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DISMISSIONI DI CUI NON SI PARLA

novembre 2011 by:

Che altro dovrebbe vendere il governo Monti in aggiunta a caserme, a edifici sfarzosi di funzione obsoleta -cominciando dal Quirinale-, a caseggiati residenziali che, pagata la manutenzione, non fruttano niente (= affittati a parenti di politici da cacciare e di alti burocrati, ammiragli compresi, da decimare senza sangue)? Risposta: dovrebbe vendere tutti gli asset del Bel Paese che trovino un mercato.

Per cominciare, i cacciabombardieri più ogni altro aereo da guerra. Quanto ai primi, dovremmo sbarazzarci non solo di quelli criminalmente comprati pochi mesi fa, anche gli altri coperti da indulto. Il globo terracqueo conta abbastanza governi spiantati che volentieri compreranno l’usato come nuovo. Per non parlare di governi invece ricchissimi da petrolio etc. che nell’espandere i loro fetidi apparati militari non dimentichino del tutto il dovere di risparmiare per aiutare i poveri.

Faremmo bene a cedere la portaerei “Garibaldi” o la “Cavour”, pallido ricordo di quando la Monarchia, prima ancora del bellicismo mussoliniano, si compiaceva di possedere parecchie corazzate che mai servirono. Per la verità sembra che gli esperti chiamino la Garibaldi o la Cavour “incrociatori tuttoponte”, qualcosa parecchio più modesto delle maestose aircraft carriers che secondo Hollywood dettero  al Giappone la punizione per Pearl Harbor. Povera ‘Garibaldi’ resa ridicola dall’unica missione che ha compiuto, attraversare oceani per portare aiuto ad Haiti allorquando i noli marittimi erano a buon mercato, perciò mandare per soccorsi un mercantile o anche una nave da crociera sarebbe stato un affare, e il vessillo avrebbe garrito lo stesso.

Quasi tutta la flotta andrebbe venduta, visto che dovremmo farla finita con la tradizione della marina da guerra (alle maestranze degli arsenali, agli equipaggi, agli ufficiali così eleganti nelle divise sartoriali, un assegno di disoccupazione uguale per tutti). Dovremmo  conservare solo naviglio leggero, con navi comando non oltre il dislocamento della corvetta. Alla nostra flotta dovrebbe restare la sola missione di pattugliare le coste e salvare naufraghi. Sempre più ci mancheranno i fondi per scortare le navi civili che solcano mari infestati di pirati, figuriamoci poi se dovremmo mantenere una forza sottomarina!

Se il concetto è “piuttosto che finire accattoni meglio vendere i gioielli di famiglia”, non sono ‘eccellenze’, cioè cose da mettere sul mercato, anche la moda, il design, il calcio stadi compresi? Non sono i prodotti del nostro estro, specializzato sì nel superfluo ma fortunatamente scarso nei coreani, che poveretti primeggiano solo nel costruire cose serie, veicoli e navi? Se fossimo in guerra non azzereremmo il Milan, il Chievo e altre 500 società più o meno quotate in borsa? Non nazionalizzeremmo le Case del fashion, che nei paesi dell’Opec andrebbero a ruba? Siamo in guerra, dobbiamo duemila miliardi, allora accontentiamo i Nuovi Ricchi -Cina India Brasile e Paradisi fiscali delle Antille- che scalpitano per investire in Dolce&Gabbana, Miou Miou, e più ancora Emporio Armani?  Dicono che il vezzoso Giorgio abbia fatto molto per Milano. In effetti giorni fa vi ha aperto un altro albergo di lusso, e ama Milano così selvaggiamente da emettere la seguente storica dichiarazione: “Milano deve vivere anche di notte”. Lucrezio, Jacques-Bénigne Bossuet, Albert Schweitzer e svariati grandi moralisti non avrebbero saputo dire un pensiero così spirituale. Perché negare a Seul l’occasione d’essere adorata e beneficata dal famoso stilista dal volto di bambolo vizioso?

Obietterete: le fabbriche del glamour e gli opifici del palleggio non appartengono al Demanio come le caserme, bensì ai loro azionisti e impresari, come potrebbe Super Mario venderle? Replichiamo: non demmo in un’altra occasione l’oro alla Patria? Vogliamo farLa soccombere nel 151° genetliaco? Dunque il provvidenziale Mario espropri l’Italian Excellence insieme ad altri patrimoni nazionali, e faccia cassa.

Un altro Bene Nazionale da collocare è Giuliano Ferrara, pila atomica di vis polemica e roboanza. Con le sceneggiate romane contro Sarko e, più ancora, coi suoi esilaranti annunci che la controffensiva di primavera farà il Cav più mattatore e vincitore di prima, il pazzo di Silvio ha dilatato da par suo la propria quotazione di aedo, imbonitore e rodomonte. Volete che non troviamo un Lukashenko o un presidente africano bisognoso di un cantore della propria grandezza? Chi meglio di Giuliano il quale, peggio vanno le cose, più grosse le spara a gloria del suo Idolo e Re?

Tornando al Quirinale con le sue dépendances Villa Rosebery, Castelporziano etc., è evidente che il ricavato salirebbe alle stelle se lo vendessimo  ‘a cancelli chiusi’, cioè con tutto quanto contiene, arazzi lacché corazzieri ciambellani giuridici compresi. Coi progressi della telematica Lukashenko o il presidente africano regnerebbe benissimo dal palazzo dei Papi, mariuoli quanto e più di loro. Pensate al prestigio che Bielorussia/Nigeria acquisterebbe se  insediasse il Primo Cittadino sul più alto dei Sette  Colli! Sommità che, assieme all’area limitrofa e alle residenze estive, potremmo pure cedere in piena sovranità ed extraterritorialità. L’Urbe è già capitale di due Stati. Perché non Tre (o più, se altre Potenze  si  comprassero Montecitorio, Madama (palazzo e villa), Giustiniani, Consulta,  etc.)?

JJJ