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LA TESTATA CHE ODIA DI PIU’ L’IDEALISMO

novembre 2012 by:
espressonline

Per decisione degli Dei beati riuniti a consiglio sull’Olimpo, risorsero dagli avelli i fratelli Gracchi, il Poverello di Assisi, Savonarola, Babeuf, Karl Liebknecht, Albert Scweizer, don Gnocchi, mille altri eroi della fratellanza, compresi i caritatevoli che assistono i lebbrosi. Fondarono UTOPIA 2, una comunità di virtuosi e di eguali, nessuno molto ricco nessuno misero, un luogo dove sono sì infelici gli storpi e i ciechi ma non le vittime degli egoismi umani. Utopia fu amata da molti, schernita e odiata dai duri di cuore, dai carnivori in sembiante d’uomini.

Credete voi che alla testa di questi duri e di questi carnivori ci fossero G W Bush col vicepresidente Cheney e con Rumsfeld, oppure il ‘Daily Telegraph‘ organo dei più Tories di tutti, oppure le Duecento famiglie del padronato francese, o magari l’ultimo di quei marajà che ricevevano dai miseri il tributo di tanto oro quanto pesavano, ed erano quasi sempre grassi? Errore. Utopia 2 fu combattuta soprattutto dal gruppo Repubblica/Espresso, dalla Trimurti De Benedetti Scalfari Ezio Mauro. Non che i tre fossero senza cuore, anzi. Gli orfanotrofi e i lazzaretti che fondarono, così, senza ostentarlo, tagliando sul loro tenore di vita! Il cuore, anzi il cor cordium, ce l’hanno caldo, esempio perpetuo per tutti i proprietari di grandi barche e tutti i tycoons del Grain Exchange di Chicago.

Il fatto è che l’impero che i Tre fondarono deve il successo alla vocazione dei ceti quasi-medi agli stili di vita emancipati e ricchi -altro che Utopia 2. Gli spazi pubblicitari di Repubblica ed Espresso hanno sì una spruzzata di modesti dopobarba e di pedule interclassiste; ma i giochi che contano li fanno gli inserzionisti d’alta gamma, dai resorts messicani alle circumnavigazioni di Capo Horn, dai derivati alle accelerazioni BMW 500 hp. I contenuti editoriali, le omelie iperlaiche della domenica e le accademie filosofiche danno for granted, come i dialoghi platonici, il diritto dei fittest a vivere al top e quello delle mezze calzette e degli spiantati a sognare il lifestyle d’alta gamma. Per il target del gruppo su cui regna la Trimurti, la frugalità è l’abominio assoluto. Il grande patron Carlo DeB esigette sì la tessera n° 1 del Partito delle masse lavoratrici che non arrivano a  fine mese, sul sottinteso però che sia sinistrismo alla Cina 2012, fittissima di grattacieli. In questo senso Utopia 2 è la Geenna, putrida discarica fuori Gerusalemme dove finivano le immondizie e le carogne d’animali. Il lettore di Repubblica/Espresso aspira al casolare umbro tutti i conforti, non a subire sermoni sui dannati del Sahel o della Penisola candidata a tornare ricca.

Domanda: ma Repubblica non è il capogiornale della sinistra alla riscossa? e la sinistra non ama i poveri? Risposta, basta coll’Ottocento e con De Amicis. Ora la Grande Proletaria  è la Media Edonista che si modella sui femminili del gruppo DeB. E’ cambiato tutto. “Sappiamo -ha scritto Sergio Romano- che in Cina le cerchie familiari dei maggiori leader si sono prodigiosamente arricchite. Le autorità hanno rabbiosamente respinto un’inchiesta del New York Times sulle fortune accomulate dal premier Wen Jiabao, duemila settecento milioni di dollari”. L’ambasciatore per la verità si chiede se “la Cina può ancora definirsi popolare”. Repubblica/Espresso non ha dubbi: esiste in funzione dell’edonismo perché edonisti sono i suoi lettori, ammaliati dagli inserzionisti che smerciano felicità per tutti, dal dopobarba dei bancari agli appartamenti londinesi W1 degli avvocati  ben messi.

In tempi migliori i disturbatori del consenso consumista/edonista sarebbero finiti sul rogo degli eretici. Oggi il gruppo DeB difende impavido il loro diritto a dissentire. Ma l’Utopia e le lagne giustizialiste no. L’Elefantino e Mediaset hanno ragione.

A.M.C.