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MARIO MONTI E’ DI SINISTRA?

giugno 2012 by:
compagno-monti

In questi giorni pare divertente a molti giornalisti, opinionisti e politici discettare dell’appartenenza del presidente del consiglio Mario Monti alla famiglia della destra o della sinistra. Certo, nessuno arriva a dire che Monti abbia qualcosa a che spartire con questa destra, ma molti lo ascrivono alla famiglia della destra storica. Può essere, ma parliamo di una categoria politica vecchia di un secolo che chissà oggi se sarebbe ancora considerata di “destra”.

Personalmente penso che Mario Monti possa essere considerato, ovviamente con riferimento al XXI secolo e non a quelli precedenti, una persona di sinistra. Non conosco le sue posizioni sui diritti civili, e questo è un grave discrimine, ma quanto alle politiche economiche e sociali esistono pochi dubbi.

Se essere di sinistra significa parteggiare per i più deboli, oggi in Italia questo significa parteggiare per i giovani e le donne, che sono esclusi dal mercato del lavoro e dalle relative protezioni, impegnarsi per creare un tessuto economico e sociale che non lasci indietro nessuno, ma che sappia premiare il merito, creare un benessere tale da poter caricare sulle spalle della società i costi dell’aiuto ai bisognosi, italiani o immigrati.

In questo senso l’esempio a cui si deve guardare sono ovviamente le socialdemocrazie scandinave. Per una persona di sinistra, quello è l’esempio realizzato di stato sociale funzionante. E la sinistra italiana, specie l’ala sindacalizzata e fortemente conservatrice, fa di tutto per convincere le persone che quella ricetta in Italia non funzionerebbe, per i motivi più disparati. Dal carattere nazional-popolare alle dimensioni del Paese, dal tessuto economico alla classe imprenditoriale. Può essere che ora sia prematuro, ma la direzione in cui remare resta quella. Dietro alle critiche invece spesso di celano gli indicibili interessi di chi non vuole cambiare nulla per mantenere le proprie rendite di posizione.

Allora a Mario Monti va riconosciuto che più di chiunque altro si è mosso nella giusta direzione. Non a caso un politico di sinistra e rivoluzionario come Pietro Ichino sostiene fortemente le ragioni del premier. E tuttavia, al di là dell’iscrizione a questa o quella famiglia politica, il problema più grosso che rimane sul tavolo è sempre lo stesso: la democrazia che funziona in modo troppo mediocre, e abbisogna di una revisione. La società si è evoluta, che si evolvano anche i meccanismi che la regolano.

Mario Monti non vincerebbe mai un’elezione con un programma di riforme giuste e necessarie. Nessuno vincerebbe. Perché gli interessi del domani esigono un sacrificio degli interessi di oggi, e la politica sembra aver perso ogni capacità di mediazione decidendo di tutelare solo i secondi. Il tempo del riformismo sta scadendo, coi suoi tempi lunghi rischia di non essere in grado di dare le giuste risposte nei giusti tempi. Presto sarà il momento della rivoluzione, e non certo quella populista e demagogica che alcuni agognano, ma quella liberale che fu già teorizzata da Gobetti. Come fare per renderla possibile? Su Internauta abbiamo avanzato moltissime proposte, alcune più attuabili, altre più efficaci, tutte per ora decisamente fantasiose.

Ma dopo il 2013, quando avremo di nuovo la nostra classe politica seduta al suo posto, se ricomincerà lo scempio quotidiano cui siamo abituati – cosa su cui vale la pena scommettere – perché non ammettere che non vanno cambiati solo i giocatori ma anche le regole del gioco? Il malcontento non può portare alla dittatura dei Grilli. Dovrebbe stimolare la ricerca di una formula per portare al governo dei competenti, di destra o di sinistra, ma che rispondano a logiche di razionalità e non di becero calcolo politico.

Solone X