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NONNO CONTRO NIPOTI A ‘REPUBBLICA’ SCALFARI PROIBISCE IL FUTURO

febbraio 2013 by:

Prendendo esempio dal Papa Emerito -più giovane di lui- il Fondatore dovrebbe rinunciare a pontificare, dovrebbe cedere l’editoriale della domenica a persone meno stregate dal passato, meno opacizzate nella vista dalle cateratte misoneiste. Ove rifiutasse, una congiura di Giovani Turchi dovrebbe, con dolce violenza e per amore della grande testata, iscrivere il Nonno a un corso di rieducazione de-legittimista. Oppure farlo operare di cateratta.

Questi sommessi pareri esprimiamo sotto l’impressione dell’aspro contrasto tra le cose che accadono e la rappresentazione che di esse fa il Patriarca. In questi giorni un pilota di punta della sua scuderia, Massimo Giannini, ha scritto di “un’onda anomala e gigantesca che stravolge per sempre il sistema politico italiano, seppellisce definitivamente la Prima e la Seconda Repubblica, uccide sul nascere la Terza, di domanda di rottura istituzionale, di piazza pulita delle odiate, vecchie cariatidi di Palazzo, di riduttività del parlare di anti-politica, di inadeguatezza dei partiti tradizionali, di mura sfondate dell’esecrato Palazzo d’Inverno, di errori fatali di Bersani”. Per Michele Serra “l’avanzata travolgente delle Cinque Stelle non è antipolitica, è politica allo stato puro. Il nostro mondo comincia a diventare  vecchio”.

Cose anche più vivide ha scritto Filippo Ceccarelli. “Prima o poi i partiti e i politici dei talk shows se ne andranno davvero a casa. L’Apocalisse si è abbattuta sulla Seconda Repubblica schiantandola dalle sue gracili fondamenta. Un autentico castigo di Dio. I vanitosi e gli astuti si guardino bene dal definire Grillo, con vano disprezzo, un comico o un giullare. (Egli) si connota come la risposta alla società paralizzata, come un personaggio che chiude finalmente, definitivamente, un ciclo di potere. Questa novità sconvolge il paesaggio politico italiano. Verrebbe voglia di scomodare le intuizioni di Max Weber sul carisma. Chi dei vecchi politici può competere con Grillo?”. Grillo potrà essere smascherato anche lui, però il Movimento, così corale, va ben al di là del leader. Ceccarelli constata “il disastro buffo che la sconcia e sventurata allegria della Seconda Repubblica ha pianificato dando il peggio di se stessa”.

Infine Gianluigi Pellegrino, sempre in barba all’Antemarcia della Partitocrazia, ha concluso  una sua riflessione su “L’ultimo scempio del Porcellum” consigliando: “Meglio dare a Cinque Stelle ciò cui ha diritto che alimentare il grillismo nelle piazze. Come tutti, almeno ora, dovrebbero aver capito”.

Lo Zeus di ‘Repubblica’ non ha capito. Questa è l’analisi del visionario autore di La sera andavamo in via Veneto, denso e profetico libro del 1986: (I seguaci di Beppe Catilina) “non hanno programmi salvo quello di mandare all’aria tutte le strutture esistenti, la democrazia rappresentativa, lo Stato di diritto, la Corte costituzionale, la politica e i partiti (…) Non si sa cosa rappresentino le parole ‘società civile’. Forse la novità consiste nel rifiutare la democrazia delegata. Il grillismo prevede i referendum come unici strumenti di governo: peggio, prevede i gestori della cosa pubblica guidati da capi pro-tempore, in carica per pochi mesi a rotazione. Una sorta di condominio al posto dello Stato, cioè il peggio del peggio”.

Giganteggia la coraggiosa soluzione del pontifex dell’Obsolescenza: P.L.Bersani e il Pd. La grandezza di quest’ultimo essendo, secondo l’Editorialista della domenica, il restare orgogliosamente più partito degli altri

‘Non possumus: Scalfari sdegnato come Pio IX con le idee nuove’:  si intitola così un  recente pezzo in argomento di Internauta. Scalfari non si è accorto che da qualche tempo le sue idee-forza, democrazia delegata in testa, sono oggetto di disdegno e ludibrio. E’ superfluo sottolineare lo scontro  frontale tra la generazione dei nipoti, Giannini, Ceccarelli e gli altri, e quella del Nonno legittimista, adamantino nel rifiuto di sbirciare nel futuro, anzi di dare una semplice occhiata al presente.

L’anno prossimo, il 24 aprile, il Fondatore compie novant’anni. Il suo combattimento  contro les Sans-culottes  sfasciatori di quanto gli è più caro, è intrepido. Umanissima anche la compassione che deve provare per Ratzinger, il quale ha lasciato. Però non dovrebbe mantenere requisito per sé, vita natural durante, il domenicale di Repubblica: perché non assomigli sempre più a ‘La Perseveranza’, quotidiano dell’aristocrazia terriera lombarda, cessato nel 1922. Oh grande Vecchio, cedi qualche spazio a quanti non si intestardiscono contro il futuro!

A.M.Calderazzi