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DRACONE FACCIA I PRIMI DRENAGGI

novembre 2011 by:

Il banchetto dei Proci nella casa di Ulisse, cioè del Popolo, non è fatto solo degli usurpatori e dei ladri di una classe politica da cancellare intera. E’ fatto anche di un mandarinato parecchio meno meritocratico di quello dell’Impero celeste. Burocrati senza la cui complicità le tangenti, i favoritismi, il malaffare sarebbero più difficili.

Sbaragliare la Casta non basterebbe. Per cominciare, i burocrati di fascia alta -militari, diplomatici e paramagistrati compresi- sono strapagati per ciò che danno. I generali, gli ammiragli, i diplomatici vengono trattati sontuosamente anche quando fanno canagliate come comprare cacciabombardieri, ordire spedizioni belliche produttrici di salme,  aggiungersi indennità.

Poche settimane fa abbiamo appreso degli stanziamenti per abbellire o mantenere lussuosi alloggi ‘di servizio’ assegnati a Roma e altrove non solo agli alti gradi militari, onusti di glorie belliche inesistenti  (oltre 300 mq per l’appartamento di un feldmaresciallo da pochade), ma anche alla  caposegretaria di non so quale ministro. Quasi tutti i dirigenti di rango, i magistrati della fascia amministrativa superiore, i consiglieri di Stato e molti altri bonzi ricevono assai più di quanto meritano. Di questo si parla poco.

Ossia: non solo la politica è marcia, anche la top dirigenza di tutti gli organismi pubblici, dal centro ai Comuni, agli enti territoriali, economici e non, necessari oppure odiosamente inutili. C’è poi lo scandalo dei compensi quasi delittuosi ai grandi manager pubblici e privati (i quali ultimi privati non sono affatto, se fanno andare banche imprese società che senza i soldi del contribuente si afflosciano di colpo). Oggi si aggiunge la grande crisi a giustificare, nelle strutture pubbliche ma non solo, l’abbattimento generalizzato e progressivo di compensi, pensioni  e liquidazioni dal livello medio-alto in su, per esempio oltre i centomila lordi annui. Si giustifica l’indilazionabile cancellazione, a tutti i livelli, dei diritti acquisiti.

Si giustifica infine la decimazione nei ranghi superiori: uno su dieci semipadreterni andrebbe destituito o degradato random, cioè a sorte, perché con la sua sventura ammonisca i suoi pari, nonché gli inferiori. Su ogni decimato ricadrebbe l’onere di dimostrare le eventuali benemerenze oggettive che, a suo tempo, dessero adito a un reintegro a mezza paga. Qualche know-how e qualche esperienza si perderebbe, ma i rincalzi più giovani che sostituissero i decimati avrebbero idee fresche, e certo esigerebbero meno €.

Nelle forze armate, fatta la decimazione (da esse peraltro inventata), dovrebbero seguire misure rivoluzionarie: uscita dalla Nato; fine delle missioni all’estero, tranne le improbabili necessità di interventi strettamente umanitari -inondazioni terremoti epidemie-  soltanto in paesi confinanti o quasi; cancellazione di ogni capacità offensiva e ridimensionamento delle stesse capacità difensive (da quale Slovacchia o Yemen ci sentiamo minacciati?); divieto definitivo di nuovi equipaggiamenti aeronavali, corazzati e simili; vendita all’estero di navi, aerei, carri e di ogni materiale non richiesto dalla protezione dell’ordine pubblico; importanti tagli su tutti gli organici; dismissione della maggior parte degli immobili; miniaturizzazione del Ministero, degli Stati Maggiori e delle loro sedi fisiche. Insomma le residue Forze armate dovrebbero diventare una riserva back-up dei Carabinieri e di altre polizie. Il bilancio della Difesa andrebbe ridotto di tre quarti.

La rappresentanza all’estero è forse la più superflua e la meno produttiva delle funzioni pubbliche, senza confronti meno importante che la manutenzione di scuole, argini e tombini. Lo Stivale dovrebbe uscire da tutte le convenzioni diplomatiche, non importa quanto secolari; rinunziare alle reciprocità e alle competizioni nel fatuo (‘il mio garden party deve essere più elegante del garden party dell’Austria o della Colombia’). Dovremmo chiudere quasi tutte le ambasciate, cominciando dai paesi membri dell’Unione europea e dalla Santa Sede. In qualche caso, non sempre, attribuiremmo scarni compiti diplomatici ai consolati generali (uno per paese). I cognomi patrizi, oggi senza vergogna lardellanti i ranghi della ‘Carriera’, dovrebbero attirare i licenziamenti: in tal caso la decimazione potrebbe essere più clemente.

La partecipazione ai pochi organismi internazionali che risultino veramente utili non dovrebbe comportare sedi permanenti ed alteri dignitari, bensì modesti uffici tecnico-operativi, con prevalenti compiti di promozione economica. Abili piazzisti un po’ tamarri  sostituirebbero con vantaggio signorili consiglieri di legazione con ottimo tight, impareggiabili a far ballare le mogli dei ministri finlandesi. Anche il bilancio degli Esteri andrebbe ridotto di tre quarti, tra l’altro vendendo la Farnesina. Il Quirinale, se nessuno  vorrà comprarlo in quanto abitato male nei secoli da Papi, da Monarchi poco amanti del popolo e da Primi Cittadini ingolositi dal fasto tanto quanto i papi e i monarchi, meglio regalarlo  per fare economia.

I bilanci di questa e di ogni altra Somma Istituzione   -includendo il Parlamento, le Regioni ecc., che sono per niente sommi- andrebbero sventrati. Delle Province, tutte da abolire, resterebbero le sole sigle sulle targhe e negli indirizzi. A tutto il personale da licenziare -un paio di milioni di persone- dovremmo assicurare un assegno di sopravvivenza rapportato non alle retribuzioni precorse bensì alle necessità poco più che alimentari delle famiglie di ceto medio-popolare.

Tutto ciò, ed ogni altra vera riforma, richiederà la riscrittura della Costituzione, del Codice civile, degli statuti regionali in genere scritti da giuristi di fiducia della Casta. Richiederà il passaggio da questa democrazia parlamentar-truffaldina e dall’iperliberismo a un congegno selettivo di democrazia diretta e al semisocialismo, con più doveri che diritti, e forte di poteri draconiani.

Se no, tenetevi il peggior sistema d’Occidente.

AMC