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DICTATURA LEGALE PER SCONGIURARE IL GOLPE MILITARE E PASSARE AL MODELLO SVIZZERO

agosto 2012 by:

Le due crisi, dell’economia e della politica, sono arrivate a un punto tale che un colpo di Stato militare, se organizzato a regola d’arte, avrebbe successo, non spargerebbe sangue e raccoglierebbe il più forte consenso popolare. Andò così in Spagna nel 1923, in Portogallo nel 1926. Il dittatore spagnolo lasciò spontaneamente al settimo anno, ma il regime portoghese durò poco meno di mezzo secolo; furono i militari stessi a mettervi fine.

Da noi la prospettiva del golpe turba i legittimisti e i benpensanti. Allora diciamo: il meno che vada fatto per scongiurare il Putsch militare è un Putsch politico e di difesa repubblicana. Vanno dati tutti i poteri a Mario Monti (con tutte le riserve che l’Uomo merita; ma almeno lo conosciamo, con le  sue qualità e i difetti). Non sarebbe un dittatore-orco. Una combinazione di fattori, che oggi non dettagliamo, dovrebbe produrre l’attribuzione al capo del governo di una dittatura ‘romana’ per 6-12 mesi, sospese tutte le altre istituzioni cominciando da quelle parlamentari. Sospesa, anzi cancellata la Costituzione e la sua Corte, dovendosi a tempo debito convocare una Costituente audace, in una prospettiva di democrazia diretta selettiva, senza delega ad alcun eletto. C’è già stato il terremoto grave, è in arrivo il maremoto, il legalismo costituzionale non ha più senso.

Nel semestre o anno della dittatura obbligata e benefica, il suo capo -meglio Monti che uno sconosciuto- dovrebbe innanzitutto dimezzare il debito con le brusche: patrimoniale pesante soprattutto ma non solo sulle grandi fortune; dismissioni in grande; ben altri tagli di spesa. Sussidi alimentari a tutti i senza reddito. In più, il Dictator dovrebbe farsi regista di una Costituente ristretta, 30 persone nient’affatto elette, la quale liquidi la Carta del 1948 e dia vita ad ordinamenti assolutamente nuovi, tesi a trasformare la democrazia, da rappresentativa (cioè gestita senza speranza  dai lestofanti dei partiti) a semidiretta all’elvetica.

Venti anni fa il sistema svizzero fu clamorosamente additato e argomentato  da ‘The Economist’, con uno speciale, come ideale modello non solo per nazioni deficitarie di buoni ordinamenti, ma anche per UK e USA. Il congegno elvetico è definito in dottrina e ufficialmente come democrazia diretta. Esistono organi di rappresentanza, c’è un esecutivo (ristretto e capeggiato a rotazione tra i suoi membri), ma l’istanza finale è il referendum senza quorum. Nessuna legge entra in vigore se respinta dal referendum. Sovrano è il popolo, non il parlamento.

Questo vorrà dire, tra l’altro, che né le nostre assemblee, finché restano, né la presidenza della Repubblica dovranno avere autonomia finanziaria. Il referendum senza quorum e non gli eletti dovrà decidere gli emolumenti di questi ultimi, emolumenti che non dovranno superare i quattro decimi degli attuali; il finanziamento dei partiti, cancellata ogni altra voce, sarà un decimo dell’attuale. Questo a breve termine, ai sensi delle riforme della Dictatura. Sulla distanza, logica vorrà che la democrazia semidiretta all’elvetica evolva verso quella obbligata del futuro: diretta, selettiva ed elettronica.

In più, la dictatura legale derivata da Roma repubblicana dovrebbe agire nel senso di qualche redistribuzione della ricchezza e del contrasto all’ipercapitalismo. Il primo impegno in queste direzioni sarebbe l’avocazione delle rendite più alte, per finanziare il sostegno elementare di base a tutte le famiglie prive di reddito. La lotta agli sprechi e la cancellazione di quasi tutti i costi della politica e degli apparati istituzionali dovrebbe consentire la riduzione di un quarto della spesa pubblica. Il prelievo fiscale non si abbasserebbe nella stessa misura: la lotta alla povertà dovrebbe includere l’aumento degli aiuti ai paesi miserabili che alimentano l’immigrazione clandestina.

Tutto ciò, ed altro, andrebbe deciso e avviato entro i 6-12 mesi della dictatura. Ammonterebbe a un cambiamento rivoluzionario e implicherebbe in ogni caso qualche utilizzo dell’esercito a difesa della fase costituente dello Stato Nuovo. Un’alternativa meno drastica non esiste. I partiti e i politici espressi dalla Casta non si autosacrificheranno mai e il Paese finirà male.

A.M.C.