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IL VENTO STA GIRANDO: UNA CAMERA DI SORTEGGIATI

gennaio 2012 by:
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A pensarci bene, la fine di Berlusconi è stata anche il 25 luglio del Regime, come quella volta. Non ancora deposta, certo, ma la Vecchia Politica è stata messa in mora. Si dibatterà come belva catturata, unghierà e sbranerà, ma alla fine perderà le forze. Fuori della metafora, poco resterà come prima: prima del consolato Monti-Napolitano e prima del governo dei tecnici, a valle del quale i politici a vita risulteranno il contrario che necessari: nocivi. Virus da uccidere.

Poche settimane fa sarebbe stato impensabile l’articolo “Una Camera dei Cittadini” di Michele Ainis (Corriere della Sera), articolo che riprende una proposta di Carlo Calenda (Il Foglio, 29 dicembre): mettere al posto della democrazia elettorale la DEMARCHIA (potere del sorteggio). Come mai due articoli così sovversivi? Perché “la fiducia nei partiti è scesa al 5%; perché il Parlamento è l’istituzione più impopolare; perché occorre che la politica non sia più un mestiere”.

A questo fine Ainis invoca coraggio e ‘fantasia istituzionale’. Superfluo ricordare che fino a poche settimane fa le istituzioni non tolleravano né fantasia, nè progettazione ingegneristica di nuovi assetti. Accettavano solo il tomismo trasudante dalla “più bella Costituzione al mondo”. Strano che tanta bellezza abbia prodotto un così grande tedio dei suoi valori, delle urne e dei ratti che ne fuoriescono.

Ainis grazie a Dio pensa e scrive come se non fosse un accademico, che di solito vuol dire politologo del solo esistente. Per cominciare, incita “si seghi il ramo su cui siedono i professionisti del potere”, perciò si istituisca il recall, il diritto dei nordamericani di deporre gli eletti immeritevoli; soprattutto,  “due soli mandati e via” (peccato che dopo la segagione i cacciati manterranno il diritto a presiedere enti, società e truogoli di stato). Lancia poi la villanzona proposta della ‘Camera dei Cittadini’, un Senato non più eletto ma composto di cittadini sorteggiati, “che controlli e stimoli la Camera elettiva”. Villanzona sì: avesse proposto di confiscare alla Casta una comunità montana, un consiglio di zona, passi. Ma consegnare al sorteggio il Senato! Si disponga TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per Ainis Michele.

Il quale Michele ha anche il merito di impiegare il termine ‘demarchia’, poco familiare ma esatto: potere del demos, cioè sorteggio; e anche il merito di ricordare ciò che ad Atene era la regola: ‘cariche a rotazione, governanti provvisori’, sottolineando “abbiamo ancora molto da imparare dalla Grecia antica (v. in proposito l’ebook  di Internauta “ Il Pericle elettronico”).

Con giovanile, ammirevole baldanza il prof. Ainis sostiene altresì che la demarchia, almeno a livello di governo locale, “sta prendendo piede in tutto il mondo”. Più guardingo, Franco Soglian, che finora non si è unito all’esplorazione di una democrazia antielettorale e antipartitica, ha definito in Internauta di dicembre “non peregrina né avveniristica l’ipotesi di rimpiazzare la democrazia rappresentativa con un’altra gestita a turno da governanti scelti random dal computer in campioni qualificati”. Ed ha aggiunto: “non è inconcepibile che gli esperimenti già fatti in questo senso negli USA e addirittura in Cina possano verificarsi anche da noi, in un futuro non necessariamente lontano’. Anche l’expertise di Soglian, un ex docente, prova che le cose cominciano a cambiare. Ainis conclude con una citazione da Aristotele: ‘le elezioni sono per l’aristocrazia, il sorteggio per la democrazia’.

Che la democrazia diretta, qualificata e declinata in modo che sia possibile -non avremo mai 61 milioni di legislatori italiani, 300 milioni di legislatori americani- rappresenti la sola alternativa di sistema lo dimostra, dalla trincea nemica, il più noto tra gli Scolastici del parlamentarismo: da decenni Giovanni Sartori infila nelle sue ‘sententiae’ una o più invettive contro il ‘direttismo’. Usa ammonire: ‘o il sistema si risolleva, o arriva il direttismo’. Arriverà, naturalmente. Tuttavia, per tentare di mettere in sicurezza il parlamentarismo Sartori, suo fornitore di usberghi, dovrebbe pensare a qualcosa di più ingegnoso del solito doppio turno alla francese.

Chi spiegherà al papà/nonno dei politologi che non si tratta più di cambiare il congegno per votare, ma di cancellare il voto, cioè la delega al Mob? Ainis, in fondo, è gentile col Mob: gli lascia una Camera da cui malversare e rubare. Ci ripensi, consegnamone due di Camere al sorteggio!

JJJ