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QUANDO SARKOZY GHIGNAVA DELL’ITALIA

novembre 2011 by:
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Quante ilari sorprese, anzi solluccheri, per noi fescennisti (cultori dei fescennini, quei versi salaci e scurrili scambiati alle feste dei raccolti tra rozzi contadini etruschi e protolatini) la mattina del 24 ottobre 2011, quando abbiamo appreso dei ghigni di Sarko e Merkel a ludibrio della maestosa Italia del 150° too big to fail! Dello sguardo serpigno del primo alla seconda appena menzionato il ns/ Primo Ministro, tipo da pochade sì ma pur sempre, insieme a Giorgio, personificazione della Patria! Che giorno luttuoso per gli zelatori della Costituzione repubblicana, lieto per noi fescennisti!

Alcuni dei portenti (segni dell’umore degli Dei) di quella mattina: un editoriale patriottico del direttore de ‘La Stampa’, persona  per bene e dunque da non leggere sghignazzando, capofila di quanti non sopporteranno insulti d’oltre confine; Giuliano Ferrara che convoca la Curva sud berlusconiana a vociare sotto l’ambasciata di Francia;  mails gocciolanti mestizia a Rai Tre; latrati di sdegno, alcuni all’indirizzo di Silvio, altri dei Due Ghignatori; pronostici neri a bizzeffe causa ghigni (quasi che un giorno prima incutessimo timore riverenziale); falliti sforzi di un mezzobusto Rai per reclutare Marcello Veneziani tra i latratori antiCav; falliti sforzi di Veneziani per dirsi indipendente dal Cav, indipendenza prontamente contraddetta dalle proprie rampogne contro la maleducazione di Sarko e Merkel, due ingiuriatori dell’Italia pullulante di dinamiche piccole imprese, calciatori e stilisti capovolti.

Che larga materia di lazzi e punzecchi è d’ora in poi disponibile ai Grandi della satira letteraria, da Aristofane, Menippo e Giovenale al Berni, a Ulrico von Hutten e, last but not least, a Trilussa! Quella mattina, portento dei portenti, abbiamo persino ascoltato Antonella Rampino, quirinalista de ‘La Stampa’ (quotidiano incautamente identificatosi col patriottismo sesquicentenario), sostenere quanto segue: le lodi fals-cortesi alle istituzioni italiane, fatte seguire dai Due al loro vile ludibrio,  erano in realtà elogi sperticati al presidente della Repubblica, il quale incarna da solo trentine di  Istituzioni

Come se la lebbra dello Stivale sia solo il berlusca e non anche l’Opposizione, il Parlamento, la Costituzione, l’intero regime democleptocratico, l’intera inettitudine da regno merovingio, quella che meritò la distruzione di Pipino il Breve. Anche lo Stivale, come la Francia del sec. VIII, come la Turchia dell’ultimo sultano, come la Spagna del 1923, ha bisogno di un Distruttore -Pipino o Kemal o Primo de Rivera- non dei moniti del Colle. Invece la quirinalista se ne viene a inventare che in fondo al cuore Sarko e la Cancelliera hanno un lago, quanto meno uno stagno, di stima per il Quirinale!

Ancora poche settimane fa, nella chiesa napoletana di San Gennaro extra Moenia, il capo dello Stato ha sentenziato, tra il compiacimento di tutti i colleghi della professione politica a vita: “Si impreca molto contro la politica, ma stiamo attenti: la politica siamo tutti noi” (veramente Loro). Con proverbiale correttezza istituzionale il presidente non dimentica la riconoscenza dovuta alle Camere riunite di ladri che lo hanno insediato nel fasto del Quirinale. A stare agli editoriali quirinalisteggianti, i Due Reggenti dell’Europa ci presteranno miliardi senza garanzie reali, per ferma fiducia nel Colle: Colle che nulla ha fatto contro una cleptocrazia costosa più del quadruplo -tangenti e sprechi esclusi- della gestione politica della Bundesrepublik. Scendendo alle piccole cose, la cleptocrazia ha da poco istituito province a Tortolì e a Lanusei (cercare nell’enciclopedia). Con meno innocenza ma in piena coerenza camorristica, il regime considera intoccabili  vitalizi, tangenti e truffe degli eletti.

Sempre secondo la fazione quirinalista, la calamita che attirerà le tranches di Francoforte è Chi, oggi smentito dagli stessi americani (v. in questo Internauta il rapporto di TIME The Unwinnable War) sosteneva alle frequenti esequie delle salme dall’Afghanistan, che lì si muore ‘per una causa giusta’.

Fermiamo qui, per oggi, il fescennino sui ghigni e sguardi italofobi. E’ assolutamente improrogabile la deposizione dello statista-macchietta da Arcore. Messo a palazzo Chigi, qualunque altro personaggio della Casta, Scilipoti e Anna Finocchiaro compresi, farà meno danni della Macchietta. Tuttavia sia chiaro: la nostra politica è tutta berluscona (aggettivo, femminile), al dritto o al rovescio. Tutta da defenestrare. Il passo indietro non va fatto solo a palazzo Chigi. Sembrerà un paradosso, ma ci salveremo quando ci troveremo acefali.

Ora si apre l’attesa del secolo. Che altro farà Giuliano Ferrara, dopo avere radunato una piazza di fellow-spasimanti del Cav per un happening antifrancese? Manderà, il Mario Appelius di palazzo Grazioli, un proprio cartello di sfida all’Eliseo? Contro la Merkel farà duellare la sua Signora, così leonina quando inneggiava a Bush? Oppure otterrà da Cheney e Panetta un blitz delle infallibili Special Forces che vendichi l’insulto al Cav? E lo stesso Cav, sarà sopraffatto dallo scoramento nonostante i clisteri di ottimismo praticati dall’Elefantino? Cercherà rifugio nel ranch di George W Bush, oppure in una repubblica della Melanesia (v. “Consigli al Cav e agli AntiCav”, Internauta di ottobre)? I Centocinquantisti, come zittiranno coloro per i quali, in 150 anni, siamo passati dagli ardori del Risorgimento alla cianòsi con diarrea del 2011? E Sarko e Merkel, alle prossime conferenze su noi cianotici, si metteranno occhiali neri per nascondere sguardi da insulto? Si faranno inceronare i muscoli facciali al doppio e al triplo per non ghignare?

l’Ussita