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UNA FERROVIA DELLA BASSA COME CONTRADA DELL’ANIMA

dicembre 2012 by:
volontariatoHaring4

Scacciati con le brusche, i venditori di colombi e gli altri mercanti rientrarono nel Tempio appena Gesù si fu allontanato. Figuriamoci se poteva andare meglio a Mario Monti, così lontano dalla potenza e dalla virtù del figlio di Dio. Per qualche mese estromise dal potere centrale la gentaglia dei politici professionisti, ora la gentaglia è di nuovo in business, più agguerrita e turpe di prima. Anzi, di una frazione dei venditori rientrati a insozzare il Tempio egli Monti si è fatto addirittura maestro e condottiero. Il Male, com’era da attendersi, è invincibile. Con tutta la loro autostima, i ministri tecnici si sono ridotti ad aspiranti carpetbaggers.

Ancor più risalta ciò che si contrappone al Male: il Bene. Nel concreto, i primi che vengono alla mente quali operatori del bene sono coloro che fanno volontariato, coloro che sono l’esatto contrario dei parlamentari, degli uomini d’apparato, dei consigliori (=dignitari della Mafia)  istituzionali. Chi volesse progettare un sistema di democrazia diretta selettiva, una Polis di supercittadini estratti a sorte per turni brevi a deliberare e a governare, non esiterebbe a riservare a quelli del volontariato vero -quello faticoso e persino costoso, quello che esige sacrificio- le maggiori chances d’essere sorteggiati a deliberare e a governare. Gli uomini e le donne del volontariato praticano una sommessa santità terra terra.

Ma il volontariato non è solo sfacchinare nelle mense dei poveri e negli ospizi, visitare gli ammalati, soccorrere gli homeless. E’ volontariato anche, laico o no non importa, spendersi (e spendere) per il bene comune, soccorrere le menti e le anime invece che la sola carne. Sono caritatevoli anche quei quarantenni con figli e più d’una laurea che dedicano sforzo a provare e riprovare nel coro la cantata  di Bach invece di frequentare al Rotary o al golf la gente utile alla carriera; e in più si quotano per pagare il maestro del coro, l’affitto della sala e ogni altra spesa. E’ grazie alla loro filantropia che la cantata sacra bachiana vive ed è a joy forever.

Altrettanto caritatevole è la gente come Fabio. Fabio Malavasi, ordinario di genetica medica all’università di Torino, che con la sua scienza, tra l’altro scienza di tumori, potrebbe farsi ricco, tiene da molti anni accesa una lampada di sentimenti. Nato in un casello ferroviario della linea Suzzara-Ferrara, figlio di casellanti, non si è limitato a comprare e ad abitare il casello dove vide la luce -lo faremmo in molti- ma dedica opera e soldi, oltre che a iniziative altruistiche nella sua piccola patria, a strappare alla rottamazione locomotive e vagoni della Suzzara-Ferrara. Con lui si prodigano (e pagano), con un’abnegazione che è silenzioso eroismo, un pugno di santi matti. Hanno restaurato una superba macchina che un secolo fa trascinava convogli a 100 all’ora. Ne fanno di tutti i colori per riportare in vita -chissà quando sarà- una locomotiva del 1887, umile giumenta da lavoro su una linea che faceva viaggiare soprattutto povera gente. Quella di Fabio e dei suoi amici è il contrario che una passione antiquaria/collezionistica: é dedizione filiale a una terra, la Bassa ferrarese, che idealmente è patria di ciascuno di noi, perché è una contrada dell’anima.

Nella nera officina ‘rialzo’ della ferrovia Torino-Ceres, mi onoro di avere parlato con Claudio Di Maria, sodale di quel Fabio che coltiva i valori della Bassa anche attraverso i passaggi a livello della Suzzara-Ferrara. Claudio è un incontro emozionante. Responsabile, ovviamente volontario,  dell’officina meccanica del Museo ferroviario torinese, nelle ore libere dalle incombenze che gli danno il pane, ore che altri dedicano all’edonismo, al riposo, alla famiglia e, peggio, allo sport, lavora anche manualmente tra le viscere, le bielle e i ruotismi ferroviari, e poco alla volta, assieme agli altri, risuscita la ferraglia -ma certe componenti d’un sol pezzo pesano tonnellate- di nobili veicoli che ‘devono’ tornare a funzionare. Su un piccolo locomotore da manovra i volontari hanno adattato il motore di un ‘Leoncino’, autocarro leggero OM. Alcune veloci  littorine hanno ricevuto i propulsori dei carri armati Sherman o Grant residuati di guerra. E’ straordinario come Claudio e i suoi compagni  riescano a farsi ingegneri meccanici oltre che saldatori e fresatori, lavorando gratis in un tempo assetato di denaro. Solo il volontariato fa questo ed è slancio religioso, slancio anche di atei.

Fabio, Claudio e gli altri sono la polarità perfettamente opposta ai malfattori che, lo dicevamo nell’incipit, si sono riappropriati della repubblica ma meriterebbero lo sdegno e lo scudiscio del Nazzareno a Gerusalemme. Tutto il potere andrebbe dato agli operatori del volontariato: compresi quanti si sentono figli e fratelli dei manovali della Bassa ferrarese. ‘Servo di Dio servo dei poveri’  hanno scritto sulla tomba di un misericordioso. Troveranno misericordia, è scritto nel Discorso delle Beatitudini, molti altri che avranno amato gli umili più che se stessi.

l’Ussita