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UN PAPA ALLA LUTERO AMPUTERA’ L’IPERCAPITALISMO

gennaio 2012 by:
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A tentare di combattere il mercato, cioè il mondo come è, non abbiamo che un rimasuglio, la minoranza d’una minoranza: gli ultimi nostalgici o recidivi del comunismo; pazzi malinconici, lunatici assoluti. La sinistra raziocinante quale la conosciamo non esiste più come alternativa,  è rassegnata all’ipercapitalismo. Allora è vietato sperare?

E’ vietato disperare. Sorgerà una grande guida, capace di chiamare tutti, non una fazione. Non la esprimerà la politica, altrettanto fallita quanto la sua componente più cervellotica e settaria. La politica ha mancato tutte le sue prove. La esprimerà la metapolitica, un convergere di ideali, slanci ed  energie: svolgerà il ruolo che aveva la religione nei secoli lontani, partendo cinque e più millenni fa. Potrà esprimerla direttamente, magari non da sola, la religione moderna, se si rigenererà. Nonostante tutto la religione esiste, con un potenziale ingente, mentre le grandi ideologie del passato sono morte. Nell’Occidente religione vuol dire cristianesimo e, più concretamente, cattolicesimo. Se quest’ultimo farà la sua rivoluzione, la sua redenzione, riuscirà a ricacciare indietro l’ipercapitalismo. Tutte le altre ipotesi saranno cadute.

C’è un precedente storico che supporta questa previsione: la rivolta luterana. Martino Lutero ci insegna che cancellare quindici secoli di continuità è non solo possibile, ma facile. Affisse a Wittenberg le 95 Tesi contro le indulgenze, scritte nel latino dei teologi di allora, il 31 ottobre 1517. Entro la fine di dicembre apparvero e si diffusero edizioni delle Tesi a Lipsia Norimberga Basilea. Subito seguirono varie traduzioni in tedesco. Un partigiano di Lutero arrivò a scrivere: “Non erano passate due settimane che le 95 Tesi erano conosciute  ovunque in Germania, e in altre due settimane in tutta la Cristianità”. Iperbole, certo. Comunque Martino confessò che avrebbe scritto in modo diverso, meno accademico e non in latino, se avesse potuto prevedere tanto successo.

Entro il marzo 1518 stese in tedesco il “Sermone sulle indulgenze e sulla grazia”, vero e proprio manifesto operativo della Riforma protestante, sermone che ebbe una quindicina di ristampe nel solo anno successivo alle Tesi. Gli studiosi hanno calcolato che nei primi dieci anni della Riforma circolarono 7 milioni di opuscoli luterani. Le confutazioni dei papisti moltiplicarono l’efficacia degli scritti di Martino, i quali erano letti e commentati avidamente nelle case e nei luoghi pubblici, birrerie, botteghe, sedi delle gilde, veri e propri opifici. La Riforma trionfò sì per la personalità di Lutero, ma più ancora per la forza rivoluzionaria della sua causa, per l’assalto alla continuità del male.

Identica, anzi più irresistibile, causa avrà dalla sua il grande spirito che lancerà la rivoluzione cattolica del ritorno alle origini. Lo scalpore sarà enorme di fronte a un giovane pontefice mai entrato prima nei palazzi vaticani, demolitore di molte istituzioni, convinzioni, tradizioni stanche. Niente sarà più come prima per l’arrivo di un papa di rottura, il quale si senta destinato all’azione invece che alle allocuzioni sempre uguali, sempre inutili. Un giovane papa che voglia la Nuova Chiesa quasi opposta alla Vecchia, perciò fatta per conquistare il futuro, non per continuare a deperire. Una Chiesa che compia fatti, trasformazioni emozionanti, non operazioni mediatiche o raduni oceanici di fedeli. Che riproponga la povertà cristiana invece che il benessere consumistico e che, guadagnando prima le élites poi le masse alla povertà, cambi i valori e la vita a noi tutti. Un giovane condottiero che si senta figlio di Girolamo Savonarola  martire ribelle e poi santo, non di Pacelli e Montini.

La Chiesa della palingenesi cattolica sarà, anche per il suo passato di massima potenza religiosa della storia, senza confronti più possente delle 95 Tesi. Ma dovrà offrirsi come macchina d’assalto contro i misfatti antichi e moderni: ingiustizia, capitalismo, consumismo, edonismo, trasgressioni, dissacrazioni, miseria ideale, esasperazione dei divari sociali, guerre. Una Chiesa risorta -irriconoscibile per alcuni aspetti, fedelissima per altri-, impetuosa, non più identificabile con Roma, in qualche misura opposta ai propri due millenni, sbalordirà il mondo più di quanto fece un agostiniano d’eccezione che all’inizio scriveva in latino, per qualche decina di teologi.

Si usa sottolineare che la ribellione luterana trionfò perché trovò un’alleata tecnologica preziosa, la stampa, inventata pochi decenni prima. Ma la Rivoluzione cattolica si alleerà con altre e più  irresistibili tecnologie. I computer hanno già cominciato a deviare la storia e ad abbattere regimi.

l’Ussita