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C’E’ CHI AMA NEGLI STATES IL MAXIDEBITO USA

gennaio 2013 by:
fiscal cliff

Nelle ultime settimane, settimane del fiscal cliff, è andata avanti una curiosa discussione tra esperti americani sul loro macroindebitamento. Paul Krugman, premio Nobel, ha fatto il provocatore coll’affermazione sul New York Times: “We’re not facing any kind of a fiscal crisis”. Nessuna necessità di accordo bipartisan per scongiurare l’insolvenza di Uncle Sam, niente obbligo per la Casa Bianca di ingegnerizzare un procedimento per la riduzione del debito. Manco a dirlo,  pochi hanno aderito alla filosofia di Krugman. Non per esempio lo staff dell’ex-presidente Clinton, nel quale così si sono espressi: “The debt will become a much bigger problem when normal economic growth returns and causes interest rates to rise; passing a credible 10-year plan now will keep the government’s borrowing costs much lower than they will be without one. It’s important not to impose austerity now before a growth trend is clearly established, because as the austerity policies in the Eurozone and the U.S. show, that will slow the economy, cut jobs, and increase deficits; and any credible deficit-reduction plan requires three things -spending reductions, revenue increases and economic growth”.

Nel 2011 il governo federale incassò $2450 miliardi e spese 3540 miliardi. Fu il quarto esercizio fiscale che chiudeva con un disavanzo di questa portata: l’ultimo disavanzo è stato di $1,100 miliardi, pari salvo errore a circa $17,000 di nuovo indebitamento per ciascun americano, uomo donna o bambino. Una giornalista specializzata, Becky Quick, ha calcolato che i $258 miliardi che Washington spende ogni anno per interessi superano l’assieme dei bilanci di sette dipartimenti: Commercio, Istruzione, Interni, Energia, Stato, Homeland Security, Giustizia. A stare al Congressional Budget Office, tra 10 anni il servizio del debito arriverà a costare $1000 miliardi. Secondo una previsione che appare attendibile, la dotazione (trust fund) della Social Security si estinguerà nel 2033 e tutte le sue erogazioni dovranno essere tagliate di un quarto. Anche di qui la proposta della commissione Simpson-Bowles, nominata da Obama, di allungare l’età lavorativa di un anno nel 2050 e di un altro anno nel 2075. Il co-autore della proposta, Bowles, era stato chief of staff di Clinton. Una cinquantina di amministratori delegati delle massime corporations americane appoggiano i provvedimenti Simpson-Bowles, che invece Paul Krugman respinge (“a really bad plan”) in quanto “we are not facing any kind of fiscal crisis”.

Ciascuno può farsi un’idea propria del ragionamento Krugman leggendolo sul New York Times. In ogni caso è certo che la linea del premio Nobel, spensierata come può apparire, ha i suoi sostenitori. Ha proposto Allan Sloan, un esperto in passato repubblicano (nel settembre 2011 ha ripudiato il GOP con una cover story di ‘Fortune’ intitolata ‘American Idiots’), di prendere in prestito  altri 200 miliardi. A scanso di nostri errori, trascriviamo qui in inglese la proposta, dall’autore presentata come un ‘regalo d’addio al segretario al Tesoro Tim Geithner, se lascerà la carica’: “Now here’s what I propose -make a private deal with the central bank of a country that has huge holdings of Treasure securities (for instance, China) and doesn’t dare risk having a default on the interest or principal due on its holdings. Let’s borrow $200 billion by doing this, giving our lender a 10-year security that the Treasure can redeem early if if it chooses to. While Congress is playing its destructive game of chicken, you (Geithner) can keep the government functioning and be the hero who helped us avoid an economic calamity. The Treasure will have to pay an above-market interest rate on this borrowing. But you can score points -very deserved ones- by blaming House obstructionists for the added taxpayer expense”.

Sbagliamo, o questo è un aggiungere miliardi al debito? Oppure non è, ma il risultato è uguale? Ci sembra una logica bislacca, però è condivisa. Che chi governerà a Roma dopo il prossimo febbraio non si invaghisca di Paul Krugman & Allan Sloan. Quanto al secondo,  aggiungiamo per completezza d’informazione  qualche altro suo concetto. Proclamava nel suo ‘manifesto’ (American Idiots): “What’s ailing us? It’s the takeover of the economic debate by fanatics who are up to no good. Fix that, and maybe you fix the economy. Yes, the Tea Party types bear primary responsibility for today’s crisis – but they couldn’t have done it without the cowardice and incompetence of the Obama administration. The root of our current problem is that there are no grownups in positions of serious power in Washington. I spent July whatching with increasing horror as market-illiterate knownothings, abetted by the craven leaders of the Republican Party and the unspeakable ineptness of Obama and his minions, brought our country to within an inch of defaulting on its debt. If I sound angry, it’s because I am. Think of me as an angry moderate who’s finally fed up with the lunacy and incompetence of our alleged national leaders. The one saving grace we have is that the rest of the world seems to be run by midgets too”.

Anthony Cobeinsy