’ondata emotiva dopo l’incidente di Fukushima a portare la gente a votare, e non un calcolo razionale costi/benefici nel medio periodo della tecnologia nucleare di terza generazione.

Allo stesso modo pare evidente la preferenza per l’acqua pubblica. Gli sprechi e i malfunzionamenti della rete idrica nazionale sono sotto gli occhi di tutti, ma l’affidamento ai privati senza garanzia di un effettivo miglioramento è uno strumento giudicato inefficace dalla volontà popolare.

Resta infine il legittimo impedimento. Questo quesito era il più “politico” dei quattro, quasi una sorta di voto sulla legislazione ad personam che Berlusconi ha imposto al Paese negli ultimi anni. Non ha rilevato che la Corte Costituzionale avesse già azzoppato il legittimo impedimento. Non è servito nemmeno dire che di qui a pochi mesi sarebbe scaduto. Il referendum ha reso manifesto un sentimento di insofferenza nei confronti di Berlusconi, anche nel suo elettorato, che covava da mesi. Basta mignotte e lenoni, basta leggi su misura, basta attacchi ai giudici, in patria e all’estero. La dittatura delle toghe rosse è solo un’ossessione del Presidente del Consiglio. Gli Italiani si sono stufati, e la maggioranza parlamentare, a furia di inseguire un cavallo sempre più pazzo, ora è minoranza nel Paese.

Ma veniamo a una questione di metodo. Il superamento del quorum dopo tanti anni rischia di far scomparire la discussione sulla riforma dello stesso.
Non è pensabile fare affidamento sulle sciagure naturali per far funzionare l’unico strumento reale di democrazia diretta previsto dalla Costituzione. Una modifica è necessaria. I referendum falliti negli ultimi anni hanno pagato dazio all’astensionismo fisiologico (anche per questo la recente vittoria è straordinaria) più che non ad un’effettiva avversione ai quesiti proposti. Sosteniamo allora la proposta per cui si vuole calcolare il quorum non sugli aventi diritto, ma sui votanti alle ultime elezioni politiche (o su una media delle ultime consultazioni nazionali). Sperando che il rischio di un più facile (e onesto) raggiungimento del quorum spinga i contrari ad andare a votare “no”, ridando finalmente vita e senso all’istituto referendario.

T. C.