Home » Cambiare Democrazia

CATTOLICI, ALLA LARGA DEI FEDERATORI

settembre 2011 by:

C’è chi dice che da noi il mondo cattolico è in fibrillazione, dopo essersi estraniato dalla politica “per più di quindici anni dai rantoli finali della Repubblica dei Partiti” (Andrea Riccardi). A parte che la Repubblica dei Partiti, dopo avere rantolato, appare in ottima salute (semmai la sua funzione naturale -rubare- opera oggi più a favore di questo o quel maggiorente che delle tesorerie dei partiti stessi, le quali rubano ex lege), è giusto capire se la fibrillazione è reale. “Non meraviglia, osserva Riccardi, che i cattolici riscoprano oggi un patrimonio di pensiero” (in effetti il pseudo-grandioso retaggio comunista è defunto, la destra ha un momentaneo leader ma non un retaggio onorevole). Il patrimonio cattolico “non è deperito in questi anni, malgrado la secolarizzazione, perché è connesso a una rete sociale e religiosa prossima alla gente. Nel mondo dei cattolici ‘ci sono riserve importanti di senso, energie e socialità’.

Tutto questo è vero. Ma Riccardi sbaglia quando conclude “manca però un federatore: non si vedono all’orizzonte né un De Gasperi né un mons. Montini (che agì dal Vaticano con la benedizione di Pio XII), capaci di far germinare un partito come negli anni Quaranta”. Quest’altro ci mancherebbe, un altro politicante e un ulteriore alto prelato che facciano resuscitare la DC! Se abbiamo la pessima tra le repubbliche, oggi in piena attività di malaffare dopo avere ‘rantolato’, è colpa, eccome, anche di De Gasperi e di Montini, coloro che conferirono la cultura cattolica alla cleptoplutodemocrazia, nata dalla Resistenza e ben presto degenerata in Occupazione indegna di alcun rispetto.

Ad ogni modo Riccardi sostiene:”La DC non rinasce perché rappresenta un partito e un modo di fare politica di ieri (…) Non ci sono federatori tra i cattolici, ma ci si chiede quanto ancora questo mondo possa stare ai margini di quel che dovrebbe avvenire: un processo rigenerativo della politica e della guida del paese”. Se le parole hanno un senso, questo vuol dire: se individuiamo un federatore rifacciamo una DC più aggiornata alle circostanze e alle voghe. Un mons.Fisichella o un similFisichella potrebbe funzionare da cappellano massimo al posto di Montini. Un politico che abbia qualcosa di Alcide lo si trova.

Sarebbe una sventura, diciamo noi, ma non accadrà. La secolarizzazione ha fatto più strada di quel che Andrea Riccardi creda. I cattolici sono assai meno -non è detto sia un bene- ma, quanti che siano, chiedono ben altro che un nuovo prelato di palazzo e intrigo, indistinguibile dagli innumerevoli prelati che in 2000 anni hanno estenuato il messaggio cristiano. Inoltre chiedono ben altro che un Casini meno peso piuma o un Franceschini meno stridulo/comico.

Ben altro, che vuol dire? Non un partito in più, capace di propalare menzogne abbastanza efficaci da sostituirsi ad altri partiti in un ruolo di minoranza associata al potere. Vuol dire una svolta epocale della Chiesa in prima persona. quale testa di un cristianesimo rigenerato, capace d’essere popolo nuovo, movimento potenzialmente vincitore. Tutte le ideologie che conosciamo sono morte o languono. Una Chiesa drasticamente diversa da come è sarebbe invincibile.

Un altro partito cattolico sarebbe una banda secessionista di Proci usurpatori e ladri: però non grossa come la DC ma, al meglio, un ingranaggio in più, magari revisionato cioè riciclato, del peggiore congegno politico d’Occidente. Nell’immediato, un altro partito cattolico sposterrebbe un x per cento di voti. Sulla distanza, sarebbe il nulla di nuovo. Invece una Chiesa opposta a come è sarebbe invincibile.

E’ una Chiesa ‘opposta a come è’ che dovrebbe metterci la faccia, farsi protagonista, non politica ma ideologica, di civiltà e di costume. Occorrerebbe naturalmente un Papa di rottura, rivoluzionario, con discepoli/compagni di lotta da sostituire a quasi tutti i prelati di Curia e di Diocesi gestionale. Un Papa che abbandonasse il Vaticano per ripudiarne il retaggio peccatore all’estremo. Un Papa sovvertitore, coi suoi compagnons, avrebbe ascolto, anzi creerebbe entusiasmo anche tra i non credenti. Molti tra essi si farebbero, da atei da dozzina, cristiani del nostro tempo.

Un federatore che fosse un politico come gli altri servirebbe al più da segretario amministrativo, sacrestano a part time.

l’Ussita