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“SORTITION”, CIOE’ RANDOMCRAZIA NELL’ELABORAZIONE DEI KLEROTERIANS

gennaio 2014 by:

L’articolo “La ricerca per cambiare democrazia la dà vinta al sorteggio digitale” (‘Internauta’, gennaio) sottolineava l’ormai conseguita vastità della bibliografia internazionale su quella via maestra alla democrazia semidiretta che è la selezione per sorteggio di campioni sovrani della popolazione (randomcrazia). E si segnalava perciò che sul sorteggio (sortition, lottery) si concentra da qualche anno la ricerca dei professori Peter Stone (Trinity College, Dublino), Oliver Dowlen (Queen Mary University, London) e Gil Delannoi (Sciences Po, Parigi).

A coronamento di alcuni seminari e di altre attività di ricerca, i tre accademici hanno organizzato a Dublino (ottobre 2012) il workshop “Lottery as a Democratic Institution“, che ha visto gli interventi e i contributi di una trentina di accademici e di studiosi indipendenti. Molti tra essi si sono collegati in un gruppo di lavoro che si è dato il nome “The Kleroterians” (dal greco indicante l’estrazione a sorte).

Il rapporto conclusivo -68 pagine- steso da Stone, Dowlen e Delannoi rappresenta una summa: la più sistematica e aggiornata esplorazione/sistemazione concettuale di quella arteria (la randomcrazia) che porta al superamento del sistema rappresentativo-parlamentare. Oggi tale sistema figura aver trionfato sul pianeta: in realtà  in tre quarti degli Stati è una burla o un’oscenità; nel rimanente quarto è una gestione oligarchica del potere.

“The careful use of random selection -assumono i tre relatori- might contribute to the revitalization of democracy in the XXI century…a way to restore life to dysfunctional democracies in the wake of corrent crises”.  Il riferimento se non obbligato, naturale, è la giuria, metodo iper-sperimentato per selezionare random alcuni cittadini perché decidano su questioni vitali a nome del  corpo politico intero, cioè della Polis. Per inciso, anche un recente saggio su “The Yale Law Journal” ha segnalato che la selezione per sorteggio è “an alternative combining features of four traditional egalitarian systems: voting, lottery, quota and rotation”

Il Rapporto Stone-Dowlen-Delannoi addita “at least eight potential contributions to the political process: descriptive representation; prevention of corruption and/or domination; mitigation of elite-level conflict; control of political outliers; distributive justice; participation; rotation; psychological benefits”. Sono categorie politologiche che nel lettore non producono entusiasmo. Tuttavia la seconda (prevention of corruption and/or domination), presentata dagli autori come la più significativa,  si presenta da sé: è molto più arduo corrompere sorteggiati scelti a caso e limitati a turni di servizio assai brevi, che politici professionali a vita: in Italia più che altrove mentitori e ladri.

“Random selections prevailed up until the 18th century. Indeed Aristotle  famously proposed that elections were inherently aristocratic, while selection by lot was the democratic way of filling public offices”. Negli scorsi anni, rileva il Rapporto, l’interesse degli studiosi per l’ipotesi randomcratica è andato aumentando, come ha dimostrato p.es. uno studio di Vergne (2010). A prima vista la selezione per sorteggio può apparire assurda; “at a second thought is obvious. At a seminar of the university of Geneva it was commented that sortition was one of the sexiest ideas in political theory today”. Non solo today se, come il Rapporto sottolinea, ad Atene un membro della Bulé era sorteggiato quotidianamente per fare da arconte, cioè da capo nominale dello Stato per un giorno; e se nella repubblica di Venezia la nomina del Doge per sorteggio è rimasta in vigore cinquecento anni. Oggi, nota ancora il Rapporto, è probabile che siano le strutture federali decentrate quali Stati Uniti e  Germania le realtà che offrono le opportunità migliori per la sperimentazione della sortition a livello centrale piuttosto che periferico.

Inoltre: “John Burnheim in his book Is Democracy possible?  (2006)

defends sortition from a pool of volunteers as a way of ensuring that those who care the most(…) are the ones who make decisions”. L’accademico americano Fishkin, il quale ricevette molta attenzione, sia verso il 1992 (epoca della clamorosa proposta di democrazia diretta di Ross Perot, candidato alla Casa Bianca (v. succitato articolo di ‘Internauta’), sia con un lavoro del 2009, ha ingegnerizzato un vero e proprio progetto. Tra l’altro valorizza un aspetto particolare: le figure pubbliche scelte dal sorteggio possono venire agevolmente addestrate e documentate per lo svolgimento delle loro funzioni.

La democrazia rappresentativa è un ossimoro: questa la tesi avanzata in varie sedi da Etienne Chouard. Molti Kleroterians hanno insistito in varie sedi sul potenziale del sorteggio di spezzare il millenario legame tra classe di governo e  potere economico.

“Lottery as a Democratic Institution” contiene molti riferimenti a posizioni di pensiero estranee alle proprie linee di ricerca. Cita per esempio “the magnitude of the perceived need for sortive measures” evidenziata  da studiosi quali Mueller et al. (1972), Sutherland (2004), Callenbach & Phillips (2008).  Addita punti di vista divergenti: ci sono politologi che considerano ottimale, al vertice delle istituzioni deliberative, la convivenza tra una Camera eletta e un’altra sorteggiata. Barnett e Carty  (2008) ipotizzano che in futuro siano i Lords a spartire con un’assemblea randomcratica la funzione legislativa (analoga proposta ha fatto recentemente il costituzionalista italiano Michele Ainis, non sappiamo se solo sul “Corriere della Sera” o anche, come è verosimile, in sede scientifica). Nel 2008 Callenbach e Phillips sostennero essere la statunitense House of Representatives l’assemblea  idonea ad essere in futuro composta di sorteggiati. Altri (Goodwin, 2005), riflette che sono le assemblee costituenti che sarà opportuno siano reclutate  random.

Il Rapporto sottolinea che “the main line of critical thought, from  Michels in 1915 (dimostrò l’inevitabile involuzione oligarchica del sistema dei partiti) to Schumpeter (2010) is that liberal democracy encourages government, not by the people, but by competing elites”. Instead “sortition brings participation, is corruption-proof, is anti-factional and anti-partisan”.

Il prof. Peter Stone, oltre a partecipare dal Trinity College di Dublino alla stesura del Rapporto sul sorteggio, ha riferito sul progetto irlandese “We the Citizens”, illustrato da Farrell e Sutter. Più ancora, ha annunciato il progetto del governo dell’Irlanda di convocare un’iniziativa ufficiale: una ‘Convention’ di 66 membri sorteggiati e 33 membri elettivi del Parlamento che delibererebbe su una serie di questioni politiche: l’abbassamento a 17 anni dell’età per votare, l’accorciamento da 7 a 5 anni del mandato del presidente della Repubblica, ed altre.

E’ stata anche menzionata l’attività in Belgio del G1000 Forum, iniziativa che sembra particolarmente valorizzare le possibilità politiche dei media elettronici. In questa sede non disponiamo di altre informazioni sul G1000; in particolare non sappiamo se affronta o no le possibilità, ormai mature e vaste, di realizzare per via telematica la partecipazione politica di segmenti più o meno larghi di popolazione. Non sarebbe incompatibile col funzionamento di assemblee o organismi  sia elettivi, sia espressi dal sorteggio.

Abbiamo riferito in modo più episodico che sistematico sul lavoro dei Kleroterians, sul Workshop di Dublino sulla sortition e sul rapporto “The Lottery as a Democratic Institution” prodotto da Stone, Dowlen e Delannoi. Il blog del coordinatore irlandese è:    p.stone@tcd.ie.  Segnaliamo anche il sito   http:// equalitybylot. wordpress.com/

L’impegno dei Kleroterians è stato finora scientifico: la necessaria e propedeutica definizione dottrinale. Essi non hanno ancora tentato di individuare le condizioni nelle quali la sortition potrà essere promossa come concreto obiettivo politico. I Paesi in cui agiscono i tre autori del Rapporto sono contraddistinti da assetti forti e saldi. E’ probabile  che le condizioni decisive per il deperimento della democrazia rappresentativa saranno offerte dalle evoluzioni economico-sociali, nonché dalle crisi di uno o più paesi a vocazione innovativa più spiccata, o ad assetto politico meno stabile.

In un senso come nell’altro potrà risultare in prima fila il paese, l’Italia, che è retto dal peggiore tra i sistemi politici dell’Occidente; e che ha fama d’essere inventivo, ma finora ha contribuito meno all’elaborazione di un pensiero sulla democrazia semidiretta, ossia vera.

A.M.Calderazzi