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SVIZZERA: PRIMA A PRATICARE LA DEMOCRAZIA DIRETTA

novembre 2012 by:

‘The Economist’, grande settimanale londinese ma con forte radicamento americano, ha combattuto per anni una solitaria battaglia anticontinuista, antiparlamentare, sostenendo che la democrazia rappresentativa è divenuta irrilevante. Delegando la sovranità attraverso le elezioni ai professionisti della politica, il cittadino si spoglia di tutto. Deposta la scheda nell’urna deve attendere anni, fino alle prossime elezioni, per illudersi di svolgere qualche ruolo. Con il rapporto “A Survey of Democracy”  The Economist additava alla fine del 1996, come transizione immediata dal parlamentarismo alla democrazia diretta, il congegno referendario vigente in Svizzera. Com’è noto, il sistema costituzionale elvetico si definisce espressamente, anche al livello delle enunciazioni giuridiche, “democrazia quasi diretta”. Scriveva il Survey: “Il paese cui guardare è la Svizzera, che ha inventato e pratica una forma moderna di democrazia diretta. Lì le decisioni del parlamento non sono affatto l’ultima parola. Meglio far scegliere al popolo che ai parlamentari”.

Qui riportiamo nuovamente, con alcune variazioni, le formulazioni autentiche del sistema svizzero, tratte dal trattato di educazione civica “Profilo della Svizzera”  compilato da Hans Tschaeni, finanziato dalla Fondazione Pro Helvetia e offerto ai giornali italiani dalla diplomazia di Berna, quale testo quasi ufficiale.

L’iniziativa è il diritto popolare di proporre nuove leggi alle autorità, le quali sono obbligate a decidere in merito E’ una domanda firmata da almeno 50.000 cittadini aventi diritto di voto. Il referendum è il diritto del popolo di accettare o rigettare le leggi adottate dall’Assemblea federale. Sono i cittadini a decidere se una legge deve entrare in vigore. Dunque il diritto di referendum è il più determinante tra i diritti politici di cui goda il cittadino svizzero. La nostra democrazia è definita anche referendaria. Anche i trattati  internazionali conclusi per una durata indeterminata o per più di 15 anni sono soggetti a referendum.

Il referendum è un’istituzione tipicamente svizzera. Soltanto attraverso di esso il popolo può esercitare un influsso concreto, durevole e soprattutto preventivo sul Legislatore. In questo modo il popolo assurge esso stesso a legislatore. La ghigliottina del referendum si è dimostrata micidiale: il 60% dei progetti di legge approvati dal governo e dal parlamento sono stati respinti dai cittadini. I parlamentari e le autorità temono il referendum. Sotto molti aspetti possiamo dire che è il timore del referendum che determina la nostra legislazione. Ci si rifugia nel compromesso per non correre il rischio di vedere respinto un disegno di legge.

Nel 1961 i cittadini del Canton Soletta furono chiamati alle urne una volta al mese. La nostra democrazia diretta esige il massimo impegno del cittadino. Può persino accadere che il cittadino sia obbligato ad accettare d’essere eletto. Nonostante tutte le possibili obiezioni, si può affermare che la fiducia nel popolo sovrano non è mai diminuita. Quel che conta è che sia il popolo a dire l’ultima parola. I partiti hanno indubbiamente perso parecchio del loro ascendente.

In Svizzera il supremo potere esecutivo (governo) è rappresentato dal Consiglio federale, composto di sette membri che agiscono collegialmente. La presidenza è tenuta dal presidente della Confederazione (eletto dalle Camere riunite per la durata di un anno), il quale non ha però più potere dei suoi colleghi di governo. Il presidente non può essere rieletto per l’anno successivo. I membri del governo (consiglieri federali) sono eletti dalle Camere riunite per quattro anni. Non possono ricoprire un’altra carica nè esercitare una professione. L’incontestabile forza di  cui gode il Governo è fondata sulla sua collegialità. Il potere non è concentrato in una sola persona, ma è suddiviso fra i membri del Consiglio federale, che condividono le responsabilità.

La ‘Landsgemeinde’: la più antica forma di democrazia

In cinque Cantoni o semicantoni tutti i ‘cittadini attivi’ si radunano all’aperto per eleggere il Landamano, il governo e i giudici e per deliberare sugli affari più importanti della comunità. Le forme originarie della Landsgemeinde sono più antiche della stessa Confederazione. Fin dal 1291 le Landsgemeinden indirizzarono i Confederati verso la forma più semplice e diretta della democrazia.

Nei due Appenzello vige l’Amtszwang, cioè l’obbligo di accettare una data carica pubblica. Nell’Appenzello interno ogni cittadino è  soggetto a questo obbligo fino al sessantacinquesimo anno: E’ tenuto a far parte delle autorità giudiziarie o di quelle amministrative per almeno 10 anni. Le Landsgemeinden sono forme estremamente interessanti della democrazia diretta, il cui contenuto non si esaurisce nel decoro esteriore e nel cerimoniale, che pure rappresenta uno spettacolo affascinante. La democrazia diretta mira a soddisfare, nei limiti del possibile, le esigenze e le aspirazioni di ogni singolo cittadino.

Il popolo svizzero ebbe più di ogni altro il tempo e l’occasione di forgiarsi in Stato. Cominciò la sua opera di costituzione nel 1291, lavorandovi poi per oltre cinque secoli, indisturbato, guidato solamente dalle grandi correnti dello spirito, per le quali non esistono confini nazionali. Ciò rappresenta un caso unico nella storia. Solo Napoleone e le potenze conservatrici del Congresso di Vienna si intromisero seriamente negli affari della Svizzera tra il 1798 e il 1815.

La sua democrazia quasi diretta rappresenta tuttora un caso particolare nel mondo.

N.B.- Sia la democrazia diretta delle Poleis del sistema ateniese, sia la Landsgemeinde cui risale la democrazia quasi diretta dei Cantoni Elvetici furono possibili perché i cittadini erano pochi. Il “Blueprint della democrazia diretta selettiva”, pubblicato da Internauta in ottobre, prevede una Polis attiva di cinquecentomila cittadini, selezionati ogni anno dal sorteggio.