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NATO: DIETRO LA FACCIATA, NIENTE

luglio 2011 by:
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Più autorevole del normale la testimonianza sullo scoramento dell’atlantismo offerta (la Stampa, 15 lu.2011) da Kurt Volker, già ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato, oggi capo del BGR Group e direttore del Center for Transatlantic Relations alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins Univ. Ragiona Volker: nell’Afghanistan si finirà con lo scendere a patti coi pashtun radicali e islamisti e con altri gruppi non amici; col rassegnarsi che nell’Ovest del paese resti forte l’influenza dell’Iran e che il governo centrale possa, al meglio, reggersi a malapena dopo che le forze americane e alleate saranno ritirate al di sotto della massa critica. In ogni caso, “la Nato ha avuto un impatto scarso e non durevole, e sta iniziando una ritirata senza avere vinto. Risultati pessimi per la Nato, su tutti i fronti (…) Gli europei potranno concludere che innanzitutto è stato un errore seguire gli Stati Uniti; che la Libia dimostra ulteriormente che le missioni sono una cattiva idea; che l’Europa dovrebbe starsene vicino a casa. L’unico punto  su cui americani ed europei si troverebbero d’accordo è che, qualunque cosa ci riservi il futuro, la Nato non è la risposta”.

Senza alcuna convinzione, Volker accenna a rivolgere il tradizionale rimprovero agli europei, di non spendere abbastanza in armi e in operazioni militari: E’ significativo che dal suo osservatorio ‘privilegiato’ egli attesti che è in atto “la demolizione dei bilanci della difesa europei”. Nessuno di noi, per paura di illuderci, arriva a parlare di una demolizione in atto. Se la denuncia Volker, sia pure senza fiducia che l’Europa ascolti, noi abbiamo seri motivi per sperare.

Nemmeno un americano ragionevole e competente sfuggirà alla nostalgia della perduta onnipotenza degli USA; ed ecco l’inane esortazione “Dobbiamo essere leader e far sì che altri si uniscano a noi”. Sarebbe stato più convincente, l’elevato esponente dell’atlantismo, se avesse precisato ‘altri chi’. Forse le nazioni ultime arrivate, come il Sud Sudan? oppure il Messico, benché dilaniato dagli eccidi tra narcos? oppure il Tibet, assiduamente incoraggiato a farsi indipendente, o almeno scontento? E se avesse indicato come ‘far sì’ che tali altri rimpiazzino gli alleati che vanno demolendo i bilanci bellici. Certo non con le minacce militari: dalle campagne di Kennedy-Johnson in poi, chi ha veramente paura di una macchina militare che è resa inoffensiva dalla sua stessa enormità, oltre che dalla  tenue marzialità dei propri combattenti? Persino le esigenze di benessere fisico -palestre, sia pure da campo;  pomate  per la pelle di guerrieri e guerriere; voli intercontinentali, di aerei più ingenti degli Zeppelin, per ogni ferita seria; e così via- contribuiscono ad aggravare le esigenze logistiche, cioè a rassicurare i potenziali nemici dell’America.

Ultimo, questa volta impeccabile, imperativo di Kurt Volker: “la Nato ha bisogno di un ruolo”. Finita la Guerra fredda, nessuno sa quale potrebbe essere tale ruolo. Non lo sa nemmeno il Nostro: altrimenti lo indicherebbe, Resta il valore della sua  attestazione: “L’alleanza si sta svuotando”.

Anthony Cobeinsy