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PRESIDENZIALIASMO MARIUOLO MEGLIO CHE TENERCI LA ‘COSTITUZIONE PIU’ BELLA’

giugno 2013 by:
pres

Il presidente della Castocrazia intima giornalmente dalle sciabole dei Corazzieri che si facciano le riforme (manco a dirlo, in questo guadagna benemerenze). Il suo premier di fiducia, Nipote dello Zio, è addirittura sbottato con la foga di un ardito di F.T. Marinetti: “Mai più un capo dello Stato eletto come l’ultima volta” (l’ha detto in modo slightly different, ma il senso è questo). Istituiremo il semipresidenzialismo, annuncia l’ala marciante dei novatori.  Ci regalano qualche novità?

La risposta giusta la dette Laocoonte, il sacerdote di Apollo a Ilio, nel rimirare il Cavallo di legno regalato dagli achei: “Timeo Danaos et dona ferentes” . Ne riferiamo le parole nella lingua di Virgilio (Eneide, II, 49), in quanto ignoriamo l’idioma dei troiani, ellenofoni fino a un certo punto. Dal dono degli elleni sarebbero usciti i distruttori di Ilio. E’ naturale che oggi noi piccoli laocoonti temiamo la fregatura. Oltre a tutto sappiamo quanto al Sacerdote andò male per aver capito: dal mare emersero due grossi serpenti mandati da Atena, dea nemica, e stritolarono lui e due figli innocenti (v. la famosa scultura ellenistica).

Con tutti i suoi limiti – ne ha eccome- il semipresidenzialismo nelle mani di de Gaulle fu il maglio che in un colpo solo sfasciò la Quatrième République, meno deteriore delle nostre due o tre malerepubbliche ma comunque pessima. Nelle mani dei cleptocrati di qui, si può dubitare che esso sarebbe la scialuppa di salvataggio per il sistema voluto dalla Più Bella delle costituzioni?

Un manipolo capeggiato da Rosy Bindi si dispone a perire con le armi in pugno pur di fermare il semipresidenzialismo. Noi odiatori del regime, fautori della democrazia diretta, potremmo dover dare ragione alla  oltranzista del partitismo? Il pericolo c’è. L’effetto combinato del retaggio italiano, dei precetti della Più Bella e della vocazione fraudolenta della nostra politica potrebbe far sì che ci teniamo tutte le magagne del parlamentarismo ladro più gli scontri d’interesse tra le vecchie aggregazioni di potere e quelle nuove suscitate dalle ‘riforme’. I partiti e le lobbies sono tornati a co-gestire la Francia nonostante i portati positivi del semipresidenzialismo e della Quinta Repubblica. Non per niente a Parigi, scomparso De Gaulle, hanno governato una successione di partitòcrati travestiti da grandi manager (Pompidou) o da intellettuali machiavellici (Mitterrand). Su Hollande, vedremo. Da noi, il meno male sarà forse  Enrico Letta, il Venerdì del Robinson Crusoe del Colle.

A farla breve. La sola esperienza storica di semipresidenzialismo è la Francia. Ma la Francia, attraverso il Generale, inventò il congegno per abbattere la Quatrième, non per puntellarla. Se da noi servirà per  codificare la via Napolitano (=più potere a un fiduciario monocratico della Casta piuttosto che al collettivo dei capipartito) invece che per demolire e poi riedificare, che affare avremo fatto?

Tuttavia non è escluso che qualche modico miglioramento, non voluto,  si possa conseguire. Messa così, assodato che tutto è meglio di questo Esistente, ben venga il presidenzialismo alla romana: truffaldino, ma pur sempre meritevole. Meritevole di che?

Di cominciare a smascherare la bruttezza della Più Bella.

Porfirio