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PERCHE’ IL CAV PERMANE NEL POTERE

aprile 2013 by:

Tutti sanno che l’Impero romano fu costruito dalla Repubblica, non dagli imperatori (questi ultimi per trecento anni lo allargarono, poi lo persero). Reggevano quasi sempre la Repubblica i due consoli -ma nei momenti di pericolo comandava un dictator  da solo, sospese tutte le altre magistrature- e in antico i consoli erano solo patrizi. Invece nel 367 a.C. la Lex Licinia Sextia ammise che nel consolato ci fosse un plebeo. Nel 172 si decise che entrambi i consoli potessero essere plebei. Ciò premesso, la situazione d’oggi, a partire dal voto del 25 febbraio, non è all’incirca quella voluta dalla legge Licinia Sextia: un Berlusconi in ogni consolato?

E come spiega, la fazione dell’altro console, il fatto di non  riuscire ad espellere Silvio dal potere, pluriprocessato e detestabile com’è? La fazione se lo spiega, ma non ha l’onestà di rendere confessione. Diciamolo noi, che ci sentiamo più giustizialisti della suddetta fazione. La maggior parte degli italiani hanno, storicamente, un’opinione così bassa delle sinistre buone a niente che a loro preferiscono il pregiudicato Berlusconi. Gli perdonano tutto, pur di scampare al consolato di soli sinistri ai sensi della legge del 172 a.C.

E perchè le nostre sinistre godono di così poca stima? Risposta, perché un politico indigeno di parte progressista, persino se ex-operaio, persino se sindacalista vocato alle questioni più concrete -contratti, tabelle orarie, pause per WC, turni, ferie- si crede obbligato a riferirsi ai precetti degli intellettuali, semi-intellettuali, cantanti, cineasti e imbonitori d’area. I quali si sentirebbero sminuiti o cedevolardi se lasciassero perdere le categorie dei libri, dibattiti e sceneggiate ispirati alla presa della Bastiglia. Se lasciassero perdere la sicumera delle propria superiorità ideale. Gli intellettuali d’area non riconosceranno mai che dopo un paio di secoli di pre- e post-bolscevismo la ricchezza si concentra più che mai nei conti correnti e nelle particelle catastali dei ricchi. Non riconosceranno mai che, questo essendo il risultato, i duri partigiani del popolo dovrebbero farsi da parte, abbandonare la sobillazione petulante, ripudiare il settarismo.  Dovrebbero dimettere la coerenza col passato ed  evangelizzare l’uomo della strada -coll’esempio, coi fatti e col costume di vita- piuttosto che mobilitare i vecchi seguaci in parte rincitrulliti. Per abbassare il proprio tasso di insincerità, dovrebbero voltare le spalle a Capalbio e alle terrazze mondane, smettere di farsela coi simpatizzanti ricchi.

Gli intellettuali hanno letto, scritto, presentato, recensito troppi libri, spesso stupidi; hanno fatto troppi convegni tra confrères  per ricercare le vie dell’empirismo e della concretezza. Si impegnano troppo sul ribadirsi di sinistra, al massimo sull’analizzare gli errori compiuti a sinistra, per riuscire a migliorare le prospettive della loro causa.

Così la gente, compresi i morti di fame, preferisce che nel consolato non manchi mai l’arcicampione della parte abbiente. Così l’uomo della strada si sente protetto  dagli intellettuali d’area.

Porfirio