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DIALOGO TRA PREMIER (FALLITI) AL CAPEZZALE DI MONTI

aprile 2012 by:
simposio

Personaggi: Romano Prodi-Luigi Facta-Mario Monti

Prodi– Vi ho convocato, qui nella sede amica del velo-club “Pedale serio e democrazia ginnica”, per scambiare esperienze di governo e al contempo consigliare al collega designato dalla Bocconi le vie per scongiurare il default del governo e suo personale. Muoviamo da ispirazioni ideali diverse, ma siamo accomunati dalla devozione alla serietà, sobrietà e fedeltà alle istituzioni. Io, non lo nascondo, incarno l’assistenzialismo consociativo e le istanze dei boiardi di Stato, al fine di conciliare l’atlantismo con la linea guerrigliera del subcomandante Fausto. Voi, che incarnate?

Monti– Io la sobrietà, incardinata nella philosophy dello Stock Exchange of London in materia di derivati e peraltro non insensibile, detta sobrietà, al grido di dolore dei commessi del Senato, assaliti da frequenti e scortesi proposte di abolizione del medesimo, proprio allorquando ne sono diventato membro vitalizio. Il mio governo sente di condividere la preoccupazione dei benemeriti lacché parlamentari: prestano la loro opera gratuitamente, e in occasione di disdicevoli alterchi, gesti col dito medio ed espettorazioni di aggettivi sconci, ristabiliscono con garbo e fermezza il prestigio dell’Istituzione, pur scalfito dalla deprecabile vicepresidenza Rosi Mauro. Sono stato chiamato al governo per ridurre lo spread, senza obbligo di successo. Non mi piacerebbe trovarmi, dopo il 2013, membro a vita di una Camera Alta depotenziata ad areopago delle utilities municipalizzate, oppure a centrale di ridondanza. Right or wrong, my country.

Facta– Sono ancora scosso dalla sinistra esperienza del 28 ottobre 1922, quando Sua Maestà mi negò lo stato d’assedio con cui volevo fermare la Marcia su Roma e invece accettò dalle mani del Duce l’Italia di Vittorio Veneto. A me dettero dell’eunuco. Compilando detto decreto credevo di portare avanti la linea social-liberale di Giolitti di cui ero scudiero. Invece il Capo, che il ‘Corriere della sera’ definì ‘bolscevico’ ma che nel 1921 aveva presieduto un governo di unità nazionale, non bandì la crociata antifascista. Non avevo capito che il repertorio liberal-parlamentare non tirava più, cosi come oggi la Costituzione lascia indifferenti e inclini al pernacchio quasi tutti. Lo stesso serio errore stai commettendo tu, commendevole sen. prof. Monti. Vai avanti a sviolinare la sovranità delle Camere, cioè dei partiti, quando il paese al 96% ha concluso che i partiti sono bande di ladri che, oltre a rubare, si installano per sempre, vitto e alloggio, nella casa del derubato. Non ti accorgi che gli italiani agognano ad una brusca svolta antipolitica e, se questa è la democrazia, antidemocratica. Il Parlamento piace al paese come la cipolla al cane. Non fallire come me, Mario.

Monti– Scusami Facta, queste cose le so meglio di te, che il lezzo della Repubblica nata dalla Resistenza lo conosci solo per sentito dire. Io sono praticamente gemello della Repubblica, la conosco a fondo. So che i partiti sono i padroni e non posso che sviolinare, altrimenti mi sfiduciano e addio SalvaItalia.

Prodi -Per un realismo tipo il tuo, Mario, io ho pagato caro. Mi fossi sbarazzato dei cespugli sinistristi, forse sarei ancora a palazzo Chigi invece che columnist del ‘Messaggero’. Però ammetto che non avrei dovuto dare al Pentagono la base di Vicenza, calpestando la volontà del popolo. E non avrei dovuto preparare con D’Alema, sai il Velista Rosso, le condizioni per il mega-ordine degli F35. SuperMario mio, non cancellando l’ordine degli F35 rischi molto. Lascia che te lo dica, aggiungere all’Aeronautica il top del meglio in fatto di capacità offensiva è una belinata. Non parlo certo di offesa alla Costituzione, visto che della Costituzione gli italiani se ne fregano altamente. Parlo di criminosa inutilità della spesa. Con qualche milione di famiglie senza reddito e duecento suicidi economici l’anno, potresti farti bello cancellando l’ordine. Spendere per i cacciabombardieri è da mascalzone, non da Mario Monti.

Facta -Fossi ancora deputato di Pinerolo, invece che trapassato dal 1930, stenderei per conto di Giolitti un decreto da proporre a Sua Maestà: impeachment per chiunque ordini F35 invece che la carta igienica per le scuole.

Prodi -Guarda Monti che a rifiutarti alla lobby delle armi avresti tutto da guadagnare. Hai rinunciato a domare la Camusso e Fiomlandini, e pagherai per questo. Ora hai paura a scontentare l’Aeronautica littoria? Gli italiani sono figli di puttana, abituati ad obbedire, ma cretini non sono. Arrivano ad amare chi li libera da un oppressore, in questo caso dalla lobby del bellicismo. Io e il collega D’Alema, oggi non potuto essere con noi per una regata velica a Gabicce Mare, siamo stati puniti per Vicenza. Tu ti giochi tutto per l’irrisorio Pil che l’F35 produrrà a Cameri per manutenzioni. In ogni caso per farti ricattare dalla Trimurti Alfano Bersani Casini.

Monti –Disregarding i mercati dei derivati da cui dipendo non rientra nella mia mission, come diciamo nel mio ateneo.

Facta -Se il sen. prof. Monti mi consente, egli rischia di fallire come me, come il collega Prodi e come questo collega D’Alema (non l’ho presente, morto come sono dal 1930). Giolitti ci insegna che la maggioranza sociologica non va scontentata. Ciò spiega che riuscì a fare il dittatore parlamentare per trent’anni.

Monti -Ma fu disapprovato da chi lo definì ministro della malavita. Io sono entitled a passare alla storia come ministro della sobrietà e come indossatore di loden.

Prodi e Facta, all’unisono -Ti hanno dato alla testa gli elogi dei primi 100 giorni. Ti avvii ad essere un altro Facta/ un altro Prodi/ un altro D’Alema. Rischi di mancare l’occasione grossa come la mancò un altro fallito importante, Manuel Fraga Iribarne, che rispetto agli altri aspiranti diadochi di Franco era un astore tra i fringuelli. Fraga si perdette adeguandosi al pensiero unico, scimmiottando la democrazia. Tu SuperMario credendo di dover fare come Fraga, rinunciando al colpo di forza sul Senato dei Gaglioffi e sulla Camera degli Imputati, stai autoaffondandoti. Tu e Fraga avreste dovuto contrapporvi, non adeguarvi. La vostra ‘mission’ avrebbe dovuto essere demolire, non puntellare. Ci siamo spiegati, collega?

Porfirio