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I SOLDI: VIRUS DROGA CANCRO DEI PARTITI

aprile 2013 by:
el_dorado

Anche il noto docente Marco Revelli, su ‘Repubblica’, si è cimentato nel calcolo di quanto  ci costano i partiti. Ha aggiunto ai rimborsi elettorali diretti “l’enorme massa del finanziamento indiretto: i 250 milioni annui erogati a deputati e senatori; i circa 3 miliardi annui a 150 mila eletti regionali,  provinciali, comunali; altri 3 miliardi allo sterminato esercito dei titolari di incarichi e consulenze per l’amministrazione pubblica, reclutati in base alle appartenenze partitiche; oltre ai 2 miliardi per i 24 mila membri di nomina politica delle circa 7000 società partecipate”. Totale, 8250 milioni. Riprende Revelli: ” Poi bisognerebbe tener conto del trend, davvero esplosivo, per cui la campagna elettorale del 2008 è costata alle casse pubbliche dieci volte più di quella del 1996. Intendiamoci, la tendenza è generale. Kennedy e Nixon nel 1960 avevano speso rispettivamente 9,7 e 10,1 milioni di dollari. Obama e Romney, nel 2012, 2 miliardi!”

Quest’ultimo rilievo sottolinea, giustamente, che se l’Italia è la vittima più sciagurata della cleptocrazia, i partiti e i politici hanno un costo esorbitante in tutte le democrazie all’occidentale; dunque -diciamo noi- sarebbero da castigare, meglio, da abolire, dovunque: “Ovunque il bisogno di denaro dei partiti aumenta esponenzialmente, in proporzione diretta alla crisi della fiducia”.

Il paginone di ‘Repubblica’ dedicato il 31 marzo alla ‘protesta contro i costi della politica’ segnala in proposito vari libri, dal Manifesto per l’abolizione dei partiti di Simone Weil a La mucca pazza della democrazia di Alfio Mastropaolo (Bollati Boringhieri), da Contro l’industria dei partiti di Ernesto Rossi (Chiarelettere 2012), a Oltre il sistema rappresentativo di A.Chiti (Franco Angeli 2006). Sempre nel paginone, Sebastiano Messina sottolinea che la legge, stesa da Flaminio Piccoli, sul finanziamento pubblico fu approvata a tempo di record: bastarono 16 giorni dalla presentazione perché apparisse sulla Gazzetta Ufficiale. E addita l’ipocrisia della dizione ‘rimborsi elettorali’: “Nel 2008 le spese reali per le campagne elettorali sono risultate da un terzo a un undecimo di quanto erogato dallo Stato (…) Il partito più organizzato, il PD, ha 180 dipendenti. Perciò, quando Grillo lo invita a rinunciare al finanziamento pubblico, Bersani sa che accettare quella sfida sarebbe per il suo partito una vera rivoluzione. Una rivoluzione francescana.”

“Le democrazie malate: il virus del troppo denaro”. Si intitola così la risposta di Sergio Romano a una lettrice che da Sidney, Australia lo scongiura di darle “un po’ di speranza, se esistano alternative alla democrazia”. L’ex-ambasciatore non si lascia intenerire: “La storia della democrazia parlamentare è anche storia di ambizioni molto terrene e di persone che approfittano del loro status pubblico per arricchirsi. Ma non è facile ricordare un altro momento storico in cui due capi dello Stato francese, un presidente del consiglio italiano, un premier spagnolo, un cancelliere tedesco, un folto gruppo di ministri, un governatore americano (dell’Illinois) e alcuni senatori degli Stati Uniti siano stati sospettati di malversazioni e in alcuni casi indagati, multati o condannati da un tribunale del loro paese. Se l’immoralità fosse un virus e si propagasse nella società come un bacillo dovremmo giungere alla conclusione che è scoppiata un’epidemia. Il bacillo è il troppo denaro che unge da qualche decennio le ruote della democrazia. L’ultima campagna presidenziale americana è costata 5 miliardi di dollari. Quando le somme sono così importanti, il denaro ha molto spesso un costo politico (…) Non credo, cara signora, che i nostri sistemi democratici siano condannati ad estinguersi sotto il peso del denaro. Ma questa volta, per uscire dal pantano, occorre una lunga quaresima. Sogno un periodo di vita democratica in cui ogni ministro dell’economia, delle finanze e del bilancio, al momento di prendere le sue funzioni, faccia un breve discorso d’insediamento per dire ai suoi connazionali: “D’ora in poi il mio nome sarà Francesco”.

Le desolate citazioni che precedono compongono probabilmente la più superflua delle cose di ‘Internauta’. Non sono decenni che sappiamo d’essere ostaggi della camorra della Partitocrazia? Fino a quando il voto di protesta/odio contro i politici e i partiti non raggiungerà i due terzi del Paese non avremo alcuna speranza. Sorgano allora un secondo e un terzo Grillo, se il primo non saprà crescere. Anzi esplodere.

Porfirio