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CONTESTAZIONE A CADORNA

luglio 2011 by:
Cadorna_Luigi

Per capirci meglio

E mettetece un po’ de sale ecco fatto u generale, e mettetece un po’ de corna ecco fatto u Cadorna”, cantavano quasi un secolo fa i marmittoni. Anche per questo mi domandavo da anni perché diavolo tutte le città e cittadine d’Italia si sentissero in dovere di conservare l’intitolazione di vie o piazze, per lo più importanti e specie della stazione, al famoso maresciallo di nome Luigi, comandante in capo nella prima guerra mondiale e da non confondersi col figlio Raffaele, anche lui generale nonché protagonista della Resistenza.

Disastrosamente sconfitto a Caporetto, non illustrato (che si sappia) da successi militari compensativi, celebre per avere mandato pervicacemente e inutilmente al massacro centinaia di migliaia di uomini sottoponendoli a rigori disumani, tentò  poi di scaricare su di loro, vivi o morti e bollati come codardi, la responsabilità per la disfatta. Il tutto sfuggendo a lungo, chissà perché anche qui, all’attribuzione di quella personale; si preferiva incolpare suoi subordinati come il generale Capello oppure, specialmente dopo il 25 luglio del 1943, il futuro  maresciallo Badoglio.

Adesso è improvvisamente esplosa la rivolta storico-toponomastica: amministratori e semplici cittadini di varie regioni reclamano la sua sostituzione con altri nomi, che magari stanno loro a cuore più di quanto non li disturbi quello da rimpiazzare. Sono comunque divampate anche le immancabili polemiche, intrecciate con commenti e puntualizzazioni. Spicca tra queste un trafiletto sul Corriere della sera firmato da Giuseppe Galasso, che ha descritto da par suo, ossia impeccabilmente, la figura dell’oggi controverso condottiero, rilevando però che allo stesso modo di Cadorna si comportava generalmente ogni suo omologo straniero.

Le vite umane, in effetti, contavano zero per tutti, allora e anche fino a tempi recenti, tanto più che “chi per la patria muor vissuto è assai” ecc. Ciò non sembra tuttavia sufficiente a legittimare la conclusione del prestigioso storico partenopeo (il quale sorvola, tra l’altro, sul fatto curioso che il suo conterraneo Armando Diaz, trionfatore a Vittorio Veneto, sia meno onorato del  predecessore in sede toponomastica). Galasso si dichiara infatti perplesso, malgrado tutto, circa le proposte di giubilazione ma confessa di propendere per il no senza ulteriori spiegazioni.

Ammettiamo pure che la questione non sia di importanza vitale per un paese che ha ben altro sul tappeto. Non si vede tuttavia perché onori così duraturi debbano toccare post mortem a personaggi non necessariamente esecrabili alla luce di valori mutevoli nel tempo ma, nella migliore delle ipotesi,  privi di meriti indiscussi. Anche le targhe stradali possono servire a fini educativi.

Nemesio Morlacchi