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OGNI UOMO UN PATRIOTA

aprile 2012 by:

Per descrivere icasticamente il processo di militarizzazione dell’Europa sec.XIX -senza il quale la Grande Guerra non sarebbe venuta, antefatto categorico anzi causa della Seconda- il britannico John Keegan, storico della guerra di Hitler/Stalin/Churchill/ Roosevelt, ricorre a Friedrich Engels, il socio di Karl Marx. Scrive che nell’agosto 1840 Engels cavalcò tre ore dal suo ufficio di Brema per assistere alle manovre combinate dei reparti delle città-stato indipendenti della Germania del Nord (Brema, Amburgo, Lubecca, ducato di Oldenburg). Stima Keegan che al momento della cavalcata di Engels le forze delle città libere non superavano gli effettivi di un reggimento: 3000 uomini al più. Quando Engels morì (1895) le stesse città fornivano al Secondo Reich il grosso di due divisioni di linea, più due della riserva, più una mezza divisione della Landwehr (coscritti anziani). Totale 30.000 uomini, il decuplo del contingente del 1840, con un accrescimento ben superiore alla crescita demografica.

Engels, cofondatore del comunismo ma anche figlio di un industriale, assisté in vita a un impetuoso sviluppo economico che finanziò la militarizzazione generale. Come tutti sanno, le ferrovie furono parte integrante degli apprestamenti bellici. La rete tedesca era, sempre al tempo della giovinezza di Engels, di 469 chilometri; nel 1914 avrebbe superato i 61 mila km. I trasferimenti di uomini su ferrovia furono enormi: nelle prime due settimane dell’agosto 1914 venti milioni di europei presero la tradotta per il fronte. L’importanza militare attribuita alle ferrovie dalla Germania “di Engels” spiega che i suoi ferrovieri non vennero mai autorizzati a sindacalizzarsi. La ragione è nella parola stessa ‘sabotaggio’: nel loro grande sciopero del 1905 i ferrovieri belgi sbullonavano le rotaie dalle traversine (sabots). Però la militarizzazione della vita non portava solo sacrifici e morte: il nutrimento dei soldati era più abbondante di quello dei proletari in tempo di pace. “Sotto le armi, tutti i giorni minestra e carne, senza lavorare” diceva una canzone di coscritti del Nord.

La logica della militarizzazione produsse i suoi frutti più atroci tra il 1939 e il 1945: il più aspro evento bellico della storia venne combattuto in sei dei sette continenti e su tutti i mari, uccise 50 milioni di persone, ne mutilò o ferì centinaia di milioni. Nel mondo del 2012, a quasi settant’anni dalla fine di quel cataclisma, solo gli USA appaiono decisi a non imparare alcuna lezione. L’America è l’unica grande potenza che accetta senza esitare i costi sempre più forsennati, più i crimini e i rimorsi, della supremazia bellica; e che pratica, o è tentata di praticare, le linee di azione internazionale imposte dal militarismo. Tutti gli altri protagonisti dei grandi conflitti del passato hanno tirato i remi in barca: si consentono molto meno armi di quel che le loro economie permetterebbero. Oggi si ipotizza che la Cina possa candidarsi all’egemonia militare; ma per ora è solo un’ipotesi. In ogni caso l’ambizione di Pechino si limiterebbe ad alcuni quadranti dell’Estremo Oriente. Il Pentagono ha molte centinaia di basi nel pianeta, oltre a quelle domestiche.

Resta dunque macroscopica, soverchiante, la vocazione bellicista degli USA: superiore a quella della Germania guglielmina (nella quale si preparavano e si facevano guerre, ma si portavano avanti -più che nell’America d’oggi- tutte le arti della pace, dalla chimica all’astrazione metafisica. I generali Junker contavano molto, ma più ancora sono entrati nella storia gli operatori germanici della scienza e dello spirito). Solo sulla sponda opposta a quella statunitense, cioè al livello infimo della potenza e dello sviluppo, troviamo paesi straccioni che destinano ai tank e agli eserciti -naturalmente per mantenere al potere i governanti- una quota esorbitante delle risorse pubbliche. I bilanci del Pentagono come proporzione del Pil si apparentano alle spese militari di vari stati-canaglia di improvvisata indipendenza.

E di tanto in tanto si leva in USA una voce per ‘non escludere alcuna opzione, inclusa quella nucleare’ a fronte di contenziosi che lasciano indifferenti decine di Comandi Supremi che dominarono il passato.

Demetrio