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COME SOPRAVVIVERE SENZA FUTURO

marzo 2012 by:
lacroix

Dice Donatella Viti, che lavorò in un rinomato ufficio studi: l’Italia non ha più un futuro. Anzi l’Europa. Per qualcuna delle nazioni europee, forse Viti si dispera troppo. Per lo Stivale, chissà. Sono morti tutti gli imperi grandi, perché non potrebbe morire l’improvvisata prosperità degli Eighties craxiani?

I filosofi della storia dicono che i popoli non muoiono, e magari hanno ragione. Però non è detto che vivano sempre nelle circostanze migliori. Le plebi campavano negli stenti ai tempi gloriosi di Ottaviano Augusto. Oggi sono plebe (agiata) la maggior parte degli italiani (il 99% degli americani, dicono quelli di Occupy Wall Street). Non è escluso che le masse dell’Occidente ex-padrone del mondo debbano un giorno adattarsi a vivere del poco, come al tempo di Ottaviano, come a quelli Belle Epoque di Parigi quasi-capitale della finanza internazionale.

Vivremo dunque, ma non necessariamente come oggi, quando quasi non circola più un’utilitaria e quando una coppia che lavora in fabbrica non scende mai sotto i 30 mila all’anno, confortevoli per qualsiasi focolare plebeo. Non sarà un dramma. Sono superflui la maggior parte dei nostri consumi. Se invece la regressione alla vita semplice ci apparirà una sciagura, allora sì ci attendono giorni grami.

Il lavoro sarà di relativamente pochi, dunque perderà la sua egemonia. Tutti gli altri dovranno mangiare senza lavorare. Neanche questo sarà un dramma, purché la società si converta in una compagine di sopravvivenza, nella quale agli ultimi sia assicurato il minimo. Fattori oggi imprevedibili costringeranno a grossi arretramenti i ceti del privilegio spinto, oggi pervenuti a guadagnare quanto cinquecento lavoratori manuali o altrettanti borghesi proletarizzati. Nessuno sa quali fattori risulteranno coercitivi, anzi rivoluzionari, ma la probabile rottura della pace sociale avrà chiari effetti livellatori.

Una cosa sembra certa: il travaglio attuale di questo capitalismo -seguirà probabilmente un capitalismo diverso- non farà risorgere la mummia del marxismo-leninismo. Sarà perfettamente vano richiamarsi a Rosa Luxemburg, a Stalin, Gramsci, Togliatti, Dolores Ibarruri; sarà vano esaltare le glorie della lotta partigiana -tutte lampadine fulminate che non danno più luce. Questo capitalismo forse va verso la fine, ma chi lo spegnerà non assomiglierà agli antagonisti che conosciamo.

Le fedi religiose, finora rifiutate o snobbate come agenti del cambiamento sociale, potranno essere la rivelazione giustizialista di un avvenire non troppo remoto. Se si metterà in movimento, questo inedito giustizialismo attingerà una forza straordinaria da millenni di conati, di avanzate e di sconfitte del senso religioso del vivere. In ogni caso si alimenterà di un bacino sotterraneo profondissimo di aspirazioni millenaristiche. E’ per la mancanza di questa ‘riserva strategica’ che tutti i movimenti rivoluzionari laicisti e materialisti sono caduti e sono destinati a non rialzarsi.

Forse la Donatella dell’incipit vede giusto: non abbiamo più il futuro di una volta. Ne abbiamo un altro, sorprendente.

l’Ussita