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RICORDATE GUIDO UCCELLI DI NEMI

novembre 2011 by:

Credo che alla maggior parte dei milanesi il nome Guido Ucelli di Nemi dica poco o nulla. Ed, invece, si tratta di una persona che è bene conoscere, perché la sua opera in Milano e per Milano è stata assai rilevante.

È giusto che essa entri a far parte della memoria storica della nostra città. A rimediare a tanta dimenticanza giunge, ora, un libro dal titolo “Guido Ucelli di Nemi”, industriale, umanista, innovatore; curato dall’Associazione Guido Ucelli, dagli Amici del Museo nazionale delle Scienze e della Tecnologia Leonardo da Vinci e dal Centro per la cultura d’impresa ed edito da Ulrico Hoepli di Milano.

Si tratta di un bel libro a più voci che scandaglia, in profondità, la multiforme personalità ed opera di Guido Ucelli, con una introduzione di Giulio Giorello (unico appunto: libri di questo tipo e qualità non dovrebbero più essere licenziati senza un indice generale analitico dei nomi). Accanto alla persona di Guido il libro fa conoscere il profilo della moglie Carla, fedele, appassionata e competente compagna e collaboratrice. Giustamente, quindi, Guido e Carla sono rappresentati insieme anche nel bassorilievo in bronzo che li ricorda, appena varcato l’ingresso, al Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia.

Guido Ucelli nasce a Piacenza il 25 agosto 1885, quarto di cinque fratelli. Si trasferisce a Milano per frequentare il Politecnico dove si laurea in Ingegneria elettrotecnica nel 1909. Subito dopo la laurea, Guido Ucelli inizia a lavorare alla Riva, uno dei più antichi stabilimenti industriali in Lombardia, che già si era imposto come il primo produttore italiano di turbine idrauliche. Guido Ucelli conquista rapidamente la fiducia di Alberto Riva e nel 1915 (a trent’anni) è già consigliere di amministrazione e vicedirettore generale della Riva e assume la responsabilità della conduzione industriale e della strategia di sviluppo. Inizia così un grande impegno imprenditoriale che lo accompagnerà per tutta la vita, grazie al quale l’impresa diventerà una realtà industriale sempre più importante. Dal 1911, su sua iniziativa, inizia anche la produzione di pompe idrauliche, mentre nel 1923 Guido ideò e perfezionò l’accordo tra la Riva e la bolognese Calzoni dando vita alla Riva – Calzoni, della quale divenne amministratore delegato e, poi, anche socio importante.

Ma non voglio percorrere la sua luminosa carriera di imprenditore, bensì sottolineare la ricchezza della sua personalità e di quella della moglie Carla. Questa era figlia di Franco Tosi, grande industriale di Legnano, ucciso da un dipendente nel 1898. Si sposarono nel 1914 dando vita ad una storia d’amore e di collaborazione coniugale esemplare. Lei morì nel 1963, un anno prima delle nozze d’oro, e lui un anno dopo, nel 1964. Guido però non si appaga di diventare, rapidamente, un imprenditore di grande successo e di costituire una solida e bella famiglia. Egli si impegna, instancabilmente su una gamma sempre più vasta di attività, di contenuto civico, scientifico, formativo, sociale.

Tra le sue grandi iniziative certamente la più grande è la creazione del Museo nazionale della Scienza e della Tecnica, inaugurato a Milano il 15 febbraio 1953. L’idea era nata in lui al tempo in cui, ancora studente al Politecnico di Milano, aveva visitato l’Esposizione internazionale del Sempione a Milano nel 1906. Inizia allora, con altri allievi del Politecnico, a studiare il progetto di un “Museo delle Arti e delle Industrie”, incoraggiato da vari docenti del Politecnico. La convinzione che lo guida è quella dell’importanza di una cultura scientifica e tecnica diffuse. Egli si innesta così nel grande filone della cultura lombarda ed in particolare milanese, quella che si collega direttamente a Carlo Cattaneo, alla Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri (al cui direttivo partecipò dal 1932 all’anno della morte nel 1964), alla straordinaria attività dell’ingegnere Giuseppe Colombo, “venerato maestro” di Alberto Riva al Politecnico.

Fu solo con il governo fascista che l’idea di Guido Ucelli inizia il suo faticoso e lento cammino. Il 1 gennaio 1928 il capo del governo, Benito Mussolini, indirizza a Guglielmo Marconi, in qualità di presidente del Consiglio nazionale delle Ricerche (nato da soli cinque anni) un messaggio programmatico, nel quale afferma: “Occorre sistemare in Italia laboratori di ricerca ben attrezzati e Musei viventi, dove i progressi della scienza, della tecnica e della industria siano resi evidenti. Un Paese non spende invano in queste opere di progresso”. È l’idea di Guido Ucelli. Ed a Milano il messaggio a Marconi trova due grandi sostenitori: il podestà, duca Marcello Visconti di Modrone, e l’amministratore delegato della Ditte Riunite A. Riva e A. Calzoni, ingegner Guido Ucelli.

Nel 1930 il podestà di Milano istituisce una apposita commissione per studiare la realizzazione del nuovo Museo tecnico-scientifico e chiama Guido Ucelli a presiederla. Inizia così un lungo e tormentato iter, nell’ambito del quale si guarda, come modello, soprattutto al Deutsches Museum di Monaco. Seguire questa vicenda vuol dire seguire anche le vivacissime vicende politiche, amministrative, culturali di Milano, per un lungo periodo. Guido Ucelli mostra qui non solo le sue capacità ma soprattutto la sua tenacia. Senza entrambe e senza l’appoggio di Marconi, il progetto ben difficilmente sarebbe sopravvissuto agli infiniti siluri della burocrazia romana ed ai tentativi politici di trapiantare il progetto a Roma. Perciò è giusto che il merito della realizzazione del progetto sia attribuito soprattutto a Guido Ucelli.

Dopo la guerra il progetto, già ben avanzato, riprende e si completa sia sotto il profilo giuridico (creazione della Fondazione come Ente morale nel 1947), sia nella identificazione e ricostruzione della sede nell’ex monastero olivetano di via San Vittore (identificato da Ucelli), sia nel collegamento con Leonardo attraverso la Mostra della Scienza e Tecnica di Leonardo del 1953. Sarà Ucelli a proporre l’unione tra l’istituendo Museo e la Mostra di Leonardo. Sicché il 15 febbraio 1953, nel grandioso complesso del convento di San Vittore, restaurato su progetto degli architetti Piero Portalupi, Ferdinando Reggiari ed Enrico Griffini, vengono inaugurati insieme il Museo nazionale della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” e la Mostra della Scienza e della Tecnica di Leonardo.

L’avvenimento ha portata nazionale. Sono presenti il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, membri del governo, della Camera, del Senato, il sindaco di Milano Virgilio Ferrari, altre autorità cittadine ed esponenti del mondo culturale, scientifico, tecnico, imprenditoriale. Il sogno di Ucelli nasce sui banchi del Politecnico nel 1908: si concretizza nel 1953; 45 anni nel corso dei quali ci sono due guerre, un regime fascista, la crisi economica e finanziaria degli anni ’30 e tante altre vicende sconvolgenti. Credo che queste date siano più che sufficienti per testimoniare la tempra dell’uomo ed il fatto che se Milano e l’Italia hanno un importante, anche se non sufficientemente valorizzato, Museo della Scienza e della Tecnica, esse lo devono in massima parte all’intelligenza e volontà dell’ingegnere Guido Ucelli.

Ho sintetizzato i due contributi più importanti di Guido Ucelli a Milano, come imprenditore e come fondatore del Museo della Scienza e della Tecnica. Ma molti altri sono i capitoli della sua attività che meritano attenzione ed approfondimento. Dalla tecnicamente straordinaria operazione per far riemergere dal fondale del Lago di Nemi le importanti navi romane che giacevano sul fondo; dalla intensa attività nel campo della formazione tecnica; dalla straordinaria capacità di fondere cultura tecnica e cultura umanistica; dalla opposizione alle leggi razziste e conseguente prigionia; dall’aver sempre coltivato un alto senso di responsabilità personale e di spiritualità, con un atteggiamento che è ben documentato nelle parole che egli pronunciò, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche in occasione della consegna del premio Rezzana (1964):

“È ben noto che ogni giorno di più le scienze fisiche si distaccano dalle ristrette concezioni materialistiche per accettare concetti che sembrano tendere quasi ad una nuova spiritualità: ogni scoperta fa intravedere nuove vie senza fine, sconfinati orizzonti, e sembra costituire una rivelazione dell’ordine instaurato nell’universo. La scienza sembra così avvicinare sempre più l’uomo alle soglie del divino mistero, alla nozione della sintesi essenziale, alla conoscenza dell’assoluto che si cela al di là degli schemi e delle teorie caduche, mentre nella acquisita certezza della misteriosa armonia universale e nell’inesausto anelito della conoscenza del vero, si rispecchia la visione dell’alta missione, dell’arcano destino dell’umanità: una sempre più alta evoluzione civile; una sempre più alta evoluzione spirituale”.

Ripercorrere le pagine di questo libro vuol dire anche immergersi in un esempio di quegli imprenditori che seppero essere veramente classe dirigente, non solo come capacità realizzatrice, ma come cultura, esempio morale, sobrietà di vita, senso alto della responsabilità nei confronti di tutta la comunità. Imprenditori che sono veri costruttori, perché non costruiscono solo oggetti ma cultura. Nell’ambito del libro, Giorgio Bigatti (docente di Storia economica all’Università Bocconi) dedica un saggio molto bello ed approfondito a Guido Ucelli come imprenditore, che intitola: “Storia di un imprenditore” e nel quale conclude:

“Il carattere che meglio restituisce il senso dell’esperienza umana e imprenditoriale di Guido Ucelli è, a mio avviso, la sua inattualità. Cosa di più inattuale, in un mondo che avanza a passo spedito verso una crescente frammentazione dei saperi, che postulare la necessità di una nuova sintesi tra arte e scienza? O ancora, per una stagione come l’attuale nella quale ormai la comunicazione ha trasformato il vuoto in evento, praticare la virtù della discrezione mirando alla sostanza delle cose? Da questo punto di vista la paziente tessitura per arrivare a dare corpo al progetto del Museo della Scienza e della Tecnica è esemplare. A muoverlo non era la ricerca di un ritorno di immagine o di un guadagno ma solo il desiderio di contribuire al progresso civile del paese. Sono in fondo le stesse motivazioni che si ritrovano nel suo essere imprenditore. Secondo una matrice cattolica di lontana derivazione giansenista, presente anche in altri imprenditori – si pensi ad Alberto Pirelli – Ucelli, coadiuvato in questo dalla moglie Carla, ebbe sempre un’acuta consapevolezza dei suoi doveri verso la società”.

Sono conclusioni che bene riassumono il personaggio di Guido Ucelli. Eppure non concordo con l’amara riflessione sulla sua “inattualità”. La verità è che la Grande Crisi, nel mezzo della quale ci troviamo, ci manda invece, un messaggio di grande attualità di imprenditori e uomini come Guido Ucelli. Abbiamo bisogno di reagire contro la frantumazione dei saperi, di realizzare nuove sintesi tra arte e scienza, di riconquistare la virtù della discrezione e della integrità intellettuale e morale, di ritornare ad un’imprenditoria sobria e solida, a ricominciare a comunicare tra noi in spirito di verità e non per soddisfare esigenze mediatiche. È un grande e difficile sforzo quello che dobbiamo fare, in relazione al quale, la Grande Crisi nel mezzo della quale ci troviamo, ci dice: se non riuscirete a realizzarlo sarete perduti.

Per questo rievocare personaggi come Guido e Carla Ucelli è di grande attualità.

di Marco Vitale

da allarmemilano-speranzamilano.it