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Travaglio, l’intellettuale della nuova destra populista

ottobre 2013 by:

Il messaggio di Napolitano alle Camere sull’emergenza carceri aveva già suscitato il rigurgito giustizialista del Movimento 5 Stelle, partito che sempre più si conferma affine alla destra populista, visto anche il recente diktat di Grillo e Casaleggio sul reato di immigrazione clandestina. Secondo i parlamentari grillini un provvedimento di clemenza che riguarda potenzialmente decine di migliaia di esseri umani è solo l’ennesimo tentativo di salvare Berlusconi. A tanta pochezza ha già risposto il presidente Napolitano.

Ma il giorno dopo lo scambio di battute tra Colle e “cittadini” del Movimento è arrivata la penna di Marco Travaglio a rendere più raffinato e caustico il medesimo ragionamento pentastellato, forse appena aggiustato in una versione più evoluta. Nel suo pezzo “Insulto e amnesia” il giornalista del Fatto Quotidiano mette in fila una serie di dati oggettivi e opinioni spacciate come fatti, creando un ingranaggio logico le cui ruote girano apposta per dargli ragione. Ma la situazione è più sfumata di come la dipinge Travaglio.

Innanzitutto si accusa Napolitano di aver “firmato senza batter ciglio una miriade di leggi affolla-carceri”. Quindi il Presidente non sarebbe nella posizione di poter fare la morale a nessuno. Peccato che al Presidente non spetti – dubito che Travaglio lo ignori – un potere di sindacare se una legge è un’idiozia o meno (altrimenti si potrebbe dubitare che negli ultimi 7 anni ne avrebbe firmata più di qualcuna). Può rifiutarsi di firmare solo se ravvede profili di incostituzionalità (si dibatte in dottrina se questa debba essere manifesta o meno). Le leggi “affolla-carceri” in alcuni casi si sono poi effettivamente rivelate incostituzionali (diverse norme del c.d. “pacchetto-sicurezza di Maroniana memoria), ma non tutte e forse nemmeno la maggior parte. Senza contare che Napolitano avrebbe dovuto rimandare all’aula interi provvedimenti per il vizio di pochi articoli su cui comunque è arrivata la mannaia della Consulta.

Prosegue Travaglio dando per certo uno scambio tra Pd e Pdl, per cui si fanno amnistia e indulto – come chiesto dal Presidente – ma solo se i reati di Berlusconi saranno compresi nel mazzo. La teoria, perché di una mera teoria si tratta, pare debole. Il Pd difficilmente potrebbe sopravvivere a una decisione di questo tipo con il M5S pronto ad additarlo al pubblico ludibrio. Anzi, interesse dei democratici sarebbe quello di scaricare il mancato rispetto delle parole del Presidente sulla pervicacia con cui il Pdl insiste nel voler fare gli interessi di un suolo uomo sulla pelle di altre decine di migliaia. Puntare sull’intelligenza politica del Pd potrebbe non essere una buona mossa, ma quantomeno si dovrebbe preservare il legittimo dubbio.

“Ma metta anche in funzione le tante carceri e i tanti reparti ora inutilizzati (vedi dossier presentato dai 5Stelle); riapra Pianosa e Asinara scriteriatamente chiuse nel ’97 come da “papello”; e magari adatti a centri di reclusione provvisoria qualcuna delle tante caserme rimaste vuote”, suggerisce Travaglio, che in chiusura statuisce: “La soluzione è un decreto (i motivi di eccezionalità e urgenza ci sono tutti) del governo che depenalizzi i reati inutili; cancelli la ex-Cirielli che tiene dentro i recidivi per periodi spropositati, rispedisca in patria i detenuti clandestini (come previsto da una delle poche norme sagge della Bossi-Fini); faccia tabula rasa della Fini-Giovanardi sul reato di possesso di droghe anche in minima quantità; e smantelli i “pacchetti sicurezza” di Maroni & C.”.

Tutto giusto, tutto vero. Qui Travaglio – non lo sa? – parla all’unisono con Napolitano che, prima di suggerire amnistia e indulto come rimedi straordinari, ha indicato i rimpatri dei detenuti stranieri, la depenalizzazione e il ricorso alle misure alternative – oltre alla nuova edilizia carceraria – come rimedi strutturali al problema. Quello che Travaglio sembra ignorare – e Napolitano no – è l’urgenza che l’emergenza carceri rappresenta. E non perché potrebbe arrivare un’umiliante condanna dall’Europa, ma perché di umiliante c’è la condizione di migliaia di esseri umani a cui sono negati dei diritti basilari. Qualsiasi riforma richiede del tempo, mentre si deve agire subito e “l’indulto al massimo di un anno” proposto dal giornalista del Fatto andrebbe verificato se possa essere sufficiente.

Fin qua si è visto comunque abbastanza buon senso da parte di Travaglio. I passaggi più inquietanti del suo articolo sono altri. Ad esempio quando stabilisce che l’amnistia per i reati bagatellari (cioè puniti con meno di due anni di reclusione) è completamente inutile, visto che i detenuti per quei reati sono pochissimi. Vero, peccato che i tribunali siano intasati da processi per questo genere di reati che rallentano l’andamento di altri dedicati a situazioni ben più allarmanti. Vogliamo evitare gli attuali tassi indecenti di prescrizione? Riformiamo la legge, è imprescindibile (solo da noi l’azione giudiziaria non interrompe la prescrizione), ma nel frattempo evitiamo di disperdere le risorse e il tempo della macchina giudiziaria. Processi più rapidi significa anche carceri meno affollate (molti detenuti sono dentro per via di una misura cautelare a cui, nella maggior parte dei casi, non segue poi una detenzione).

Altro passaggio fortemente discutibile è quando Travaglio pronostica che un indulto di tre anni attirerebbe torme di immigrati criminali che vedrebbero nell’Italia una moderna Tortuga. Questo presuppone che c’è una fetta consistente di immigrati che prima decidono di fare i criminali nella vita e poi decidono dove emigrare. Peccato che i dati relativi agli anni successivi all’ultimo indulto del 2006 mostrino sì un aumento contenuto del tasso di criminalità, ma non i sintomi di un’invasione della criminalità straniera nel Paese. Il flusso migratorio inoltre, come dimostrato da un rapido confronto tra il numero di amnistie fino ai primi anni ’90 e il numero di immigrati che arrivano in Italia all’anno, non dipende certo dalla politica carceraria di un Paese.

Con questo collegamento tra manette e barconi Travaglio si conferma una persona sostanzialmente di destra, come del resto lui stesso non ha problemi ad ammettere. Ma quello che lo affilia a una destra populista – oggi bene incarnata da Grillo e seguaci – è un’altra statuizione del suo articolo. Quella secondo cui “Alzando lo sguardo sulle vicende giudiziarie degli ultimi anni, la lista degli imputati eccellenti è un mezzo elenco telefonico: banchieri, imprenditori, manager, politici nazionali e locali che hanno grassato e depredato l’Italia la farebbero franca senza mai vedere una cella neppure in cartolina, con la scusa dei poveri detenuti che affollano le carceri”.

Per punire 10 colletti bianchi si può passare sopra il destino di 1000 poveri cristi. Anzi, i colletti bianchi sono una semplice scusa per non dover ammettere che il problema sono gli altri, quelli che si preferisce non vedere. Senza prendere in considerazione che, almeno per 9 colletti bianchi su 10, la sanzione punitiva non è tanto il carcere quanto il crollo della credibilità, la rovina della situazione familiare e lavorativa, il disastro economico etc. Allora per punire quel 1 su 10 che la fa sempre franca è legittimo infischiarsene del dramma di migliaia di persone? Evidentemente per certe persone sì. Persone che, come dichiarato dal presidente Napolitano, “se ne fregano”. E di gente che del “me ne frego” fece un motto ne abbiamo già avuta abbastanza.

Tommaso Canetta