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IMPEACHMENT PERCHE’ UN ATTO DOVUTO

novembre 2013 by:
napolitano

Inveire contro il Similmonarca del colle, come pure proporne l’impeachment, è correzione fisiologica all’anomalo entusiasmo con cui fu rieletto. Napolitano acquistò meriti importanti quando destituì il Lubrico e insediò Mario Monti. In seguito fece alcune cose ‘irrituali’, cioè non previste dalle regole della combutta tra partiti usurpatori:  anche qui fece bene. Tuttavia le grida ostili che si levano oggi sono salutari. Moralmente l’impeachment  è già aperto.

Il capo d’imputazione vero  non può essere il decisionismo ‘menomatore della sovranità del parlamento’. Sono secoli che si maledicono i parlamenti. L’augusto Senato che tentò di fermare il Giulio Cesare dittatore democratico era l’organo dell’egoismo patrizio. Oggi è benemerito tutto ciò che indebolisce la collegialità omertosa della cupola cleptocratica. Il guaio è che l’uomo del Colle non solo presiede la Casta, ma la incarna. Ha fatto cadere Mario Monti appena costui ha creduto di poter attuare un proprio programma. Peraltro Monti non può lamentarsi. Le regole d’ingaggio dettate dal Similmonarca erano state chiare: scongiurare la bancarotta, poi riconsegnare il gioco a  una partitocrazia da non scalfire in nulla.

Voler perpetuare il regime di cui è capo è la meno grave delle colpe di cui il Gerontocrate dovrà rispondere. Egli, un ex-togliattiano cioè stalinista, ha rinnegato nei fatti le coerenze che lo avevano propulso in alto. Più ancora, è diventato atlantista, ascaro di Washington, al punto di proclamare ‘giusta’ un’impresa nell’Afghanistan oggi deprecata pressocchè da tutti. Peggio, ha preso sul serio il ruolo operettistico di comandante supremo delle Forze armate. Non perde occasione per farsi  fotografare tra le uniformi dei feldmarescialli e le corazze delle temibili  ‘Guardie del Presidente’.

Fin qui, comportamenti sbagliati ma indultabili. L’atlantismo e la solidarietà con gli assassinii a mezzo droni sono scelte indotte dall’ideologia o dalla diplomazia. Le quali hanno entrambe caratteri incerti, discutibili, quasi sempre trovano giustificazioni e camuffamenti. Assai più determinante è il concreto agire a livelli minori, circoscritti e specifici.

Ecco: eletto capo dello Stato, il quasi-dinasta non trova difficoltà -egli che da comunista aveva fatto la scelta di campo dalla parte dei proletari- a insediarsi in quella reggia pontificio-sabauda che avrebbe dovuto aborrire. Il Quirinale è la prova monumentale della ferocia classista di un papa rinascimentale, cioè pagano. Fare così sontuosa quella residenza del vicario di Cristo fu un crimine. I tesori che vi si investirono erano rubati ai poveri. I Savoia, quando si insediarono,   erano sovrani di un paese straccione, abitato da plebi malnutrite, perseguitate dalla pellagra e dalla tubercolosi. La virtuosa Repubblica fondata sul lavoro, in realtà sul sangue e sui delitti dei partigiani, non si fece scrupolo a riconoscersi nel fasto ereditato  dalle monarchie.

E’ ancora perdonabile che tutto ciò non contasse per un neoeletto capo dello Stato per mezzo secolo appartenuto al vertice del Partito dei proletari. Ma due anni dopo arriva la Grande Crisi che riconsegna alla povertà qualche milione di famiglie, annerisce il presente e il futuro dei giovani, cancella i fondi per riparare i tetti delle scuole. Ebbene Napolitano non si vergogna dei costi che impone per la sua reggia. Non ascolta le voci che gli suggeriscono una scelta simbolica forte e, per un ex-comunista e antimonarchico, doverosa: chiudere e vendere il Quirinale. Il palazzo è stupidamente fastoso, più oneroso delle regge delle monarchie sopravvissute e delle più possenti tra le repubbliche. La gente d’onore arrossirebbe dei sacrifici addossati su esodati e su precari. Arrossirebbe se ritenesse che due metri di corazziere, moltiplicati per chissà quanti, aggiungono prestigio a una repubblica piena di debiti e malata di Parkinson. Certo prestigio è come il corso d’equitazione per le figlie di piazzisti.

Nei frangenti in cui si arriva a cancellare i soccorsi agli invalidi totali e ai morenti di SLA, gli ori, gli arazzi, i ciambellani e gli altri lacché del Quirinale sono altrettanti corpi di reato. L’impeachment non verrà da Napoletano vivo. Verrà dopo, perché sarà giusto.

l’Ussita