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IRRIDERE O NO LE BUSINESS SCHOOLS?

settembre 2011 by:

Appreso che il governo di Pechino si propone di aprire presto 40 nuove business   Appreso che il governo di Pechino si propone di aprire presto 40 nuove business schools, Bob Lutz, un guru che è stato anche vicepresident della General Motors, avrebbe esclamato “Sono anni che non sentivo una notizia così buona”. Buona per l’industria americana of course, sempre più assillata dall’ingigantirsi della concorrenza cinese, Questo perché, come Lutz ha scritto in un libro recente, “per far ripartire l’economia americana dobbiamo licenziare gli MBA e rimettere al comando gli ingegneri”. Secondo lui, il terribile concorrente cinese commette un errore che gli costerà.

Che hanno fatto di male i Master in Business Administration? Per Lutz hanno preso il potere per finanziarizzare la governance. Invece di produrre e vendere meglio, hanno abbellito i bilanci con i risultati a breve e con la strategia delle operazioni di borsa. E’ stato osservato, infatti, che l’auge delle business schools ha coinciso col declino dell’industria americana. Forse l’auge non ci sarebbe stato se la cultura del management non avesse plagiato coi suoi precetti sia gli operatori economici, sia la gente in generale. Appena arrivato a poter pagare i costi delle grandi università, americane e non, il borghese di tutto il mondo ha mandato figli e figlie alle scuole di management e di consulting, i cui diplomi sarebbero stati passaporti per il successo. La realtà ha smentito le vanterie dei matematici d’affari, assurti alla fama soprattutto per i servizi prestati al congegno militare degli USA.

Il più importante tra coloro che sottrassero le manifatture agli ingegneri e ai commerciali, per consegnarle ai ‘whiz kids’ delle grandi scuole, Robert McNamara fu anche uno dei maggiori responsabili delle sconfitte e del disonore dell’America in Indocina: nonostante le forze armate statunitensi siano quelle che nella storia si sono fidate di più dei teorici accademici dell’efficienza. Mai  un apparato militare e industriale sarà più vertebrato di teorie specialistiche e di modelli di quanto lo sia stato quello americano nell’ultimo mezzo secolo.

I risultati li conosciamo: in guerra solo umiliazioni, in pace soprattutto arretramenti. Per questo, come segnalavamo nell’incipit, la sola speranza è che anche la Cartagine cinese, massimo tra gli avversari economici degli Stati Uniti, si affidi più del giusto ai saccenti giovanotti usciti dalle business schools.

schools, Bob Lutz, un guru che è stato anche vicepresident della General Motors, avrebbe esclamato “Sono anni che non sentivo una notizia così buona”. Buona per l’industria americana of course, sempre più assillata dall’ingigantirsi della concorrenza cinese, Questo perché, come Lutz ha scritto in un libro recente, “per far ripartire l’economia americana dobbiamo licenziare gli MBA e rimettere al comando gli ingegneri”. Secondo lui, il terribile concorrente cinese commette un errore che gli costerà.

Che hanno fatto di male i Master in Business Administration? Per Lutz hanno preso il potere per finanziarizzare la governance. Invece di produrre e vendere meglio, hanno abbellito i bilanci con i risultati a breve e con la strategia delle operazioni di borsa. E’ stato osservato, infatti, che l’auge delle business schools ha coinciso col declino dell’industria americana. Forse l’auge non ci sarebbe stato se la cultura del management non avesse plagiato coi suoi precetti sia gli operatori economici, sia la gente in generale. Appena arrivato a poter pagare i costi delle grandi università, americane e non, il borghese di tutto il mondo ha mandato figli e figlie alle scuole di management e di consulting, i cui diplomi sarebbero stati passaporti per il successo. La realtà ha smentito le vanterie dei matematici d’affari, assurti alla fama soprattutto per i servizi prestati al congegno militare degli USA.

Il più importante tra coloro che sottrassero le manifatture agli ingegneri e ai commerciali, per consegnarle ai ‘whiz kids’ delle grandi scuole, Robert McNamara fu anche uno dei maggiori responsabili delle sconfitte e del disonore dell’America in Indocina: nonostante le forze armate statunitensi siano quelle che nella storia si sono fidate di più dei teorici accademici dell’efficienza. Mai  un apparato militare e industriale sarà più vertebrato di teorie specialistiche e di modelli di quanto lo sia stato quello americano nell’ultimo mezzo secolo.

I risultati li conosciamo: in guerra solo umiliazioni, in pace soprattutto arretramenti. Per questo, come segnalavamo nell’incipit, la sola speranza è che anche la Cartagine cinese, massimo tra gli avversari economici degli Stati Uniti, si affidi più del giusto ai saccenti giovanotti usciti dalle business schools.

schools, Bob Lutz, un guru che è stato anche vicepresident della General Motors, avrebbe esclamato “Sono anni che non sentivo una notizia così buona”. Buona per l’industria americana of course, sempre più assillata dall’ingigantirsi della concorrenza cinese, Questo perché, come Lutz ha scritto in un libro recente, “per far ripartire l’economia americana dobbiamo licenziare gli MBA e rimettere al comando gli ingegneri”. Secondo lui, il terribile concorrente cinese commette un errore che gli costerà.

Che hanno fatto di male i Master in Business Administration? Per Lutz hanno preso il potere per finanziarizzare la governance. Invece di produrre e vendere meglio, hanno abbellito i bilanci con i risultati a breve e con la strategia delle operazioni di borsa. E’ stato osservato, infatti, che l’auge delle business schools ha coinciso col declino dell’industria americana. Forse l’auge non ci sarebbe stato se la cultura del management non avesse plagiato coi suoi precetti sia gli operatori economici, sia la gente in generale. Appena arrivato a poter pagare i costi delle grandi università, americane e non, il borghese di tutto il mondo ha mandato figli e figlie alle scuole di management e di consulting, i cui diplomi sarebbero stati passaporti per il successo. La realtà ha smentito le vanterie dei matematici d’affari, assurti alla fama soprattutto per i servizi prestati al congegno militare degli USA.

Il più importante tra coloro che sottrassero le manifatture agli ingegneri e ai commerciali, per consegnarle ai ‘whiz kids’ delle grandi scuole, Robert McNamara fu anche uno dei maggiori responsabili delle sconfitte e del disonore dell’America in Indocina: nonostante le forze armate statunitensi siano quelle che nella storia si sono fidate di più dei teorici accademici dell’efficienza. Mai  un apparato militare e industriale sarà più vertebrato di teorie specialistiche e di modelli di quanto lo sia stato quello americano nell’ultimo mezzo secolo.

I risultati li conosciamo: in guerra solo umiliazioni, in pace soprattutto arretramenti. Per questo, come segnalavamo nell’incipit, la sola speranza è che anche la Cartagine cinese, massimo tra gli avversari economici degli Stati Uniti, si affidi più del giusto ai saccenti giovanotti usciti dalle business schools.

JJJ