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DECIMARE: PERCHE’

luglio 2011 by:
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Sacrosanto incipit di un articolo di Antonio Polito “Tasche dei corrotti, mani dello Stato- Privatizzare contro la corruzione” (Corriere 13 luglio 2011). Si dice: “E’ impressionante l’elenco di aziende di proprietà dello Stato, o a partecipazione dello Stato, o condizionate dallo Stato, che sono citate nelle cronache giudiziarie dei casi Bisignani, Milanese e Morichini”.  Seguono 16 nomi di grandi società della mano pubblica, cominciando da Eni, Rai, FS e finendo con l’Alitalia di allora. “Chi cercasse davvero la causa profonda del male italiano della corruzione, è qui che dovrebbe guardare. Più ampia è la porzione d’affari che viene intermediata dalla politica, più forte è la tentazione di usare a fini privati il potere cosiddetto pubblico”. Il rimedio indicato è, logicamente, privatizzare. Solo i lunatici  della sinistra estrema (fingono di credere che ‘pubblico’ sia del popolo), più l’on.Fini (che non essendo fesso non crede), direbbero no.

Cerchiamo però di vedere perché privatizzare sì, ma non come è piaciuto finora a burocrati infedeli, politici ladri per definizione, faccendieri, finanzieri sia turbo alla Berlusca sia contegnosi e foschi alla De Benedetti, più altri professionals del saccheggio: chi più chi meno appartenenti alla stessa delinquenza che ha privatizzato le economie del campo socialista. Uno dei misfatti del comunismo fu di opprimere i popoli al punto che oggi odiano lo Stato e la collettività assai più che i gangster che li depredano. Anzi, togliete loro gli  attuali governanti parathatcheriani e lacché di Obama,  diventeranno belve.

Dunque, privatizzare all’opposto che nel passato. Affidare la privatizzazione a Dracone, sentenziandolo contestualmente all’ergastolo e alla spoliazione di tutti i beni se sgarrerà anche di poco. Dracone non abbia pietà e non se l’attenda.

Condizione pregiudiziale sia una correzione del Codice civile che consenta la cancellazione pura e semplice dei diritti acquisiti. Per le categorie medie e alte, sparisca sia l’entitlement alle pensioni e  liquidazioni d’oro, sia le prassi per cui qualsiasi caporeparto con moglie che lavora si fa la barca e la casa in Umbria, qualsiasi amministratore delegato si fa Creso. In particolare andrebbe cassato l’aggancio tra pensione e retribuzione. Per chi per decenni ha ricevuto stipendi elevati, tali da permettere accantonamenti per la vecchiaia, la pensione dovrebbe essere una modesta integrazione, non un prolungamento di alti stipendi. Pregiudiziale a questo esproprio dovrebbe dunque essere l’abolizione dei diritti acquisiti.

Ciò premesso, un burocrate, un politico, un boiardo e sottoboiardo di Stato, un faccendiere e un finanziere su dieci, estratto a sorte, andrebbe ‘decimato’: sospeso e messo sotto inchiesta, con blocco di tutti i beni comunque intestati. Poi privatizzare gli organismi, associando ai predetti i loro commercialisti e avvocati.  Metodi da Terrore 1793, senza ghigliottine? Sì, altrimenti la scampano quasi tutti.

Ovvia obiezione, mai il quadro politico permetterà. Giusto, però non turlupinate il popolo con le più false delle promesse. Mai l’assetto normativo e lo stato di diritto consentiranno a Dracone di privatizzare in modo ‘barbaro’? Vero, per questo occorre la noncuranza dello Stato di diritto.

Ad ogni modo, non era Stato di diritto la Repubblica romana antica, quando in circostanze di necessità sospendeva tutte le magistrature per affidare la salvezza a un Dictator semestrale? E’ forse meglio la nostra cleptocrazia, leguleia garantista e rapinatrice, che il reggimento di Tito Larzio (primo dittatore romano nel 501 a.C.), o quello di Giuseppe Garibaldi, proclamato dittatore a Salemi il 14 maggio 1860, o quello di Miguel Primo de Rivera (governò la Spagna dal1923 al ’30), il quale ultimo, amico del popolo e annientatore del potere dei notabili, lasciò il governo poche ore dopo essere stato sfiduciato dai generali e dai latifondisti?

Beati i popoli senza Supreme Corti, oppure che le hanno ma sanno abbatterle mandando al macero Statuti e Costituzioni quando sono diventati strumenti e scudi del malaffare.

Mevio