Home » Cambiare Democrazia

MINIATURIZZARE I GROSSI STIPENDI

agosto 2012 by:
francia

Che a non strapagarli i top burocrati e i boiardi se ne vanno, è una balla. Che andandosene provochino danni irreparabili, è un’altra balla. Che a lavorare per i privati guadagnerebbero invariabilmente di più, è una terza balla. Le retribuzioni dell’alta dirigenza sono arrivate dove sono arrivate per il classismo e l’omertà tradizionali della corporazione. Un fatto degenerativo. Alcuni funzionari di vertice sono insolitamente bravi. Gli altri lo sono parecchio meno, se anche a loro risalgono le carenze della nostra funzione e mano pubblica.

Non è facile aggiornare continuamente, anche al ribasso, la remunerazione della bravura individuale. E’ giusto perciò abbassare drasticamente tutti i livelli alti.  Monti ha annunciato di volerlo fare, e speriamo sia vero. Ma non basta. Posto che nessuna persona nei ruoli pubblici dovrà guadagnare più del primo magistrato del Paese, ci sono imperiose ragioni perché tutti gli alti gradi, al centro e alla  periferia -compresi il primo magistrato e la smisurata schiera dei magistrati di cassazione, dei generali, dei diplomatici- vengano assoggettati a un supplemento di prelievo fiscale. Arrivare al complessivo 75% di Hollande sarebbe opportuno. Chi lavora per la collettività deve essere motivato al bene pubblico in maniera speciale. Chi non lo sia, lasci. Per ogni sommo dirigente che abbandona c’è per legge fisiologica un tot di collaboratori esperti pronti a subentrare. In non pochi casi le amministrazioni pubbliche faranno un affare a lasciar andare gli scribi più pieni di sè. I rimpiazzi costano meno e sono più creativi. Se è stato rilevato che numerosi arcidirigenti costano più del Bundeskanzler, e del resto più del ministro loro superiore, vuol dire che le loro retribuzioni sono cresciute troppo in Italia (a volte anche all’estero. La sindrome italiana colpisce dovunque).

Non è verosimile, abbiamo detto,  che numerosi manager pubblici lascerebbero se pagati sensibilmente meno. Comunque occorre vigilare perché quanti lo facciano non ricevano trattamenti finali di favore, in spirito di omertà. I diritti maturati andrebbero calcolati restrittivamente, considerato l’attaccamento al denaro dimostrato lasciando il servizio pubblico. Del resto i diritti acquisiti andrebbero ridotti a tutti i livelli pubblici, compresi quelli poco elevati.

Abbiamo visto che il danno provocato dall’abbandono di boiardi e marpioni non può essere grave, visto che i loro rimpiazzi possono risultare più convenienti e più produttivi. Si aggiunga che non sempre, oggi, il settore privato è in grado di largheggiare coi suoi capi. In ogni caso, il fisco dovrebbe colpire più gravemente i compensi astronomici. E un ultimo punto. Ai pochi tra gli alti burocrati, i boiardi, i generali, i baroni accademici che non hanno figli, mogli o congiunti da sistemare dovrebbe essere riconosciuto un premio, presumendosi che non  useranno la loro posizione per spingere la carriera dei parenti. Molte tra le strutture pubbliche sono necessarie, ma quando i loro membri aggiungono ai propri costi anche i guasti del nepotismo, la cosa da fare è la tabula rasa: spiantare il male alla radice, licenziare i marpioni, accettare qualche perdita di sistematicità a seguito della nomina di giovani.

Porfirio