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FABIO MALAVASI: IL PROVINCIALE ALL’UNIVERSITA’ – LA FOTOCOPIATRICE

aprile 2013 by:

L’anno era il 1981 e il giovane Ricercatore era ritornato da Stati Uniti e Svizzera pieno di energie e nuove idee. Queste includevano il fatto che anche in Italia si poteva costruire, basta che ci fossero energie e finanze adatte. Una soluzione per il secondo punto venne dalla frequentazione con Paolo M. Comoglio, il quale aveva allora lanciato il Gruppo di Cooperazione in Cancerologia che raccoglieva le giovani promesse della Facoltà. Un indotto non trascurabile di questo fu il suggerimento di cominciare a presentare progetti all’AIRC acquisendo rapidamente un grant da 30 milioni di lire. Cifra molto importante a quel tempo, pari a circa 1/3 del bilancio dell’Istituto di Genetica Medica.

L’acquisizione di una indipendenza finanziaria slegata dal Direttore Universitario e da quello del Centro CNR portò a rotture di equilibri interni. Un rifiuto del Direttore dell’Istituto di approvare l’acquisto di una macchina da scrivere Xerox con memoria e uno schermo pari ad una linea di scrittura venne accolta con un pubblico “Non importa, pago con il Gruppo”, che lasciò tutti di stucco per la sorpresa ed anche per la irrispettosa novità.

Questo fu l’inizio di uno stillicidio di piccole contese e scaramucce con l’Università, che cercava in ogni maniera di attribuire al piccolo gruppo del Ricercatore la responsabilità di tutti i problemi dell’Istituto di allora.

Quella volta Mario arrivò dalla scala del pianterreno con le mani volte in avanti, sventolando e anticipando grandi ripercussioni da parte del Direttore d’Istituto. “Stavolta l’hai fatta proprio grossa” disse sibillino Mario.

Il Direttore seguì a ruota e fece una scenata pubblica, accusando il Ricercatore (in quell’anno neo promosso Associato), dicendogli che lui e il suo gruppo avevano stampato fotocopie per un importo pari a 174 milioni di lire.

Necessaria precisazione: tra le innumerevoli innovazioni tecnologiche, il Prof. Ceppellini aveva introdotto forse la prima fotocopiatrice in Italia, fornita dalla Xerox in affitto. Di questa si pagava un tanto a foglio, che veniva conteggiato mensilmente in base a un contatore. Ogni mese la mitica Signora Anna, una principessa segretaria di Ceppellini, chiamava la Xerox Italia e con la sua voce flautata comunicava la cifra corrispondente al consumo mensile. La Xerox a sua volta fatturava un importo finale pari a 23 lire/pagina, corrispondenti a 1-2 milioni di lire. In genere, queste fatture erano saldate dal Centro CNR (anch’esso fondato da Ceppellini), che finalmente pagava.

Apparentemente il Luglio/Agosto di quell’anno, il gruppo Malavasi doveva aver fatto un bel po’ di copie.

Sopravvissuto alla filippica del Direttore Universitario, il Ricercatore fece l’ovvio passo universitario, che è quello di prendersela con i giovani e subordinati. Fu vivacemente ricordato che fotocopiare i paper non significa leggerli né studiarli e che la bellissima biblioteca sempre aperta (altro dono/insegnamento del Prof. Ceppellini) consentiva di preparare la propria cultura senza riempire gli spazi di cumuli di carta gli spazi di laboratorio.

I giovani di allora ascoltarono il tutto, ma con la freddezza dei neuroni meno stressati fecero due conti e cercarono di capire quante copie dovevano essere state fatte per raggiungere una cifra così astronomica. Il numero di copie pari al valore poteva essere raggiunto solo se quattro persone avessero fotocopiato giorno e notte per sette mesi.

Cominciò a balenare la tenue possibilità dell’errore tecnico da parte della Xerox. Interpellata, questa escluse sdegnata ogni possibilità del genere, perché tutto era fatto tramite calcolatori, a loro volta connessi con una delle prime reti che collegavano il mondo occidentale. Un errore del genere di puro conteggio doveva essere escluso, d’altra parte non si riusciva allora a capire come poteva essere stato raggiunto il numero. Di nuovo interpellata, la Xerox escluse anche sovrapposizioni con altri Centri CNR e quindi il problema era ritornato ad essere solo di Torino.

Iniziò allora una sottile investigazione interna sulle modalità con cui le fotocopie erano gestite dal CNR, il cui Centro di Immunogenetica ed Istocompatibilità era stato creato dal Prof. Ceppellini per fornire una struttura finanziaria all’Istituto a gestione universitaria, e quindi povera. Tale Centro aveva in carico Ricercatori, Tecnici e una Segretaria, la signorina Garetti. La Signorina Garetti (nota anche come Miss Garrett, che forniva un tocco di internazionalità al tutto) aveva un pregio impensabile ora: con la sua Divisumma Olivetti faceva andare una struttura che oggi con computer e tecnologie enormemente superiori richiede 7 amministrativi guidati da un manager di altissimo livello. La sua gestione era rapida, tutto rintracciabile, tutto scritto su appositi libri e le fatture ai fornitori e soprattutto i rimborsi ai Ricercatori pagati all’istante. Nel suo studio piano terra aveva una piccola cassaforte, dove teneva soldi cash per piccole emergenze. Miss Garrett era quello che una volta si definiva “vita sola”, anche se viveva con la madre.

Miss Garrett aveva però un piccolo difetto rappresentato da balbuzie, non importante nella vita quotidiana, non percepibile in ambiente amico, ma ingravescente in pubblico e soprattutto in contatti telefonici. Per questa ragione, il Prof. Ceppellini l’aveva messa nel suo ufficio da lei organizzato in maniera germanica e da cui raramente usciva, se non per rapida puntata al caffè fatto con rigorosa Moka. I contatti esterni erano tenuti dalla Signora Anna, che di persona e al telefono incantava tutti e tutto andava bene. Nelle sue rare assenze, la Signora veniva sostituita da Miss Garrett con grande insoddisfazione sua e di tutti gli utenti. Infatti Miss Garrett aveva una di quelle balbuzie, in cui il portatore deve completare la parola e la frase. Finché ciò non era avvenuto, partiva la raffica di abortivi tentativi, che si riflettevano anche in bollette telefoniche alte. Ulteriore insoddisfazione veniva quando uno chiamava da fuori e tentava di farsi passare un numero interno dal centralino. Questo diveniva un’avventura epica e di alto costo in gettoni, in quanto la Signorina doveva completare il nome del richiamante, che avveniva generalmente quando finiva l’ultimo gettone. Queste azioni così complesse lasciavano pesanti agitazioni e nervosismo in Miss Garrett, che si sfogava lanciando la cornetta contro il centralino. La Stipel provvide a fornire il primo centralino rivestito in legno a scopo protettivo.

Anche quell’Agosto Miss Garrett aveva avuto l’ingrato compito di stare al centralino e rispondere alle telefonate. Fortunatamente quegli anni erano caratterizzati da lunghe vacanze e quindi le chiamate erano molto poche. La Xerox aveva invece organizzazione rigida e richiedeva di sapere il consumo anche in Agosto. La comunicazione alla Xerox sul numero di copie era spesso foriera di ansie e nervosismi, in quanto dall’altro capo del filo vi era una segretaria di marcato accento milanese, fine, chiaramente intenta alla cura dell’unghia e alla sua colorazione con colori vivaci. Insomma, vi erano tutti i presupposti che fosse una procace signorina, già di suo disturbante nell’immaginario di Miss Garrett.

Il centro del Broca è quello della zona del cervello che è un importante coordinatore della parola. Tutti i circuiti neuronali di Miss Garrett erano circondati da fattori solubili, legati alla sua ansia montante e a qualche rancore contro il mondo, un po’ avaro con lei.

L’indotto sul centro del Broca è che questo tendeva a spezzare le parole, finché il circuito non si chiudeva completamente con la parola completa. Lievemente diverso con la gestione dei numeri, anche essi spezzati finché non compariva il numero detto per intero.

La procace (e sicuramente indifferente) Segretaria della Xerox prestò moderate attenzioni alle parole della Signorina, che comunicò i numeri del mese.

333333 77777 22 444 999 11. La scelta del grassetto evidenzia il momento in cui i circuiti del Broca generavano il numero completo. La Signorina Xerox era decisamente ignara di neurofisiologia e prestò pochissima attenzione a questo dettaglio, semplicemente trascrisse sul suo computer il numero intero pari a 21 cifre, né fu nemmeno sfiorata dal fatto che non avesse mai visto una sequenza così fuori dall’ordinario nelle altre macchine. Non accadde nulla per tutto il mese successivo, fino a quando non fu emessa la fattura finale, spedita per Posta espressa. Aprendo la busta, Miss Garrett fu elettrizzata da una scossa per scoprire una cifra tanto al di sopra della norma, e tanto superiore alle possibilità del Centro. La Signorina si fiondò subito dal Prof. Ceppellini, che bofonchiò alcune cose sulla burocrazia italiana, mentre al Basel Institute for Immunology tutto andava come un orologio. Congedata bruscamente, la Signorina si attaccò alla catena del comando, che prevedeva il Direttore dell’Istituto il quale sbiancò e generò una serie di “santocieli” che bloccarono Cleide e Mario subito accorsi.

179 milioni di lire erano una cifra che in quegli anni avrebbero messo in ginocchio chiunque: il Direttore fece una rapida riflessione e subito pensò al gruppo del Ricercatore già abituato a spendere e spandere diversamente dai rigidi criteri di frugalità pienamente di moda.

Seguirono due mesi di inferno caratterizzati da successive investigazioni interne ed esterne, fino a quando Carlo Savina suggerì l’ipotesi di lavoro giusta e si giunse a comprendere l’arcano. Il sorriso rilassato del Ricercatore si spense quando da una telefonata trionfale alla Xerox ricevette come risposta che loro non potevano farci più nulla, in quanto il tutto era già finito al calcolatore centrale, ad Omaha, Nebraska.

A questo punto non rimaneva che chiamare l’Headquarter della Xerox per telefono. Quelli erano anni in cui già chiamare fuori Torino era un’impegnativa intercomunale, figurarsi l’America, ove dovevi passare tramite il centralino internazionale. Superato anche questo scoglio, emerse una difficoltà semantica nella descrizione di quanto era avvenuto e soprattutto di dare credito ad una situazione di moderata verosimiglianza.

Dall’altra parte del telefono c’era la fenocopia della segretaria milanese, stavolta con l’aggravante di un inglese perfido. Il tentativo di spiegare che un caso di stutter aveva causato questa situazione fu accolto da una serie di “what?”, “you should be kidding”, “never heard that”, “let me think about”. E’ verosimile che questa richiesta abbia raggiunto i più alti livelli del management americano di allora e il numero stratosferico sia stato cancellato dal CEO in persona.

Fabio Malavasi

Dopo un altro mese di sofferenza, rancorose recriminazioni, astiosi ricatti, la situazione fu rasserenata quando in Istituto arrivò un plico di busta aerea indicante che la richiesta era stata accettata e la fattura annullata. La Signorina e il Ricercatore festeggiarono a lungo la liberazione dall’ansia accumulata. Nulla cambiò nell’Istituto. I giovani continuarono a fare pile di fotocopie, nell’ipotesi che per dialisi le notizie passassero dalla carta al neurone. L’unica variante fu che Miss Garrett (con grande soddisfazione personale) fu esonerata dal servizio agostano e la Xerox fu così tollerante da accettare la comunicazione del consumo di carta in Settembre, al ritorno della principessa Anna.