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SE ILDEGARDA ‘PROFETESSA DI GERMANIA’ SCENDESSE A UNIFICARE L’EUROPA !

settembre 2013 by:

Qualcosa la sapevo, come tanti, su Hildegard von Bingen, la straordinaria monaca e ‘Mystikerin’ che Giovanni Paolo II esaltò Profetessa di Germania e Ratzinger proclamò Dottore della Chiesa;  nel Sinodo di Treviri (1147) il loro lontano predecessore Eugenio III le dette un imprimatur per intercessione di Bernardo di Chiaravalle. Ma, passati da un trentennio e passa otto secoli dalla morte, non pensavo che avrei incontrato fisicamente una persona ‘ildegardiana’. Invece M. Luisa Parenti Corbetta, una lombarda di buoni studi e, come in passato si diceva, di alto sentire, mi dice con orgoglio che canta nel Coro Femminile Hildegard von Bingen, di Como, dedicato alla grandezza della Nostra, tra l’altro vivida compositrice. Oggi che grazie a Luisa corista/solista -voce smagliante eppure quieta- sto riflettendo sulla benedettina renana, mi accorgo che è il 17 settembre, giorno che Hildegard, una delle più grandi donne della Cristianità, morì orsono 834 anni.

La sua biografia non è quella convenzionale della santa suora medievale. Pensatrice, mistica, lirica e scienziata d’eccezione, fu anche protagonista di spicco delle lotte, anche politiche, per la riforma della Chiesa. Predicò nelle grandi cattedrali renane. Come Woitila sottolineò, fu interlocutrice dell’imperatore Federico I. Da noi il Barbarossa non ha una buona fama; in terra germanica è figura leggendaria. In Baviera ti mostrano da lontano la montagna in una delle cui caverne il Sacro Romano Imperatore dorme, forse in eterno: ma la sua barba non smette di allungarsi. Come sommo sovrano del suo tempo ebbe autorità più piena che il glorioso nipote Federico II stupor mundi, celebrato come la più grande figura dell’Evo Medio.

Scrive un biografo che il Barbarossa fu ‘soggiogato’ dalla santità di Ildegarda. Alla fine, quando l’Imperatore contrappose al suo acerrimo nemico Alessandro III non uno ma due antipapi, la Nostra lo attaccò frontalmente, lo chiamò pazzo, gli elencò gli errori che aveva commesso, gli predisse quando e come sarebbe morto (crociato, annegò in un fiume della Cilicia). Il possente sovrano Hohenstaufen non si vendicò, ma non cercò più i vaticinii e i precetti della renana. Questo comunque dice quanto forti fossero il carisma e l’ingegno di lei.

Le enciclopedie e i libri di una bibliografia non sterminata ma ampia -figura anche M.T.Fumagalli Beonio Brocchieri, storica della filosofia medievale- raccontano l’incredibile ricchezza dei doni, visioni e creazioni mentali della badessa del monastero di Rupertsberg, da lei fondato. Le compagne di Luisa Parenti, nel coro che nel nome di Hildegard canta le sue monodie e il gregoriano, vestono ieraticamente di nero (le si vedono nel sito www.ildegarda.it).  Invece la sublime badessa voleva le sue monache, nelle grandi occasioni liturgiche, “ingioiellate e sfarzosamente vestite”. Le intenzioni per questo capriccio erano quasi certamente allegoriche; ma forse contava anche il suo essere aristocratica, nata in un castello. Portava il nome di una regina, anch’essa beata, Ildegarda di Svevia, terza moglie di Carlo Magno (al re dei Franchi dette nove figli; la Nostra era ultima di 10 figli). Le enciclopedie e i libri, dicevamo, elencano stupefatti le opere, allegorie, visioni, poesie, canti, lettere a prelati e a principi, trattazioni scientifiche e naturalistiche della geniale renana (intuì l’eliocentrismo, la circolazione sanguigna e la viriditas). Per pensare la Trinità Dante Alighieri si ispirò alla sua opera teologica ‘Scivias’ (latino Sci vias, conosci le Vie).  Esegeta, cosmologa, musicista, scienziata naturale e altro, Ildegarda fu dunque un mostro di cultura.

Si pensi quanto  impervie dovevano essere le conoscenze di una donna che era entrata in monastero a otto anni ma dettava in latino o in tedesco a uno o più segretari (uno dei quali, anch’egli abate, era stato suo maestro). Fu la prima delle pensatrici che “fecero” la mistica germanica tra i secoli XII e XIV. Un’altra fu probabilmente Ildegonda di Schoenau, cistercense. Seguì il padre in Palestina vestita da uomo, e così travestita entrò nel monastero di Schoenau presso Heidelberg. Venerata come beata o santa nei monasteri del suo ordine, il suo culto non fu approvato (non abbastanza miracoli, più o meno veri?).

Dalle visioni agli annunci profetici il passo per Ildegarda fu breve. E il suo mito non poteva non coinvolgere il cinema. E’ del 17 settembre 2009 la prima del film ‘Aus dem Leben der Hildegard von Bingen” di Margarethe von Trotta. In “Barbarossa” del regista Renzo Martinelli, la Nostra rampogna l’imperatore, gli predice la fine. Sappiamo che si fece arduo il rapporto con Federico: ma la colpa, dico io, fu di Ildegarda, fattasi partigiana di un papa settario, tutto dalla parte della sedizione dei Comuni ‘lumbard’.

Come decuplicherebbe la sua gloria, l’eccelsa Visionaria di Germania, se come fece col Barbarossa “soggiogasse” in toto Angela Merkel, o comunque si chiami il  Sovrano germanico, perché si risolva a unificare e fare grande l’Europa. Andrebbe bene benissimo anche la ‘piccola’ Europa carolingia (Italia compresa), quella che ancora guarda e canta in coro al monastero di Rupertsberg sul Reno.

l’Ussita