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IMPORTANTE SCRITTO DI ABRAVANEL: IL CONSERVATORISMO DELLA SINISTRA ITALIANA FA CRESCERE LE DISEGUAGLIANZE

ottobre 2012 by:

Difficilmente si poteva argomentare meglio di come ha fatto il 10 novembre Roger Abravanel (nel blog Meritocrazia.corriere.it) che la disuguaglianza sociale è un’apartheid;  che nei fatti la sinistra rinuncia a combatterla; che non riuscendo a superare certi propri tabù si può dire sia un’alleata della destra “per creare il Paese più disuguale del mondo occidentale”. Scrive Abravanel: “E’ da 20 anni che la disuguaglianza cresce, ma un conto è arricchirsi meno degli altri quando l’economia va bene, un altro è diventare più poveri mentre i ricchi accrescono il loro benessere. Da sempre l’indice Gini in Italia (misura il divario tra i più ricchi e i più poveri) è tra i maggiori d’Europa: è al  livello della iperliberista Inghilterra, è vicino a quello degli Stati Uniti, è molto più alto di quello di altri paesi europei, come  la Germania o i paesi scandinavi. Anche la mobilità sociale, ovvero la possibilità per i figli di genitori poveri di raggiungere un reddito alto, in Italia è basso. Siamo a livello degli Usa, con caratteristiche diverse”.

La diversità è soprattutto nel fatto che in America il gruppo dei super-ricchi (il famigerato One per cent) consegue  redditi top grazie alle scuole elitarie che i super-ricchi frequentano. Da noi i figli dei ricchi ereditano l’azienda e le proprietà dei genitori. E i nostri poveri non hanno accesso alle ricche borse di studio che in America aprono le porte delle migliori università. “Peraltro il nostro welfare non è certo costato poco: è a livelli scandinavi. In Scandinavia hanno trasformato negli anni lo stato assistenziale in un welfare in grado di creare opportunità per ogni cittadino, senza falsare le regole di mercato per sostenere la crescita dell’economia”.

Per Abravanel in Italia si parla poco del ‘problema enorme’ della disuguaglianza, ma è soprattutto sorprendente il disinteresse delle sinistre. “Il nostro welfare non protegge i più poveri, i giovani e le donne: difende piuttosto i capofamiglia maschi, ai quali garantisce il posto di lavoro e la pensione prima di tutti gli altri paesi”. E’ un’impostazione conservatrice e anticapitalista, dice il Nostro,  che pone la sinistra italiana su un pianeta ideologico arretrato. La disuguaglianza viene affrontata “basandosi su principi quasi feudali: non è l’impresa che crea benessere, ma il lavoro”. Abravanel cita beffardamente l’art.1 della Costituzione, che solo il guitto Benigni, benestante come D’Alema, giudica ‘bellissima’ (contro congruo compenso), laddove il resto della plebe Italia, ubriacata dal populismo, la apprezza solo come riserva di carta per incartare la frutta , dovessero scioperare i cartari.

Dice Abravanel, sempre beffardamente: “Il lavoro esiste indipendentemente dal capitale, dall’impresa, dal consumo. Interessa poco il fatto che senza imprese e consumatori che comprano i loro prodotti non ci sono lavoratori (…) Lavori in miniera nel Sulcis? Un altro diritto che va difeso, anche se per difenderlo costa  dieci volte il tuo stipendio. E’ lo stesso atteggiamento del sindacato di fronte a occupati e disoccupati. E’ così che si crea l’apartheid di cui parla Pietro Ichino tra i dodici milioni di intoccabili e i nove milioni di precari e dipendenti di piccole imprese”.

La morale di Abravanel è diamantina: “Se il centrodestra è sempre stato il protettore dei grandi privilegi, la sinistra si è trasformata in protettrice di quelli piccoli. La soluzione per ridurre la disuguaglianza è quella che serve anche a fare ripartire la crescita: rule of law e una vera meritocrazia: intesa come ricerca della competizione, non come semplice riduzione delle raccomandazioni”.

Come si potrebbe non essere d’accordo con Roger Abravanel? Lo scrivente, che non riesce a non essere d’accordo, rivendica però il diritto a un tot di incredulità. Crede poco che Scandinavia sia il paradiso dei piccoli, incredibilmente coccolati dai rampolli dei padroni delle ferriere. E crede poco che, nei frangenti in cui viviamo, il Nostro capitalismo sia così bravo a produrre crescita. Lo era prima della globalizzazione.

In conclusione: condividere le tesi di Abravanel, ma con giudizio. Confutare le scemenze di sinistra è facile e giusto. Non respingere quelle di destra sarebbe diabolico.

l’Ussita