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PER GRAMSCI GLI AVVERSARI ERANO “STRACCI MESTRUATI”

maggio 2012 by:
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Un giovane politico professionale, membro di una classe appassionatamente amata dal 2% degli italiani -si chiama Domenico De Santis, responsabile organizzativo Pd Puglia- ha provato giorni fa a rispondere alla domanda, centrale al nostro tempo, “Se Antonio Gramsci fosse nato nel 1982 come me, al posto delle Lettere dal carcere avrebbe forse scritto post su fb, o magari twittato qualche messaggio dal suo profilo?”.

Per chi si galvanizzava alla prospettiva di entrare in un Gramsci nato nel 1982, delusione immediata: “Non so rispondere” scrive a muso duro il gerarca in erba. Però riferisce ammirativamente un paragrafo di Gramsci, scritto sulla crisi della rappresentanza a fascismo appena insediato “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Non essendomi mai curato troppo di Gramsci (forse in quanto a lui risale, in piccolo, il settarismo che ha contribuito ad uccidere l’idea comunista nel mondo intero), non sono in grado di valutare il fondamento delle accuse al Gramsci “pedagogo violento e intollerante” del sociologo Alessandro Orsini, di recente pubblicato da “Sette” (Corriere’). Però impressionano; valutate voi: “I documenti dicono che Gramsci, fin quando fu libero di partecipare alla lotta politica, affermò che i giovani militanti di partito dovevano essere educati a chiamare gli avversari politici “porci” e “stracci mestruati”, ed esprimeva il suo giubilo quando i liberali venivano presi a cazzotti in faccia. Il 5 giugno 1920 negò il diritto alla vita degli avversari, affermando che la rivoluzione comunista prevedeva la loro uccisione. Contro i critici della violenza bolscevica era solito riversare una valanga di insulti. Per lui Turati era uomo spregevole. In una lettera a Palmiro Togliatti del maggio 1923 dichiarava di voler distruggere tutto ciò che il riformismo rappresentava. Il 1° settembre 1924 Turati era “un semifascista”. Nei Quaderni, Turati è citato 7 volte con disprezzo immutato. Il 28 agosto 1924 Giacomo Matteotti è definito sprezzantemente ‘un pellegrino del nulla’, per avere sprecato la sua vita politica dietro il riformismo. Gramsci difese energicamente, a proposito della soppressione della libertà di stampa in Russia, quel tipo di società che amava, pur essendo consapevole dell’esistenza della GPU e delle sue funzioni (…) Quando Togliatti ricoprì di fango la figura di Turati, nel giorno della sua morte,si limitò a ripetere quanto Gramsci aveva sempre detto: Turati è un essere ributtante”.

Incalza ancora Orsini: “In una lettera che Gramsci scrive alla moglie (30 dicembre 1929) sull’educazione dei figli, emerge la concezione pedagogica che precede l’arresto: l’educazione al comunismo deve essere basata sulla coercizione. Le menti dei fanciulli devono essere sottoposte a un’autorità esterna anche con la forza e la violenza, se necessario. Il tema dell’educazione torna in una lettera del 27 luglio 1931, quando il figlio Delio stava per compiere sette anni, un’età che Gramsci giudicava decisiva per imprimere l’ideologia comunista nella coscienza del figlio”.

“Gramsci, riassume il sociologo Orsini, accantonò la violenza rivoluzionaria non in quanto negazione del socialismo ma perché, dopo una serie impressionante di sconfitte, era giunto alla conclusione che non poteva essere utilizzata con successo. A questo si riduce la differenza pedagogica tra i due Gramsci: il primo voleva instaurare la dittatura del Partito unico uccidendo gli avversari. Il secondo voleva instaurare la dittatura del Partito unico occupando la mente di migliaia di persone”.

Togliatti -questo lo diciamo noi- confermò l’animus violento e totalitario di Gramsci quando esaltò l’uccisione di Giovanni Gentile, da lui descritto nei termini più insultanti, e ogni altro crimine di tipo gappista. Lenin e Stalin non sono stati affatto soli ad assassinare il comunismo: li hanno aiutati uno stuolo di luogotenenti. Nel nostro paese i sicari migliori furono i gramscisti: i Togliatti, i Longo, i Secchia, i ‘colonnello Valerio’.

A.M.C.