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PRESIDENTI INFEDELI

marzo 2012 by:
giovanni_leone

Non mi ero mai curato di leggere uno scritto di Camilla Cederna, una delle dive del giornalismo giacobino di quarant’anni fa. Giorni fa mi era capitato tra le mani un suo libretto del 1978, “Giovanni Leone: la carriera di un presidente” e l’avevo messo da parte per un’eventuale occasione di lettura ricreativa. Però le notizie dal berlinese Schloss Bellevue sulla fine della presidenza Wulff mi hanno attratto a ripercorrere la parabola del nostro capo dello Stato di allora, soprannominato col nomignolo, meritato o no, di Antelope Cobbler. Ai troppo giovani va ricordato che il nomignolo sorse per il sospetto di qualche ruolo nell’affaire del nostro acquisto di giganteschi aerei da trasporto Lockheed C-130 Hercules. I sospetti indussero Leone a lasciare la carica per dimissioni: peraltro non immediate come quelle di tre tedeschi di vertice: i presidenti Koehler e Wulff nonché un brillante ministro della Difesa, zu Wittenberg.

Il libretto della Cederna fu uno dei tanti pamphlet in materia, e Giovanni Leone non fu che il comprimario di una vecchia commedia italiana, solo leggermente modificata nel 1861 prima, nel 1945 poi. Gli scandali democristiani di un quarantennio fa furono un po’ diversi da quelli del fascismo e, prima, dei notabili liberali.

Il contributo apportato da Camilla Cederna fu di anticipare di qualche decennio il fideismo accusatorio in una sola direzione e i metodi d’assalto che troppo lentamente abbatteranno Berlusconi (però non avranno alcun merito nella genesi della decisiva novità Mario Monti). La letteratura libellistica di Cederna e di molti altri certamente fotografò il malaffare della repubblica democristiana, madre di quella craxiana-prodiana, nonna di quella attuale (certificata giorni fa dalla Corte dei Conti come più corrotta che ai giorni di Mani Pulite).

Forse la Fustigatrice del gruppo De Benedetti ha in più il merito (involontario) di facilitare al lettore il fare la tara della faziosità. Grazie al proficuo sicariato nel covo de “l’Espresso”, la Cederna si riconosce più in fretta come faziosa. Secondo lei, il male era fatto solo da affaristi conservatori, monarchici, fascisti e cattolici, mai da altri. Quando occorre meno tempo a sceverare il vero dal falso, le accuse dalle calunnie, si ha più tempo e voglia per individuare il marcio reale. Negli scritti dei partigiani più efferati è tale il parossismo degli insulti che il lettore non si attarda sui dettagli e passa oltre. Così accadrà con Berlusconi: la miriade delle denunce risulterà superflua, dimostrata essendo ad abundantiam la collocazione del Cav tra gli statisti da pochade.

Il marcio italiano tra il 1945 e oggi è stato più grave di quelli della Bundesrepublik, del Regno Unito e della Francia post-gollista a partitocrazia depotenziata. Non è chiaro fino a che punto le tangenti che trionfarono in Spagna sotto Felipe Gonzales, un po’ anche sotto J.M.Aznar, furono o no uguali alle tangenti di casa nostra. Forse quelle spagnole provocarono una repulsione più immediata. Per cercare di togliere di mezzo il berlusconismo, degenerazione altrettanto grave quanto la corruzione, abbiamo impiegato un tempo ignobilmente lungo. Forse gli spagnoli, che non esitarono a scannarsi nel nome delle loro fedi, sono rimasti più attaccati al loro onore. E quando una brigata zapaterista di orfani del sinistrismo anni Trenta ha profittato di una momentanea vittoria elettorale per rilanciare gli imperativi degli sconfitti del 1939, la risposta del paese è stata inequivocabile.

Conclusione. Siamo più tarati degli altri, ma la tabe della corruzione ha attaccato anche gli altri. La congiunzione ‘apoteosi del denaro-democrazia delle urne-professionismo dei politici’ è micidiale ovunque. Negli USA più che altrove i candidati si pesano sui finanziamenti che raccolgono. I grandi sponsor che danno milioni condizionano i politici irresistibilmente ma in fondo, in modi diversi, lo fanno anche gli aggregati di piccoli sponsor. Il professionismo dei politici è un tumore che un giorno sarà vinto con la semplice abolizione della carriera, cioè col passaggio alla democrazia diretta selettiva (=per campione). Impossibile sarà domare la belva della corruzione senza chiudere per sempre le urne, tranne che per i referendum.

Gli altri indispensabili partner della corruzione sono gli imprenditori e i burocrati, questi ultimi comprendenti i militari. I burocrati vanno neutralizzati coi metodi del Terrore 1793, il più aspro dei quali dovrà essere la decimazione random: destituirne uno su dieci perché gli altri nove capiscano. Resterà invincibile l’attrazione fatale del denaro su tutti gli uomini-cittadini. Fermare tale attrazione implicherà una trasformazione spirituale, ai fini della quale tutte le formule della politica resteranno inermi. Occorrerà la metapolitica.

l’Ussita