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In difesa di Massimo Gramellini

ottobre 2011 by:
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Il Buongiorno che ci ha dato Massimo Gramellini su la Stampa qualche giorno fa è di quelli che a noi di Internauta allargano il cuore. “Qualsiasi persona di buonsenso sa anche che, se i Mario Monti si presentassero alle elezioni, le perderebbero”, ragiona l’editorialista che così conclude il suo breve pezzo:

Dirò una cosa aristocratica solo in apparenza. Neppure le sacrosante primarie bastano a garantire la selezione dei migliori. Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto. Non posso guidare un aeroplano appellandomi al principio di uguaglianza: devo prima superare un esame di volo. Perché quindi il voto, attività non meno affascinante e pericolosa, dovrebbe essere sottratta a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione? E adesso lapidatemi pure.

Ben lungi dal volerlo lapidare siamo anzi entusiasti che anche sui mezzi di comunicazione di massa il tema delle nuove forme di democrazia si affacci con tanta autorevolezza. Quasi un anno fa anche da questo mensile proponemmo qualcosa di simile, coi due articoli “Il voto condizionato” e “Diritto e dovere di votare”.

Una delle risposte critiche più intelligenti al pezzo di Gramellini è giunta da Luca Sofri, sul suo blog Wittgenstein. Sofri sostiene che la causa principale dell’attuale situazione drammatica stia nell’ignoranza delle persone.

“Ignoranza, cattiva informazione, assuefazione a valori e modelli mediocri: sono limiti presenti in molte civiltà, culture ed epoche, e che le classi dirigenti, intelllettuali, istruite, privilegiate hanno in misura diversa sentito la responsabilità e l’importanza di combattere e superare”, argomenta Sofri. Ed è dunque colpa di tali classi dirigenti, che “si sono date latitanti“, se ora abbiamo la Peggiocrazia citata da Zingales e ripresa da Gramellini. La colpa, insomma, sarebbe dei maestri, non degli allievi.

L’argomentazione di Luca Sofri è debole sotto alcuni aspetti.

In primo luogo, gli allievi non hanno il privilegio di scegliersi i maestri, meno che mai con una votazione. Ve lo immaginate che professore verrebbe eletto se votassero gli studenti? Quello brillante ma severo, giusto e inflessibile oppure quello che chiude un occhio sui ritardi, sulle impreparazioni, su chi copia, su chi fa il furbo?

E infatti la nostra classe politica somiglia proprio a quei maestri permissivi e lassisti, che ci fanno sentire bravi comunque e che non ci mettono mai di fronte alle nostre responsabilità. Evadi il fisco? Eh…ma con le tasse così alte sei quasi nel giusto. Sei ignorante di leggi e Costituzione? Pensa noi, che decidiamo l’attività legislativa in base alla cronaca nera! Non ti interessa approfondire un minimo di conoscenza di economia, esteri, mercato del lavoro o temi etici? Sono materie noiose, troppo tecniche, non ci provate nemmeno ad ascoltare chi tenta di fare divulgazione. E via così…

In secondo luogo, anche non fossero i politici ma la “classe intellettuale” (che per fortuna non si vota) a dover contrastare la dilagante ignoranza, si consideri che anch’essa deve subire una sorta di vaglio democratico. Deve vendere. In assenza di un monopolio di Stato che imponga un certo tipo di informazione (e visto come vanno le cose, meno male), le idee complesse e istruttive, che si concretizzino in un libro, in un articolo, in un documentario o altro, avranno sempre un mercato ridotto e che probabilmente non avrebbe nemmeno un gran bisogno di essere ulteriormente istruito. Per raggiungere la massa l’unico modo è andare incontro ai suoi gusti. E allora addio istruzione e lotta all’ignoranza e benvenuto Moccia, Isola dei Famosi e compagnia saltellante.

Infine, Sofri sembra puntare la sua critica più sul fatto che l’attuale sistema a suffragio universale funzioni, nonostante tutto, che non sulle novità che un suffragio condizionato comporterebbe. Allora si consideri come l’attuale assetto sia fortemente involutivo, mentre quello proposto creerebbe al contrario una tensione virtuosa alla conoscenza, almeno da parte di chi è sinceramente interessato a votare.

In conclusione, ancora grazie Gramellini per aver avuto il coraggio di osare. Noi di Internauta non possiamo che dirci d’accordo con la proposta di condizionare il voto.

Tommaso Canetta