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L’ORA DELLA DEMOCRAZIA SEMIDIRETTA: QUELLA RAPPRESENTATIVA AGONIZZA

gennaio 2014 by:

Certe disfatte del regime, somiglianti a Caporetto, meglio farle raccontare a ‘Repubblica’ che è il ‘Voelkischer Beobachter’ (l’organo del partito nazional-socialista) o la ‘Pravda’ della partitocrazia. Dunque, lo sapete già: “Gli italiani confermano la loro sfiducia nel sistema dei partiti. Sono le indicazioni che vengono dalla XVI indagine Demos per ‘Repubblica'”. Per il curatore, professor Ilvo Diamanti, “il distacco profondo dalle istituzioni politiche e di governo non è un fatto nuovo, ma colpisce per le proporzioni che ha assunto”.

“Le sedi del governo centrale e locale, rispetto a un anno fa, hanno perso ulteriormente credito, come il presidente della Repubblica (quasi 6 punti in meno). E se il parlamento e gli stessi partiti hanno perduto pochi consensi è solo perché non hanno più molto da perdere. Non deve sorprendere allora che si parli in modo aperto di crisi della democrazia rappresentativa, visto che i partiti e il Parlamento appaiono delegittimati. D’altra parte quasi metà degli italiani pensa che la democrazia sia possibile anche senza i partiti. Forse, implicitamente, che gli stessi partiti siano un problema per la democrazia. Mentre oltre il 30% ritiene che si possa rinunciare alla democrazia”.

Ancora: “Il bilancio tratteggiato dagli italiani intervistati da Demos appare drammatico più che serio, sotto tutti i profili. Se le attese per l’anno che verrà sembrano (un po’) migliori, probabilmente è perché sperare non costa niente. E comunque, peggio di così…”.

“Da ciò il paradosso: una società effervescente e in movimento in un Paese senza riferimenti, sfiduciato di fronte a istituzioni senza fiducia. Ma il contrasto è solo apparente. La mobilitazione della società costituisce in parte una reazione “alla” sfiducia. Riflette la ricerca di risposte attraverso l’impegno personale e collettivo. Senza rassegnarsi. Insieme. La mobilitazione dei cittadini sottende anche una reazione “di” sfiducia: contro gli attori e le istituzioni della democrazia rappresentativa. Un fenomeno canalizzato, alle elezioni politiche, dal M5S”.

“Dietro a tanto ‘movimento’ della società si intuisce il vuoto lasciato dagli attori e dalle istituzioni rappresentative. Non a caso 3 italiani su 4 si dicono d’accordo coll’elezione diretta del presidente della Repubblica. Il clima ‘antipolitico’ che invade l’Italia in questo passaggio d’anno (e, forse, d’epoca) evoca il vuoto di politica e, al tempo stesso, evoca una domanda di politica molto estesa. E altrettanto delusa. Non può durare ancora a lungo, tutto ciò, senza conseguenze”.

Infine: “I nemici della democrazia rappresentativa non sono solo coloro che la osteggiano apertamente. Ma soprattutto coloro che la tradiscono. Perché la rappresentano in modo irresponsabile (…) A differenza del passato, non solo recente, oggi non si salva nessuno. E nessuno ci salva. Non cè più un Presidente a cui affidarsi”. Fin qui le testuali valutazioni di Ilvo Diamanti. Quella che fa più sensazione è “Oltre il 30% ritiene che si possa rinunciare alla democrazia”.

Aveva la voce spezzata stamattina una beghina, o talebana, della Costituzione che alla RAI telefonava il suo orrore: “La democrazia è un bene supremo!” Lo strazio è comico, però sarebbe giustificato se ciò che abbiamo fosse la democrazia. Invece è l’estremo dell’impostura, è un saccheggio ininterrotto da 68 anni, è una gomorra e camorra disgustosa. Chi si straccia le vesti non si accorge del ridicolo che produce. La ricerca Demos ha chiesto al campione “Quanta fiducia prova nei confronti dei partiti?”. Risposta: “il 5,1%”. Altri sondaggi hanno dato il 2%. Le beghine/talebane lo sanno da molti anni. Si torcono le mani disperate, ma è una finta.

Magari non è tutta colpa degli attuali appaltatori del sistema: anche dei millenni della nostra storia. Una micidiale vignetta di Ellekappa dice: “Sorge un dubbio inquietante: è l’Italia che fa l’uomo ladro?”. In qualche misura sì, è l’Italia. Come guariremo l’Italia: con dei girotondi? con la comicità da orticaria di Benigni? moltiplicando le primarie? coi quaresimali furfanteschi del Colle?

Spiegava Giovanni Giolitti: “Se sono sarto e viene un cliente gobbo, gli faccio la giacca con la gobba”. Chi prenderemo sul serio, le beghine/talebane della Costituzione (un lillipuziano tot delle quali si immolerebbe a difesa delle urne, come a Masada fecero gli Zeloti), oppure quel 95 o 98% degli italiani cui l’andazzo  non potrebbe fare più schifo?

Il rilassante Giovenale alla tisana che si firma Massimo Gramellini constata: “Non ci si indigna più neppure di fronte agli  scandali più clamorosi. E’ come fossimo anestetizzati. Anche andando indietro negli anni ci imbattiamo sempre in storie di scandali, tangenti e ruberie. L’esercizio del potere corrompe”. Per non conturbare il suo immenso pubblico di panciafichisti subalpini, Giovenale addita “l’unica soluzione realistica e non demagogica: limitare il tempo in cui uno svolge determinate funzioni. Come succede in altri paesi, si sta  al servizio della comunità al massimo per 10 anni”.  Cioè: i nostri politici ladri sfiguriamoli coll’acido muriatico, diluito però quanto basta perché  la distruzione dei tessuti si limiti a un leggero prurito.

Scandali tangenti ruberie. Questo essendo la ns/democrazia rappresentativa, è logico che gli italiani se ne curino sempre meno. Non potendo cambiare gli italiani, non resta che cambiare democrazia. E’ vitale che non sia più rappresentativa, cioè frode dei professionisti delle urne. Volendo scartare la dittatura, che altro potrà essere la democrazia di ricambio se non semi-diretta? Rifiutando di sperimentarla ci condanneremmo all’alternativa tradizionale rispetto alla necrosi: il golpe militare.

Nelle ultime settimane, è vero, ha preso piede -poco: un piedino- l’ipotesi “leaderistica”: un assetto basato sul ruolo eminente di un gestore che sia forte com’è forte il regista di un film. Lo si è fatto più volte, da prima di Pericle a de Gaulle. Però faremmo meno fatica a cancellare la delega elettorale e ad azzerare i politici di carriera. Come? Scegliendo a sorte dall’anagrafe un’élite (p.es. cinquecentomila persone) di “supercittadini” (cittadini attivi o sovrani) per turni brevi, e facendoli ruotare al potere, sempre per mandati di pochi mesi non rinnovabili. Governerebbero e legifererebbero sotto il controllo permanente di altri supercittadini anch’essi scelti a sorte e a turno, nonché di chiunque sappia digitare su un computer.

Il diritto pubblico definisce la Svizzera una democrazia semi-diretta, con prestazioni insolitamente buone. Muovere dall’esperienza elvetica per spostare avanti l’innovazione, prendendo atto delle conquiste telematiche, non sarebbe il meno temerario degli esperimenti veri?

Antonio Massimo Calderazzi