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NULLA PIU’ CHE OGGI SI POTRA’ FARE (NEL MONDO) PER I MIGRANTI

gennaio 2014 by:

Giorni fa ‘Repubblica’ ha dedicato spazio e copiosa empatia a uno dei tanti calvari abitativi degli immigrati dall’Africa: un palazzo abbandonato a pochi passi dalla stazione Termini, nel cuore di Roma: via Curtatone 3. Era stato la sede di un ente chiamato Ispra; oggi ci bivaccano 450 persone, un multiplo degli impiegati di un tempo. Non c’è luce. Non c’è acqua, quindi niente servizi igienici. Dormono per terra, una cinquantina di bambini compresi. I pavimenti sono popolati da scarafaggi e da topi. Altre Geenne romane hanno nomi leggiadri -Collatino, ponte Mammolo, la Romanina- ma l’abiezione è all’incirca la stessa. Sarebbero partiti, se avessero conosciuto la realtà del loro “sogno di una vita migliore”?

Per nobilitare e fare espressionistico il quadro, ‘Repubblica’ ha dato enfasi al fatto che l’ex-Ispra è “Lampedusa” al centro della superba capitale. Ma, checché abbiano scritto e declamato le anime belle, la fase di soggiorno coatto nell’isola nel Mediterraneo è villeggiatura a confronto delle feci del palazzo conquistato dai 450. Sembra che vigilino a turni di 40 sentinelle per non essere sloggiati.

Mangiare non è un problema: la mensa dei preti è vicina. Tutto il resto è dramma. ‘Repubblica’ parla di ‘ghetto’ della disperazione. Ma i ghetti veri, quelli degli ebrei, erano Parioli e Beverly Hills a confronto. Mercanti, medici e sapienti giudaici vi ci vivevano esistenze accettabili, persino confortevoli. Nel quartiere (anche) giudaico di Siviglia misero casa i re di Castiglia, poi di Spagna. Oggi i Reales Alcàzares attirano i turisti anche per le casette ebree. In molti ghetti del mondo sono andati a vivere gli stilisti e gli avvocati quasi ricchi. A parlare di ghetto invece che di slum fetido ‘Repubblica’ scherzava.

Le anime belle e i naufraghi del gauchisme si torcono le mani per il dolore, tanto grave è la débacle della società multiculturale che vagheggiavano (l’arricchimento spirituale è pari a zero, per noi come per i nuovi venuti). Però non spiegano perché per decenni asserirono che il birth control era una fandonia dell’Occidente colonialista; e perché oggi esigono  che si accolgano vaste masse di africani (prima di tutto), magari scampati alla morte in mare. Reclamano che li si trattino e sistemino bene allorquando sanno, i tardogoscisti, che niente più che oggi, niente più del minimo assoluto, si potrà fare per i migranti. Dovunque essi arrivino, Eldorado scandinavo compreso. Quanto allo Stivale, soldi e disoccupazione a parte, manca lo spazio fisico: siamo 60 milioni di tubi digerenti e la Terra dei Fuochi non è solo in Campania.

Coloro che caldeggiano più arrivi non sono in grado di dire che farebbero  di concreto, se gestissero questo ed altri paesi, per sistemare degnamente gli autoinvitati. Sanno che nessuno, cominciando da loro, vorrà condividere alcunché con ‘quelli di Lampedusa’. L’integrazione vera è una chimera, nelle banlieus francesi come dalle parti di Stoccolma, come negli USA, che pure  hanno un presidente semi-afro.

Le anime belle sanno che oggi nessuno, nemmeno i ferrei bolscevichi della Rivoluzione d’Ottobre, sarebbe capace dell’unica azione che aiuterebbe i miserabili: espropriare i ricchi, sovratassare gli agiati, impoverire le masse per amore di quelli dei gommoni. Roma ha i palazzi, i parchi  e gli arredi più affascinanti del mondo, cominciando dal Quirinale, ma non un soprammobile o non un arazzo sarà messo all’asta per dare una branda ai bambini dell’Ispra, del Collatino, eccetera. Non un ciambellano, non un corazziere, non un lacché di Napolitano sarà licenziato per recuperare risorse.

I giornalisti democratici e i bamba buonisti che li prendono sul serio dovrebbero avere l’onestà di riconoscersi una genìa di bugiardi. Nulla sarà fatto più che oggi: il resto è futile atteggiarsi. Se anche gli italiani, gli europei, i nordamericani, gli arabi del petrolio, i cinesi avessero le risorse e lo spazio, direbbero no. Non per cattiveria né per razzismo, ma per le circostanze oggettive che in eterno non permettono più di un tot di generosità. ‘Accoglienza’ significava qualcosa quando eravamo in meno. Oggi (sette miliardi in crescita inesorabile) è una parola vuota.

Da noi qualcosa potrebbero fare i progressisti: mettere alla gogna, invece che leccarli, i decisori politici, la gentaglia delle Istituzioni, perché risultino ciò che sono:  la nostra sventura; i peggiori nemici della povera gente; egoisti e anticristi come i papi del Rinascimento. Ottengano, gli opinionisti democratici, che si venda qualche trumeau ufficiale, qualche centinaia di livree da lacché, per finanziare, quanto meno, la lotta a scarafaggi e ratti  dei tanti “avamposti di Lampedusa” dello Stivale.

Resterà comunque il brutale caso di coscienza delle ondate a venire. Istituire nuove tasse sulla generalità dei contribuenti (sono ormai proletarizzati anche i ceti piccoloborghesi) è impossibile. Tassare i grossi patrimoni, si può. In modi da economia di guerra, occorrerà d’ora in poi finanziare programmi doverosi e molto costosi:

– campagne di vario genere per distogliere i troppi dal venire: li attendono la mendicità e gli escrementi dell’Ispra;

– incentivi economici per i rimpatri volontari (anticipi subito, saldi a rimpatrii avvenuti; certezza del respingimento o del campo di lavoro forzato per i recidivi);

– interventi diretti per distogliere con aiuti in patria le famiglie tentate di emigrare;

– rimpatrii forzosi dei trasgressori delle leggi;

– incentivi e indennizzi per i paesi mediterranei da cui partono i migranti;

–  investimenti per nuovi e migliori campi di raccolta nazionali; campi da dislocare in aree poco insediate. Agli ospiti si potranno assicurare solo vitto, alloggio, assistenza sanitaria e qualche provvidenza e scuola per i bambini.

Gli immigrati recidivi, i clandestini, i  pregiudicati gravi devono espiare -come espiamo noi-  per i loro reati, ma le carceri scoppiano. Occorrerà, oltre a inventare alternative alla detenzione, allestire a luoghi di custodia vecchie navi o strutture galleggianti da costruire. La Gran Bretagna lo faceva.

Altra ipotesi da considerare è l’invio di reparti armati per la distribuzione diretta di soccorsi  ai più poveri delle nostre antiche colonie: a condizione dunque che gli aiuti non vengano consegnati alle autorità locali.

Non potremo sottrarci all’obbligo di ulteriori programmi umanitari, persino chiamando a sacrifici le grandi masse. Però dovremo condizionarli all’interruzione delle partenze di clandestini e all’incremento del birth control.

Qui, come su altri fronti, potremmo evitare gli atteggiamenti duri. Ma saremmo ipocriti, come i giornalisti democratici.

A.M.C.