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IL CORO DEI PAROLIBERI

settembre 2012 by:

Le ‘parole in libertà’ furono una delle conquiste del Futurismo (=giustapporre sostantivi aggettivi avverbi secondo principi extra-sintattici). ‘Paroliberi’ furono gli scrittori e i poeti che utilizzarono la libertà conseguita dal Movimento. E paroliberi, ma insinceri, sono coloro -dalle casalinghe democratiche che inviano sms solidali ai marciatori su Roma con gli striscioni del Sulcis, all’Uomo del Colle che si è detto tutto dalla parte degli elmetti minerari: senza menzionare le circostanze che vietano di tenere in esercizio una miniera che aveva senso ai tempi dell’autarchia. E senza menzionare che la collettività ha sopportato per decenni l’onere di una produzione antieconomica. La Regione Sardegna, proprietaria al 100% dell’impianto, non ce la fa più; lo Stato ha altri obblighi verso 60 milioni di persone. Paroliberi sono quanti argomentano a favore del carbone e dell’alluminio sardo, delle auto di Pomigliano e di Torino, dell’acciaio di Taranto, di ogni altra attività in perdita o  produttrice di patologie. La collettività ha l’obbligo di dare del pane a tutti i bisognosi, non quello di difendere il benessere e il consumismo.

Le parole in libertà preferite sono ‘diritto al lavoro’, ‘dignità’, ‘non molleremo’, ‘il governo si assuma  le sue responsabilità’, ‘salvare il know how e le eccellenze’, ‘adottare una politica industriale’. Dietro tutte è il concetto più parolibero di tutti: il contribuente paghi più tasse per garantire i nostri stipendi. Belluini lottatori sindacali fanno asserzioni ancora più irragionevoli, tipo “Ciò che abbiamo lo dobbiamo alle lotte, perciò lottiamo ad oltranza”. Naturalmente i paroliberi dimenticano che in Gran Bretagna, madre della rivoluzione industriale che andava a carbone, i minatori sono scesi dal mezzo milione di prima della Thatcher ai diecimila di oggi. Che l’alluminio si produce dove l’energia costa poco. Che se l’Enel volesse dire sì al Sulcis dovrebbe dire no a un altro territorio italiano. Che le regole dell’Europa vietano gli aiuti di Stato (acquisti di favore, prezzi politici): infatti Bruxelles ha mosso contro Roma numerose procedure d’infrazione, una parte delle quali ci sono costate pesantemente.

In realtà un paese come il nostro deve convincersi d’essersi industrializzato troppo e in parte artificialmente, per i congegni dell’elettoralismo e dell’indebitamento parossistico. Un paese come il nostro deve accettare una misura di deindustrializzazione. I grandi impianti produttivi sorti nel Sud, in Sardegna e altrove hanno fatto danni gravi, sono falliti o sono in pericolo. Meglio sarebbe stato puntare sul turismo, soprattutto quello culturale, sull’agricoltura, sulle ricche risorse eolica e solare, sull’economia verde. La U.S. Navy prevede di ricavare entro il 2020 il 50% dell’energia che consuma da fonti rinnovabili.

Così come stanno le cose, sono pochi gli investimenti concepibili col denaro pubblico: in primis a) un assegno di sopravvivenza a tutte le famiglie senza reddito, quindi anche ai minatori ; b) la demolizione di una parte dei capannoni che hanno assassinato il paesaggio; c) la ristrutturazione di edifici industriali e commerciali per farne abitazioni ipereconomiche e parzialmente comunitarie per i senza lavoro; d) qualche sostegno alle piccole iniziative associate dei disoccupati che intraprendano. Di difendere veri e propri salari, veri e propri stipendi, benefits e ottime pensioni si parlerà sempre meno.

Deindustrializzazione vuol dire meno job: infatti occorre accettare, non solo in Italia, la parziale regressione negli stenti che erano la norma ancora due generazioni fa. La globalizzazione non ci consente alternative. Ricordiamo che molte crisi industriali non sono nuove -in qualche caso hanno decenni- e sono crisi di sovracapacità produttiva. In qualche misura chi promette la crescita, oggi, mente. Le parole in libertà del Futurismo erano estrose e creative. Quelle dei supporter di Sulcis Ilva Alcoa Irisbus Termini Imerese sono tristi, incapaci non solo di convincere, anche di illudere.

Antonio Massimo Calderazzi