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BARBARA SPINELLI: E’ UN TITANIC LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA. TORNIAMO ALL’AGORA’!

aprile 2013 by:

I Giovani Turchi devono essere vicini a prendere il potere a ‘Repubblica’, se il 20 marzo sono riusciti a pubblicare una sfrontata eresia rispetto al misoneismo del loro Fondatore, Eugen Scalfar-Metternich (v. in ‘Internauta’ di marzo “Nonno contro nipoti: Scalfari proibisce il futuro”). La eresiarca è Barbara Spinelli con lo scritto ‘Se la politica torna all’agorà’, talmente blasfemo dal punto di vista del Legittimismo che ne riproduciamo esultanti ampi brani.

Come premessa, la Tizzona d’inferno definisce solida ma ottusa la democrazia imposta da Adenauer a un popolo vinto: “Nel fondo dell’anima tedesca, questa paura dell’esperimento non svanisce”. E prosegue: “La democrazia è dovunque in frantumi. Politici e cittadini sono scollegati. Oggi è più che mai tempo di esperimenti, proprio nella sfera della democrazia. E’ tempo di disabituarci a schemi cui politici e giornalisti restano, per pigra convenienza, aggrappati (…) O innovare o perire. I custodi del vecchio ordine non vedono il nesso tra le varie crisi: dell’economia, dell’Europa, del clima, delle democrazie. Gli sdegni cittadini non dicono loro nulla, anche se il segnale è chiaro: la democrazia rappresentativa è un Titanic che sta schiantandosi.  La cittadinanza vuole svegliarsi, sondare altre strade, ricominciare la democrazia”.

“Oggi l’Italia è a un bivio, Gli abitudinari gridano all’ingovernabilità. E’ dagli anni ’70 che si esercitano ad averne paura, a non vedere le crepe che fendono la stabilità cui dicono di anelare. Per 541 giorni il Belgio restò senza governo. Ben presto si vide che a traballare era l’impianto stesso della democrazia rappresentativa. Molti luoghi comuni si sfaldarono. Un tempo riforma significava miglioramento (ma immediato: se no meglio la rivoluzione), oggi vuol dire peggioramento. L’ingovernabilità (in Belgio) non fu stasi, ma occasione e svolta. In assenza di governo, il re decise che per gli affari correnti sarebbe rimasto il governo battuto alle urne. L’ordinaria amministrazione presto si rivelò poco ordinaria. I poteri del governo si estesero. Quella amministrazione servì a sventare quel che gli immobilisti consideravano da sempre la mostruosa causa dell’ingovernabilità: il ‘sovraccarico’ delle domande cittadine”.

“Ma l’esperienza belga produsse al contempo novità enormi. Cosciente che era in gioco la democrazia, la cittadinanza si mosse. Prese a sperimentare soluzioni antiche come l’agorà greca che delibera, o l’Azione popolare auspicata da Salvatore Settis, che risale alle actiones populares del diritto romano: i cittadini possono far valere un interesse della comunità, ed essendo titolari della sovranità in democrazia, saranno loro a inventare agende centrate sul bene comune. Non c’è altra via per battere l’antipolitica vera: il predominio dei mercati. Lo Statosiamonoi  dice M5S: è l’idea del movimento scaturito dal non-governo belga. G1000 è il nome che si diede, e nacque durante l’ingovernabilità. Il Manifesto fondativo denuncia le faglie della democrazia rappresentativa e suggerisce rimedi”.

“I Mille estratti a sorte delegarono le proposte a 32 cittadini- il G32- come già aveva fatto l’Islanda per la riscrittura della Costituzione, prima discussa in rete poi affidata a un comitato di 25. Non si tratta di togliere lavoro ai partiti, scrive il Manifesto. Quel che deve finire è lo status quo: la partitocrazia e, in era Internet, il giornalismo tradizionale. In tutti i campi l’innovazione è stimolata, salvo che in democrazia. Quando si tratta di organizzare la società facciamo ancora appello all’800.

E’ uno dei primi esempi europei di democrazia deliberativa (il Brasile iniziò nei primi anni ’90). Azione Popolare ha già una storia. Deliberare è più efficace dei referendum. Il fenomeno è continentale, non solo italiano. Avrà il suo peso, si spera, alle elezioni del Parlamento europeo nel maggio 2014″.

“E’ difficile sperimentare, ricominciare. (…) L’unica cosa impraticabile è dire no agli esperimenti, comportandosi come Adenauer da sconfitti. Che altro fare, se non sperimentare quel che la cittadinanza attiva chiede si provi. Se il nuovo Papa torna alle origini, chiamandosi Francesco, forse anche per la politica è ora di tornare all’agorà di Atene, all’Azione Popolare di Roma antica”.

Venendo dalla Madame de Stael dei nostri giorni, il messaggio non potrebbe essere più significativo, anzi esplosivo: l’esatto contrario del legittimismo ‘custode del vecchio ordine’, abitudinario’, ‘immobilista’, ‘cui politici e giornalisti restano, per pigra convenienza, aggrappati’. Brava Barbara. Cui oltre a tutto dobbiamo le particolari parole di saggezza sulla ‘paura dell’esperimento che non svanisce nel fondo dell’animo tedesco’. Come la prima baronessa de Stael, la figlia del grande Jacques Necker, Barbara sa l’orrendo o l’immenso che viene dall’interiorità germanica.

Sacrosante sono le intuizioni: ‘a traballare è l’impianto stesso della democrazia rappresentativa’; ‘oggi sperare nelle riforme significa accettare il peggioramento’; ‘saranno i cittadini, titolari della sovranità, a inventare agende centrate sul bene comune’; ‘i Mille estratti a sorte’; ‘quel che deve finire è lo status  quo: la partitocrazia e il giornalismo tradizionale; ‘se il nuovo Papa torna alle origini, anche per la politica è ora di tornare all’agorà di Atene’.

Era Barbara, non Boldrini antemarcia del Vecchio, che andava scelta.

A.M.C.